Un po’ di mesi fa, in atmosfera pre-natalizia, una mattina bevvi due caffè nel giro di un’ora.

Forse per effetto della caffeina, quella mattina sperimentai qualcosa che si avvicina alla costruzione della felicità. Più che spingermi sulla felicità, potrei parlare di serenità anche se non sono brava a distinguere bene i due concetti.

Quella mattina il cielo era abbagliato da un sole luccicante. Si avvicinavano le ferie natalizie e mi sentivo energica, forse anche galvanizzata dalla soddisfazione di trovarmi in un periodo in cui stavo riuscendo a scrivere di più, a cercare spunti in ogni scorcio, nelle canzoni, nelle frasi ascoltate per caso.

In quella giornata scambiai anche qualche messaggio con alcune vecchie conoscenze. Non si trattava di semplici messaggi di auguri ma li definirei quasi come riallacci del tempo, considerazioni sulle cose belle a cui ricominciare ad attribuire il giusto valore. La chiacchierata con un caro amico, il tempo passato in famiglia, le passeggiate, la cura di sé sotto vari aspetti.
Di solito facciamo queste considerazioni in maniera frenetica, presi come siamo dal qui e ora del fare cose e portare a termine compiti urgenti il prima possibile. In un tempo che si assottiglia e che spesso risucchia le esigenze del sé.

In tutto questo, abitare il presente diventa la cosa più difficile da fare. Perché il futuro appare sempre migliore fintanto che è qualcosa ancora in costruzione, e allora ci crogioliamo nel pensiero del poi. Ma se non sappiamo decifrare il presente e apprezzarne i pregi, da dove partiamo per costruire altro? Se costruiamo partendo da castelli di sabbia in cui non crediamo fino in fondo, rischiamo di dar vita ad altre costruzioni instabili che crolleranno facilmente.

Quante volte guardiamo intorno a noi qualcosa che non va e pensiamo “non è compito mio cambiare le cose” o “non è compito mio rimettere a posto ciò che è stato rovinato”? Io lo faccio spesso.

L’obiettivo che voglio darmi adesso invece è quello di imparare ad abitare sempre di più il presente e accettarlo per quello che è senza esserne succube, pensando sempre che è anche compito mio esserne artefice.
Abitare i luoghi senza trasformarli in immondezzai, apprezzare il talento delle persone, riconoscerne il valore quando c’è, smussare le pecche, migliorare ma nell’ottica di far del bene a noi stessi e agli altri e non di guadagnare di più o stare meglio a scapito delle altre persone.

E tu sei in grado di farlo? Sei in grado di essere utile al tuo presente, alle persone, al sistema? Te lo chiedi mai?

Laura Ressa

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Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea