Giulia Ottonello, classe 1984, è una cantante e attrice teatrale di grande talento.

Ha interpretato ruoli da protagonista in musical tra i quali Cats, Frankenstein Junior e Cantando sotto la pioggia. Molti la ricorderanno anche come la vincitrice della seconda edizione di Amici.

Di Giulia Ottonello ho ricordi indelebili delle sue esibizioni. “People” ad esempio, tratta dal musical Funny Girl con Barbra Streisand, è uno di quei pezzi che Giulia sa interpretare fino a portarti nel suo mondo e a farti pensare che quella canzone stia parlando proprio a te, a tutte le persone che la ascoltano.

QUELLO QUI DI SEGUITO È UN ESTRATTO DELL’INTERVISTA LIVE DEL 11 GIUGNO 2021


ECCO LE MIE DOMANDE E GLI INCIPIT DELLE RISPOSTE DI giulia… PER FARVI VENIRE L’ACQUOLINA E ASCOLTARE L’INTERVISTA INTEGRALE CHE TROVERETE PIÙ SOTTO

1) Hai sempre voluto essere un’artista o da bambina pensavi avresti fatto un altro lavoro?

G.:
Sono stata fortunata perché da che ho memoria io ho sempre saputo che questa sarebbe stata la mia strada. Mi piaceva cantare, intrattenere i familiari con piccoli spettacoli fin da piccola. A parte in alcune fasi di passaggio dove dicevo “da grande farò il meccanico”, o altri mestieri rispettabili ma improbabili per me. In realtà ero poco credibile perché anche in quei momenti recitavo un ruolo.

Vedo intorno a me tante persone che spesso non sanno cosa fare, non sanno davvero cosa vogliono, si perdono, non sanno come gestire i propri sogni, non riescono a capire se hanno delle vocazioni.
E quindi invito tutti a pensarci perché ognuno di noi ha un’attitudine o un talento particolare. Bisogna scoprire quella cosa lì e coltivarla con rispetto. […]

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2) Perché proprio la musica come compagna di vita e lavoro?

G.:
La musica e il canto sono belle come compagne di vita piuttosto che come lavori.

Ci sono paesi in cui il lavoro nello spettacolo e nella cultura in generale non è sempre riconosciuto o rispettato. […] In Italia non è entrato ancora nella mentalità diffusa l’idea che si possa lavorare nel mondo dell’arte. I mestieri legati allo spettacolo o all’arte non vengono considerati lavori e ci sono persone con talento che non hanno la possibilità di fare questo mestiere perché non dà stabilità. […] La mia testardaggine ha vinto su tutto, ero spalleggiata dalla famiglia ma la mia volontà è stata la forza motrice sin dai primi anni e non ho mai avuto l’istinto di mollare.

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3) Cos’è l’etica nel mondo della musica?

G.:
Questa è una domanda da congresso internazionale ed è veramente ampia.

Intanto grazie di avermela fatta ma forse posso trattare alcune questioni di questo domandone ricollegandomi al fatto di essere più o meno riconosciuti nel mondo del lavoro.
L’etica nel mondo della musica è il fatto di essere riconosciuti con rispetto e agire riconoscendo tutto questo come un lavoro, avere il giusto rispetto nei confronti di chi lavora nell’arte in generale. E anche da parte di chi ci lavora avere la responsabilità di non buttare via il proprio lavoro e il proprio talento. […]
Ogni grande costruzione non ha bisogno solo di talento poi ma anche di una certa disciplina, o quantomeno di una routine da rispettare altrimenti ci si perde per strada. […]

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4) Del mercato discografico si parla spesso anche per le sue pecche e per le tante porte in faccia che sbatte. Secondo te quel mondo come funziona?

G.:
Parto dalla mia esperienza.

La mia è stata particolare perché mi sono ritrovata a 18 anni a partire in modo esplosivo, il che non è così comune anche se ad oggi vanno fortissimo gli artisti che escono dai talent.
Alla mia epoca, un po’ più vintage, parliamo del 2003, non era così facile. Quando partecipai alla trasmissione TV Amici, che si chiamava ancora Saranno Famosi, mi ritrovai immersa in quel mondo e non fu facile perché ero molto giovane. Quindi ritrovarmi in quei meccanismi mi ha triturato.
La mia esperienza nei primi anni non è stata facile con il mercato discografico. C’era un grande pregiudizio da parte delle etichette e dei produttori nei confronti di chi arrivava dai talent, cosa che negli anni è cambiata. La situazione ora si è ribaltata, il mio inizio discografico invece è stato difficile e sofferto.

Però sono molto eclettica e mi piace sperimentare, così ho portato avanti per tanti anni il teatro musicale e in questo momento sto cercando di tornare al mondo della musica ma mi rendo conto che oggi le cose funzionano in modo totalmente differente. C’è stato un cambio generazione per il quale è necessario per me nuovamente comprendere questo mondo, che io frequentavo nel 2003. […]

Adesso si emerge tramite talent, tramite social. Sto notando che una volta c’era voglia da parte del discografico di aiutare l’artista partendo da zero, oggi invece le etichette con l’arrivo dei social e dei talent, sembra che si aspettino un prodotto già fatto e finito. […]

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5) Cosa hai fatto durante la pandemia? Cosa ti è mancato di più o cosa hai capito in questo lungo periodo?

G.:
Abbiamo vissuto tutti un momento di grande paura. Il nostro quotidiano è cambiato completamente in quel periodo. Io sono una persona abbastanza solitaria e spesso passo del tempo da sola dunque non è stato difficile affrontare il lockdown. Ho fatto alcuni video su YouTube con dei musicisti, sono tornata sui social dopo una pausa per questioni personali.
La pandemia mi ha fatta uscire dai miei problemi personali e mi ha fatto ritornare sui social per avere contatti con il mondo. Questa esperienza ci fa capire che la natura procede, il mondo va avanti anche senza di noi. […]

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6) Ti senti felice o soddisfatta quando fai bene qualcosa? Cosa vuol dire per te lavorare al meglio e con dignità?

G.:
A me piace molto fare le cose bene. Il teatro, che è una grandissima scuola, mi ha insegnato a sviluppare questo perché ci sono ogni giorno due repliche dello spettacolo che stai mettendo in scena. Lo stesso spettacolo viene ripetuto otto volte a settimana e dev’essere ogni volta uguale: questo mi ha aiutato a capire che ogni persona lì seduta che ha pagato un biglietto merita di vedere quello spettacolo nel miglior modo possibile.
Chiaro che quando si è dal vivo è più difficile recitare, ma quando si fa teatro fatto con ottime squadre e grande disciplina vien fuori un lavoro fatto bene. Se uno spettacolo viene bene non è solo grazie agli artisti sul palco ma anche grazie a un team creativo, a un allestimento, a un cast tecnico dietro le quinte e che fa sì che tutto funzioni al meglio. E spesso il vero spettacolo è dietro le quinte perché lì dietro succede di tutto.
Questo ti fa capire che è importante avere dignità.

Vorrei dare un consiglio a chi comincia: ho notato che se uno fa le cose con poco coinvolgimento consuma molte più energie perché passa più tempo a lamentarsi internamente e alla fine del lavoro è stanchissimo.
Se invece ti concentri su quello che stai facendo e dai il meglio, quando finisci sei soddisfatto e meno stanco. Quindi certifico che mettercela tutta, stanca meno. […]

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7) Cosa hai compreso in questi anni di te stessa e del tuo lavoro?

G.:
La scuola del teatro è innegabile, è stato veramente importante per me fare un percorso teatrale. Però sono molto pignola e il teatro ha iper stimolato il mio perfezionismo sconfinato. […]
Di me stessa ho capito che quello che faccio arriva da una grande vocazione e forza interna, è una parte di me. Io sono anche quello che scelgo di fare e per questo mi sono data la libertà di tornare a fare altro. […]
Ho scoperto che non volevo fare solo teatro musicale ma che c’erano tante altre cose che volevo fare e che dipendono strettamente dal mio percorso personale. […]

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8) Cosa provi quando qualcuno ti dice che sei brava? Pensi sia importante più sentirselo dire o fare il massimo per esserlo davvero?

G.:
Penso che sentirsi dire “brava” vada bene fino a un certo punto. Più importante è sapere che hai fatto bene il tuo lavoro, l’essere brava detto tanto per lascia il tempo che trova. Preferisco avere la percezione io di aver fatto bene qualcosa.
Per tanti anni non sono stata capace di ricevere complimenti, per bassa autostima. […]
Mi sono sentita dire davvero un sacco di volte che sono brava bravissima anche da persone che poi però non mi hanno presa alle audizioni o nella loro etichetta discografica, quindi questo dire “brava” mi ha dato sensazioni contrastanti.
Ho sempre trovato inutili le sviolinate, preferisco le persone oneste. Cerco sempre di notare come una persona si comporta quando fa tanti complimenti, bisogna fare attenzione alle parole dette con falsità. […]
Se una persona mi fa troppi complimenti, parto facendogli le corna.

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9) La critica peggiore e il complimento migliore che hai ricevuto?

G.:
Complimenti belli ne ho ricevuti tanti e ciò che mi tocca di più è vedere le persone visibilmente emozionate. Quando le vedo ridere, piangere per l’emozione è la cosa migliore che mi possa capitare. […]

Di critiche ce ne sono state tante, quelle più brutte capitavano quando mi si faceva capire che non andavo bene e non ero abbastanza. Ci sono state audizioni che non sono andate bene perché secondo chi decideva non ero abbastanza bella o giovane per il ruolo. […]

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10) Il complimento che vorresti ricevere adesso qual è e come distingui un complimento vero da uno falso?

G.:
Quando ti allisciano troppo il pelo, ti deve partire il cornino come abbiamo detto prima. La sincerità si comprende e si impara a capirla. […]

Il più bel complimento per me è quello a cui segue un’occasione di lavoro.
Poi nella vita vorrei trovare qualcuno che mi facesse i complimenti per come cucino, anche se sono una cuoca semplice. Poi sono vegana, intollerante al glutine quindi faccio piatti gluten free e vegani. Sarebbe bello però magari trovare qualcuno che dica “ma che buonaaaa questa cosa che hai cucinato” ma noto che intorno a me c’è ancora poca approvazione per i miei piatti. […]

Vi lascio scoprire altre amenità di fine intervista tra le quali il moonwalk con i tacchi, e vi invito a vedere o ad ascoltare l’intervista completa.

VIDEO

PODCAST

Grazie Giulia per il tuo tempo!
Il tempo è un bene prezioso ed è per questo che ad ogni persona che intervisto ci tengo a ribadire il mio grazie.

Riascoltando le interviste, ho notato che rido tanto, pure troppo in certi momenti. Ma con Giulia è stato naturale farsi portare dalla sua verve. E il suo bello è che riesce a dirti cose profondissime facendo poi il verso alla sua stessa frase con una voce più impostata per suscitare la risata.

Giulia è un’artista nata, e vi assicuro che ce ne sono poche in giro. Soprattutto nel panorama italiano musicale attuale.

Confrontarmi con lei con domande che andassero un po’ più a fondo mi ha permesso di comprendere qualcosa in più di quel che si cela in un vero cuore d’artista.

A presto, Giulia.

Ci si rivede sui social o, lo spero, in giro in qualche città e a un tuo concerto.

Laura Ressa

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Copertina: la locandina realizzata per l’intervista a Giulia Ottonello

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea