La mia testa dev’essere svitabile, altrimenti non si spiega lo strano movimento del mio collo di cui sto per raccontarvi. No, non sono un gufo.

Vi faccio una domanda: a voi la testa si volta normalmente e solo quando serve?

Non strabuzzate gli occhi, ché già vi vedo.
Chiedo lumi circa i movimenti delle vostre teste e del vostro collo perché a me capita una cosa strana, un gesto automatico che sento dovuto ma sul quale ormai non ho più controllo cosciente.

ti voglio salutare un’ultima volta

Quando esco dalla porta di casa di qualcuno, o devo congedarmi ovunque mi trovi, saluto svariate volte. E dopo molti saluti, quando sembra finalmente giunto l’ultimo, io un’ultimissima volta (l’ennesima) saluto ancora voltando la testa e guardando la persona ferma sulla porta. Faccio questo di solito mentre scendo le scale o entro in un ascensore, quindi diventa anche pericoloso voltare la testa proprio in quei momenti.

E l’aggravante è che, così facendo, il saluto si protrae troppo perché sembra che non mi basti voltarmi e andare via. Sembra che il colloquio che intercorre fra gli occhi possa durare oltre il tempo limite concesso dalle convenzioni sociali.

Sarà dovuto al ricordo di mia nonna quando mi chiedeva di salutarla prima di svoltare l’angolo, ma sento la necessità di voltarmi di nuovo a guardare la persona che sto salutando prima di uscire dal suo campo visivo, come se non volessi dare a nessuno le spalle.
Come se debba essere sempre la porta a chiudersi davanti a me e non io ad allontanarmi da chi mi guarda andar via.

Il fatto assurdo è che per guardare indietro, in sostanza, non guardo dove sto mettendo i miei piedi e quindi, in casi estremi, potrei cadere.

Accantonando le conseguenze possibili, ricordo che non ho mai visto in questo gesto una metafora della vita: come dicevo mi viene in automatico.
Per la prima volta però, qualche giorno fa, mi sono soffermata a pensare a quel gesto. A quell’ultimo saluto che mi ostino a dare alle persone.

Capita anche a voi? Se sì, perché lo fate? Perché sentite l’impellente esigenza di guardare indietro, di salutare fin quando l’occhio lo rende possibile? Perché vi volete girare per forza a guardare finché siete a portata d’occhi dell’altro? Perché non volete che le persone vi guardino uscire di scena di spalle? Perché questo accade anche a me?

a teatro si fa così

Credo che si usi ancora fare così anche a teatro: secondo la vecchia scuola, se ben ricordo, gli attori in scena non danno mai le spalle al pubblico. A fine spettacolo si saluta, si ricevono gli applausi, e poi si arretra con i piedi mantenendo lo sguardo al pubblico, per poi svanire dietro le quinte o celati dal sipario che si chiude.

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e se fosse davvero l’ultima?

E se davvero stessimo salutando per l’ultima volta qualcuno?
Mi viene da pensare che questo gesto atavico sia in qualche modo fatalista. Stando al dizionario Treccani, il saluto è usato per “manifestare rispetto, affetto, simpatia, devozione, sottomissione (ma spesso è un semplice atto di cortesia formale)”.
Non è tanto la sottomissione o la simpatia o la devozione a decidere dei movimenti della mia testa.
Quante volte abbiamo salutato i nostri cari pensando che potesse essere l’ultima volta che li vedevamo? Magari perché erano in procinto di operarsi, di affrontare una malattia, di partire per un viaggio pericoloso. A volte accade per puro senso fatalista di pensare che gli sguardi che ci scambiamo possano essere gli ultimi perché in effetti a volte può essere così.

Circa due mesi fa ha lasciato questa terra la mia catechista, una donna che mi ha osservato, nei nostri incontri fortuiti per strada, quasi in ogni fase della mia vita. Da quando bambina facevo le scuole elementari e sognavo di scrivere a quando ci siamo viste l’ultima volta e abbracciate come sempre, come se il tempo non esistesse.
Per strada è avvenuto anche il nostro ultimo incontro. Un abbraccio, qualche parola e poi un ultimo sguardo che stentava a dileguarsi nel traffico della città.

quante volte voltarsi

Quante volte dobbiamo voltarci per esser certi di aver colto tutto di uno sguardo?
Quante volte dobbiamo salutare prima di essere sicuri di aver salutato bene, di modo che anche se il destino non ci volesse far più incontrare saremmo comunque sereni circa il fatto di esserci salutati fino all’ultimo frame del nostro incontro?

E chi sa rispondere a tutte queste domande. Se anche ci provassimo, questo non cambierebbe le cose. Gli ultimi saluti resterebbero tali e non sapremmo comunque prevedere quale sia l’ultimo.

Non riesco a smettere di pensare però che ci sia una ragione dietro al voltarsi per guardare un’ultima volta. L’ho fatto di recente con una persona cara, pensando a quello che avrebbe affrontato il giorno successivo al nostro incontro. L’ho guardata mentre era di spalle stavolta, e mi sono chiesta davvero se l’avrei più rivista o se quell’evento l’avrebbe portata via.

il senso dell’imprevedibile con cui fare i conti

L’imprevedibile ci manda in pappa il cervello. E a volte ci fa compiere anche gesti della testa e del collo.

E che posso dire a mia discolpa? Ho la testa snodabile, ma alla fine penso che chiunque voglia sentirsi guardato un’ultima volta prima che qualcuno vada via. Sembra un gesto di ringraziamento, una promessa quasi. Un “ci rivedremo” sussurrato con gli occhi.

E mentre vi saluto con una guida ai saluti nel mondo, vi lascio un ultimo saluto con un interessante studio sull’imprevedibile come risorsa.

Perché è proprio nell’imprevedibile che dobbiamo riuscire ad aggrapparci ad ogni sguardo, ad ogni saluto con la mano, ad ogni abbraccio, ad ogni gesto che oggi ci sembra normale ma domani potrebbe non essere scontato.

Laura Ressa

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Copertina: Photo by Ekrulila on Unsplash

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea