Paola Barbato

Paola Barbato è fumettista e scrittrice. Tra le sue opere: Bilico, Mani nude, Il Filo rosso, Non ti faccio niente, Io so chi sei, Zoo, Il Ritornante, Il diario del giorno dopo. Il futuro non fa paura se lo conosci, Vengo a prenderti, Di chi ha paura il Lupo Cattivo?, L’ultimo Ospite.
Autrice poliedrica che spazia dal fumetto, al thriller, a libri per i più piccoli che poi sanno dare grandi spunti di riflessione anche agli adulti.

Come fumettista l’esordio su Dylan Dog avvenne con una sua storia pubblicata sull’albetto allegato allo Speciale Dylan Dog n. 12, la sua collaborazione alla serie regolare ebbe inizio nel 1999 (albo n. 157, “Il sonno della ragione”).
Nel tempo Paola Barbato è divenuta autrice fondamentale per lo sviluppo dell’universo dylaniano.

Paola ama gli animali, è molto attiva sui social, racconta spesso le sue sensazioni e vicende personali senza travalicare mai un certo limite. Soprattutto è una persona che sa il fatto suo, determinata ma disposta anche a donare una parte di sé quando qualcuno cordialmente glielo chiede.
Così è avvenuto a me quando le ho chiesto questa intervista. E ho avuto l’onore di poterle fare le 16 domande che leggerete qui sotto e di ricevere 16 risposte scritte direttamente da lei.
Buona lettura e buona avventura tra le sue parole!


1) Te lo avranno chiesto miliardi di volte, ma cos’è davvero la scrittura per te?

È il mio linguaggio primario, mi esprimo meglio scrivendo che in qualsiasi altra forma. È diventato il mio mestiere per caso, ma se avessi fatto un’altra professione avrei comunque scritto, perché è la cosa che mi viene più naturale.

Paola Barbato

2) In quale personaggio dei tuoi libri ti riconosci di più e perché?

In Letizia Migliavacca, protagonista de “L’ultimo ospite” e co-protagonista di “Scripta Manent”. È la versione di me che sarei diventata se la mia vita, ai vari snodi, avesse preso direzioni diverse. Di base abbiamo due menti che ragionano in maniera identica.


3) In quale personaggio di Dylan Dog ti riconosci di più e perché? Forse proprio in Dylan?

Assolutamente no, io e Dylan siamo molto diversi. Amo infinitamente l’ispettore Bloch, ma non posso dire di identificarmi in lui. Forse Bree Daniels è la figura che sento avvicinarsi maggiormente a me.

Paola in una foto scattata da sua figlia Virginia

4) Al TEDxNapoli del 2019 hai parlato di fragilità come di una corazza. Tu come vivi la tua fragilità? Ci giochi, la rifuggi o la affronti a muso duro?

Arrivata a 50 anni ho imparato a capire quando esporla e quando proteggerla, quando farne scudo e quando abbandonarla al suo destino. È solo una parte di me, ho tutte le altre di cui occuparmi.


5) Nello stesso video hai parlato di una scena di Dylan Dog in cui Dylan indossa sempre gli stessi vestiti, li mette in lavatrice e resta nudo a terra aspettando che siano puliti per rimetterli.
Questa scena mi ha trasmesso il senso di qualcuno che si è perduto e che non trova la propria direzione. Tu hai raccontato di esserti persa qualche volta e di aver affrontato periodi bui. Dove e come hai trovato le forze per uscirne e rialzarti?

Non mi sono mai persa, ma ho certamente avuto periodi bui, e mi aspetto di affrontarne ancora, perché la vita è fatta proprio di queste cose. La forza non è un bene innato, non ne abbiamo scorta, va costruita con enorme fatica e impiegata con parsimonia. La fonte da cui si attinge la materia prima può cambiare di volta in volta, io credo di andare a scavare sempre dentro me stessa, sono un sistema autonomo.

6) Hai raccontato che hai cominciato a proporti come scrittrice presso alcune case editrici dopo che la madre di un tuo amico ti aveva fatto una “strigliata” dicendoti che dovevi assolutamente scrivere e mettere a frutto il tuo talento. Ad oggi, guardando alla strada che hai fatto, cosa pensi sia il talento?

Volontà. In gran parte. Resistenza. Convinzione. Poi certamente c’è anche qualcosa di innato, che o ce l’hai o non ce l’hai, ovvero la capacità di narrare. Ma gli elementi devono lavorare tutti insieme, altrimenti è uno sparo nel buio.


7) La curiosità banale di molte interviste cade spesso sulla domanda “com’è essere donna in un mondo di uomini”. Cosa provi in una società in cui si parla, anche in riferimento agli autori, troppo spesso (per i miei gusti) del genere della persona in questione e sempre un po’ meno della sostanza?

Ci si abitua, non è una cosa circoscritta al lavoro, tutta la nostra società è ancora sbilanciata e radicata su elementi che dovrebbero essere morti e sepolti. Si porta pazienza, si tira dritto, il valore delle cose ha un suo peso che prescinde dal resto e che rimane anche oltre noi.

8) Cos’è per te l’etica del lavoro?

Fare il proprio lavoro come si deve al massimo delle proprie capacità, con il rispetto per me stessa e per il pubblico. Se è possibile è meglio non dare nessuno di questi elementi per scontato.


9) Qual è il momento preciso in cui senti che un lavoro è terminato al di là dei passaggi tecnici necessari? Intendo proprio quel momento in cui dici “ecco, ora è finita la storia e può essere anche di tutti quelli che la leggeranno”.

Le mie storie nascono sempre dalla fine. Quando arrivo a raccontare il resto della storia alla fine so che mi posso fermare. E’ un processo molto più naturale di quanto non si creda.

10) Hai raccontato spesso che scrivere di crimini, omicidi, paura ti aiuta a prendere un cucchiaino di paura al giorno per non esserne sopraffatta. La paura si combatte un giorno alla volta, appunto, e a piccole dosi. Oggi diresti che quella paura di sottofondo c’è sempre (le tante paure che hai detto di avere) oppure senti che si è un po’ acquietata?

No, la paura non si quieta mai, è l’essere umano ad adattarsi. Io ho le stesse paure dei miei 17 anni più quelle dei rimanenti 33, ma mi ci sono abituata. A tutto ci si abitua, con tutto si impara a convivere.


11) Anche io ho convissuto spesso con la paura e con la paura di avere paura, quindi in te mi riconosco spesso. Cosa rispondi a chi etichetta alcune paure come “stupide” o “infondate”? Penso ad esempio alla paura degli aerei ma non solo.

Non esiste una dignità delle emozioni, chi bolla come “futili” le cose è semplicemente perché non le prova. E’ una loro carenza, mi dispiace manchino di una parte di emotività, ma non sta a me occuparmene.


12) In un’intervista video hai detto che quando tua figlia Virginia ti ha chiesto quale fosse l’animale di cui avere più paura, le hai risposto “l’uomo”. Sono d’accordo con te e infatti sono diventata nel tempo più diffidente ma allo stesso tempo più cosciente di quanto sia bello trovare poi le eccezioni. Credo che nella tua vita ci siano tante bellissime “eccezioni” umane. Come le riconosci e cosa ti regalano?

Sono poche le persone a cui andrei a mangiare in mano e resto abbastanza ferma nella mia posizione. Non è proprio nella nostra natura accogliere l’altro, lo dimostriamo ogni giorno. Ma per quelle pochissime eccezioni diciamo che con loro provo il sollievo di poter abbassare la guardia. Un po’.


13) Cos’è per te un lavoro ben fatto?

Un lavoro in cui non ha trattenuto nulla di quello che potevi metterci. Poi magari fa schifo, ma se c’è dentro tutto quello che avevi da dare allora è ben fatto.


14) Se dovessi coniare un tuo personale mantra, quale sarebbe?

Abbiamo sempre una scelta.


15) Diversamente dall’ideale vecchia maniera dello scrittore chiuso nella sua stanza che scrive solo i suoi libri e al massimo li presenta in tour, tu usi molto anche i social. E li usi in un modo che mi piace tantissimo, peraltro. Ti metti in reale connessione con le persone, stai scrivendo un libro collettivo, parli dei tuoi momenti bui e dai anche consigli su come asciugare i capelli ricci.
Io trovo tutto questo straordinario, come è straordinario il tuo “quando vuoi” nel momento in cui ti ho chiesto su Facebook di poterti intervistare. Da queste piccole grandi cose per me si misura la bellezza di una mente: la tua per me è in grado di creare grandi racconti e al tempo stesso di essere anche divertente e il più possibile “umana” nel contesto social.

Cosa hai imparato in questi anni dalla condivisione del tuo mondo con gli altri? Qual è la lezione più bella che i social ci possono dare per usarli come mezzi di unione più che di divisione?

Non distinguo i social dal resto delle relazioni, è solo una formula che prima poteva essere il rapporto a distanza, epistolare o telefonico. Sempre di rapporti tra persone si tratta, e la formula con cui ogni singolo sceglie di relazionarsi con gli altri ci racconta di lui più di mille confidenze. Sui social puoi capire molto della gente semplicemente da come ti approccia. Per certi versi è più semplice che farlo di persona, dove può entrare in gioco più emotività. Il social ti dà il tempo di pensare e di decidere, se non lo fai o se lo fai e come lo fai ci dice di te tantissimo.

16) Concludo con una domanda sugli animali: creature che amo molto anche io.
Sui social parli spesso dei tuoi cani e traspare il tuo grande amore per loro. Qual è l’insegnamento più grande che le altre specie viventi, e gli animali in particolare, hanno da darci sul modo di relazionarsi con il prossimo e su questo periodo particolare che stiamo vivendo di cambiamenti climatici e incertezza sul futuro?

I cani, come tutti gli animali, badano alla sostanza delle cose e non alla forma. Noi ci perdiamo molto spesso sul “come” invece che sul “cosa”. Aver perso l’istinto è stata una sciagura per la nostra specie. Dovremmo semplificare moltissimo il nostro approccio alle cose, così come fanno loro.


Per questa intervista ho ringraziato Paola Barbato così tanto, e con così tanti cuoricini, che mi avrà presa per pazza.

Come ti rapporti sui social dice di te tantissimo. Cara Paola, hai ragione e mi hai fatto un dono enorme accettando questa intervista perché sento che in fondo tu abbia capito che persona sono anche dagli impercettibili scambi che abbiamo avuto e da qualche commento alle tue parole su Facebook. Ti prego, non decidere mai per nessuna ragione di lasciare i social: mi ricordi ogni giorno che esiste un modo bello e corretto di vivere gli ambienti digitali!

Ti ringrazio poi perché in una vita affollata e stracolma di cose da fare come la tua, hai trovato uno spazio da dedicare a me. Non lo dimenticherò e vale tantissimo!
Ti ringrazio anche perché mi hai donato il tuo pensiero scrivendolo, e del resto potevo aspettarmelo dato che la scrittura è la tua vita.

Infine ti ringrazio per mille altre cose. Una fra queste è la “rubrica” (se così possiamo chiamarla) che tieni ogni giorno sul tuo profilo Facebook. Consiste nello scrivere tre cose belle accadute durante la giornata: lo fai tutti i giorni e nei commenti le persone che ti seguono fanno questo esercizio di gratitudine insieme a te.

Lo chiamo esercizio di gratitudine perché in un mondo che non ci risparmia brutture e storture, scegliere di guardare le cose buone che ci accadono è terapeutico e ci aiuta a non vedere tutto nero. Ci aiuta a non avvicinarci al baratro.

Grazie Paola, per il tuo tempo, per le tue parole, perché non so come fai a fare miliardi di cose insieme.

Ti abbraccio anche da qui! Le parole che mi hai regalato valgono tantissimo. E anche se so che non sei una donna da cuoricini agli estranei, spero, e in fondo so, che un po’ tu abbia compreso qualcosa di me.

Laura Ressa

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Copertina: foto che ritrae Paola Barbato, scattata da sua figlia Virginia.
Le foto presenti nel testo sono state gentilmente concesse da Paola Barbato e sono pubbliche sul suo profilo Facebook

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea