bimbo che guarda il primo gradino di una scalinata

“[…] Concentrati su quello che devi fare, perché nel lavoro tutto è facile e niente è facile, è questione di applicazione, dove tieni la mano devi tenere la testa, dove tieni la testa devi tenere il cuore, altrimenti non diventerai mai un bravo artigiano. Adesso però vieni qua, aiutami a spostare questo comodino che da solo non ce la faccio […]”

Parto dalla citazione del maestro ebanista Antonio Zambrano contenuta nel libro “Testa, mani e cuore” di Vincenzo Moretti (Editore Ediesse).
Riparto da questo spunto proprio perché qualcuno, dopo aver letto questo mio testo, mi ha fatto sentire piccola e insignificante e non voglio che questa sensazione mi tolga le energie e mi avveleni i pensieri. Mi ricongiungo a questo fischio d’inizio perché è come un treno che corre e mi riallaccia nel cuore tutte le più belle emozioni, sensazioni, esperienze, competenze che ho imparato lavorando. Certamente da qui potrò partire ogni volta e ricominciare daccapo se mi sentirò ad un tratto perduta.

Negli ultimi anni, grazie alla lettura di quel che scrive e racconta il sociologo e narratore Vincenzo Moretti, e grazie anche alla sua amicizia sincera, ho riscoperto il lato bello del lavoro, lato che spesso perdevo di vista ogni volta che mi accadeva qualcosa di negativo.

Il lavoro dà e qualche volta toglie, ma credo che in una società che ambisce a crescere e ad evolversi possiamo diventare bravi a notare e ad amplificare gli effetti positivi che il lavoro ha su di noi, dando sempre più voce alla nostra dignità e alla nostra etica. Raccontando cosa vuol dire per noi lavorare bene, nel rispetto di noi stessi e degli altri, anche quando intorno a noi ci sembra che il mondo giri nella direzione opposta.

Il mio manifesto riprende da qui, dalle mie intenzioni che spero trovino riscontro anche nel vivere quotidiano di chi vorrà leggere le mie parole. L’intenzione per me è in ciò che faccio: cercare di dare linfa a una passione che mi lega agli altri e diffondere l’idea secondo cui il bello del lavoro va colto sempre.

Voglio continuare a raccontarvi perché è bello e giusto fare al meglio ciò che siamo chiamati a fare: che sia scrivere o pulire una strada, che sia aggiustare un paio di scarpe o servire il caffè, che sia sviluppare un software o guidare un team di persone. Se svolgiamo tutti al meglio delle nostre possibilità il compito che ci viene affidato, vivremo in una società migliore. Questo è ciò che dice spesso lo stesso Vincenzo Moretti, la cui idea di mondo migliore parte proprio dall’immediato, da quello che possiamo fare oggi stesso, senza aspettare troppo.

Quando in quello che facciamo mettiamo testa, mani e cuore (come diceva il maestro Zambrano) stiamo mettendo su uno per volta i mattoni per costruire un modo di vivere che rispecchi il nostro lato migliore, il nostro essere nel mondo per dare un senso a quel che ci accade ogni giorno.

Riparto quindi da qui per riprendere in mano me stessa di fronte a chi dice che scrivere vuol dire fare qualcosa di diverso da questo testo, riprendo il filo dalle parole di un esperto nell’arte del legno e della vita: “dove tieni la mano devi tenere la testa, dove tieni la testa devi tenere il cuore“.
Parole dure come la pietra, dolci come una carezza, nostalgiche come la voce che riecheggia delle persone che non ci sono più ma il cui insegnamento continua a travalicare ogni confine materiale e immateriale.

Voglio regalarvi uno spunto da cui ripartire ogni volta che il lavoro vi colpisce, vi ferisce o annega le vostre ambizioni e i vostri obiettivi. Ogni volta che qualcuno vi fa sentire poco efficace, poco in linea con le richieste, fuori focus, fuori forma mentis, fuori dal coro.
Esiste un modo, semplice, per attraversare con dignità tutto questo: fare bene il proprio lavoro, fare bene anche ciò che ci piace e che in qualche modo resta lavoro.
Non esistono altri rimedi, altre parole, altre azioni che siano più universali e degne di questo gesto semplice: far bene ciò che va fatto mettendo in circolo il proprio cuore, la propria testa e le proprie mani.

Potremo esplorare così i lati belli del lavoro, le notizie, i libri, i film, tutte le suggestioni utili a farci comprendere le opportunità che abbiamo e il modo in cui scegliamo di vivere il nostro lavoro.
Perché davvero possiamo costruire qualcosa di migliore da lasciare a chi verrà dopo, e possiamo farlo osservando ciò che di bello accade intorno a noi e ciò che di buono riusciamo a fare.

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Laura Ressa

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Copertina: Photo by Jukan Tateisi on Unsplash

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea