Penso a quanto siano assurde certe situazioni lavorative in cui ti trovi a dover lottare per la tua dignità.

Per me non è mai stato facile digerire le parole dure delle persone, perché penso che spesso queste parole vengano utilizzate soprattutto con chi mostra di non avere difese o di non potersi difendere. Le parole su di me hanno sempre lasciato un segno indelebile.

Ci si chiede spesso come rendere il lavoro più efficiente, in ogni contesto, o quali siano le chiavi del successo, come trattare le persone affinché diventino più produttive. Ci si interroga su come arrivare sempre per primi, su come evolversi.
Si perde, credo, di vista il lato “sensibile” della faccenda. Se così possiamo chiamarlo.

Credo che le persone si sentano davvero motivate quando non vengono trattate come se dovessero accettare il fatto di essere considerate elementi di serie B. Del tipo: se oggi non rendi come vorrei, ti butto via o ne trovo un altro.

Siamo davvero tutti sostituibili?
L’efficienza non la si ottiene aumentando compiti o responsabilità, ma dicendo qualche volta in più “sei stato bravo” quando è così. E sappiamo bene che il “bravo” o “brava” non arriva quasi mai: ne avevo scritto in un precedente post.
L’efficienza la si ottiene giocando anche ad armi pari, con una flessibilità che non deve essere solo richiesta ma pure concessa.

Si tratta di una rivoluzione culturale, che oggi credo sia ben lontana dalla realtà che viviamo.

Ed è forse da questa mancanza che possiamo ripartire.
Perché è giusto aspettarsi il massimo, ma è anche giusto darlo. Donare il massimo nella comunicazione, nell’attenzione all’altro, nel rispetto delle sue necessità e dei suoi spazi. Nel rispetto della sua sensibilità e delle sue difficoltà.
Vale invece sempre lo stesso principio: nessuno indispensabile, tutti sostituibili.

Ma questa è la legge del mercato, non la nostra. La nostra regola e il nostro principio dev’essere un altro: mai svendersi, mai darsi per scontati, mai accettare ogni condizione pur di lavorare.

Mi rendo conto che per molti sia difficile, ma la cultura italiana purtroppo ci ha insegnato a prostrarci a fronte del nulla e stiamo continuando così.

Nelle lezioni del master in marketing che sto seguendo da circa un anno, è stato ripetuto spesso questo concetto: l’evoluzione è tanto teorizzata quanto poco praticata, perché le persone in fin dei conti sono disposte a tutto compresi orari di lavoro assurdi, ore extra non pagate, sovraccarico di attività da portare a termine dal singolo per carenza di personale.

Osvaldo Danzi, esperto di Umane Risorse e giornalista, ha scritto per Senza Filtro un interessante articolo che invito a leggere e di cui riporto qui sotto la didascalia pubblicata sul suo profilo Facebook:

In Italia ci sono 2 milioni di disoccupati e solo 1 ogni 30 percepisce il Reddito di Cittadinanza.

Se solo ogni imprenditore e ogni singolo Presidente delle varie “ConfQualcosa” che ogni anno (gli industriali d’inverno, i turistici d’estate) piagnucolano di non trovare personale a causa del Reddito di Cittadinanza, si fossero rivolti ai Centri per l’Impiego, a quest’ora non ci sarebbe più un solo percettore del sussidio. Perché per legge, dopo 3 rifiuti, non hai più diritto al reddito. Invece non solo non c’è ombra di richieste, ma non c’è nemmeno ombra di offerte di lavoro: su nessun portale generico o specializzato, su nessuno dei loro (chiamiamoli) siti internet. Al massimo un post su pagine Facebook seguite da poche decine di follower, fra la locandina dell’ultimo evento e la foto del piatto del giorno. Perché una richiesta ufficiale prevede di dichiarare contratto, retribuzione, ferie, malattie, assicurazione e quant’altro. E non conviene. Ne ho parlato per Senza Filtro con Gabriele Bianchi, due volte premiato come miglior cameriere d’Italia Under 30 e con Mirco Botteghi, giovane sindacalista riminese molto aggiornato e preparato nel suo settore. E la storia è un po’ diversa.

(Osvaldo Danzi)

Cosa ci serve ancora per capire che in molte situazioni siamo o stiamo diventando pedine di un gioco di cui non stabiliamo noi le regole?
Lo capiremo, un giorno lo capiremo tutti e tutti insieme ricostruiremo da zero. Voglio convincermi di questo e voglio partire nel concreto da questo. Ogni giorno, con coraggio e assertività.

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Laura Ressa

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Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea