piantina che nasce

Per raccontare chi è Marco Faccio, riprendo le parole tratte da un’intervista in cui lui stesso si è definito così:
Sono Marco Faccio, padre orgoglioso di 4 figli, fondatore e direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria HUB09, prima direttore creativo esecutivo del gruppo Armando Testa per circa 10 anni. Ho lavorato per grandissimi marchi italiani e internazionali e ho vinto un buon numero di premi, tra cui un prestigioso Leone d’oro a Cannes per una campagna Baci Perugina.


  • Hai scritto “Spesso sento demonizzare i social ma ciò che dovrebbe farci paura è l’uomo.
    Cosa ti fa più paura nelle persone?

Non mi fanno paura le persone ma quello che le persone vogliono essere. I social, di per sé, sono fogli bianchi che riempiamo e animiamo coi nostri pensieri. La violenza che viene riversata in rete negli ultimi anni è atroce e apparentemente inarrestabile. La manipolazione delle notizie e della realtà sta confinando la razionalità a favore della follia, del complottismo, dell’arroganza. I social sono parole e, in quanto tali, dovrebbero avvicinarci, invece creano baratri, conflitti, odio. Il protagonismo è una promessa pericolosa.

foto gentilmente fornita da Marco Faccio

  • Ammetto di essere rimasta molto colpita dalla tua gentilezza quando ti ho chiesto se potessi intervistarti. Il tuo sì mi ha reso molto felice, ma allo stesso tempo mi ha fatto capire un pochino di più chi è l’uomo dietro il volto del professionista stimato e riconosciuto.
    In un’intervista hai scritto: “Ho vinto un Leone d’oro a Cannes e il giorno dopo ho scoperto che non era cambiato nulla in me. Da allora guardo i premi con maggior distacco.”.

    Cos’è per te l’umiltà? Quando pensi che ci si possa definire maestri in qualcosa e quando invece si è ancora allievi?

L’umiltà sta nelle orecchie delle persone. Se sai ancora ascoltare vuol dire che sai ancora imparare e se sai ancora imparare vuol dire che sai di non essere perfetto. Il nostro mestiere è ingannevole, molti direttori creativi sono abituati a sentirsi dare ragione e perdono la dimensione della curiosità, del confronto, della crescita. L’umiltà è ascoltare e guardare le proprie idee che corrono con le proprie gambe, che vengono prese da altre persone e fatte crescere, rimbalzare, andare sulla luna. Sei un Maestro solo se hai degli allievi che ti stimano e sanno far meglio di te. Allievo lo resti per sempre, altrimenti non puoi essere Maestro.

  • In un bellissimo articolo intitolato “Non innamoratevi delle idee, lasciatele andare (lettera a un giovane copy)” hai spiegato appunto perché non bisogna innamorarsi delle proprie idee. Riporto qui di seguito un passaggio che mi sembra significativo.

    “[…] innamoratevi di questo incredibile lavoro ma non innamoratevi delle idee. Innamorarsi di questo lavoro vuol dire continuare a emozionarsi. Ricordo la mia prima pagina su un quotidiano nazionale: andai davanti alla stazione di Torino, alle 2 di notte, perché sapevo che solo lì avrei trovato un giornale fresco di stampa. Un’emozione impagabile sfogliare quelle pagine sino a quella “giusta”, quella che suppongo di conservare ancora, da qualche parte, dopo circa 30 anni. Per me è sempre stato così, semplicemente emozionante. E poco conta che si tratti di spot, post, pagine o radio… l’emozione è sempre la stessa. Non vi nascondo che spesso mi fermo nelle corsie del supermercato mentre faccio la spesa, prendo un prodotto di cui abbiamo fatto il pack e lo leggo con amore, esattamente come lessi quella pagina tanti anni fa.
    Questo vuol dire essere innamorati di questo lavoro. Invece le idee bisogna lasciarle andare… di quelle non bisogna innamorarsi se non per un breve istante. Sono tue solo prima che escano dalla tua bocca o dalla tua penna, poi diventano di tutti. Le idee, se sono buone idee, sono vive e cambiano, crescono, corrono lontano con le proprie gambe. […]”


    Quindi ti chiedo: Come nascono in te le idee e quanto è difficile per te lasciarle andare?

Ho in parte anticipato la domanda ma la risposta è semplice: come nascano le idee non l’ho mai capito esattamente… nascono spesso di notte (non voglio passare per insonne o pazzo, ma è così) e poi le “vedo”. Le idee sono come tasselli che si compongono nell’aria. Arriva un pezzo, poi ne arriva un altro, poi un altro ancora e inizi a vedere che prende forma. L’idea è un puzzle che nasce nella tua testa e che atterra in un luogo nel quale anche gli altri possano aggiungere tasselli, farla crescere. Per me lasciarla andare è naturale; la prima cosa che sento quando ho il primo tassello in mente, è la necessità di raccontarla, da quel momento l’idea non è già più solo tua… quando la condividi si contamina e cresce. Nulla mi fa più godere di vedere le mie idee lontane da me, manipolate, accarezzate, maltrattate da altri.

Foto di DS stories da Pexels
  • Hai anche scritto: “Credo che ognuno di noi possa fare tanto, tantissimo. Far bene il proprio lavoro, aver cura del piccolo pezzo di mondo che ci è stato assegnato è tanto. Nascondersi dietro l’impotenza è uno dei mali del nostro tempo”.
    Cos’è per te un lavoro ben fatto?

Questa è la base del mio pensiero, della mia quotidianità. Voglio un’agenzia mia perché voglio poter curare il mio pezzo di mondo. Voglio essere felice quando ci vado a lavorare e per essere felice ho bisogno di vedere persone felici. La chiave di ogni rapporto è il rispetto. Se c’è quello stai facendo tanto. Se noi tutti rispettassimo gli altri e noi stessi il mondo sarebbe un posto più bello.

Marco Faccio – fonte
  • Sei da poco il nuovo presidente dell’Associazione Italiana Copywriter, giunta al suo quinto anno di attività. Cosa ti aspetti da questa nuova avventura?

Il problema non è quello che mi aspetto io ma quello che si aspettano gli altri. L’Associazione è importante, ha fatto tanto per i giovani che si avvicinano al nostro mestiere ma può fare di più, deve fare di più. Sono convinto che possiamo portare orgoglio e professionalità, definire meglio i confini della nostra attività, migliorare la relazione con le Istituzioni, le aziende e le agenzie. Dobbiamo far capire ai giovani che questo mestiere è difficile ma dobbiamo far capire al mondo che il rispetto per le nostre idee è essenziale.

  • Nell’intervista per YouMark alla domanda “Quanto conta quello che si è nel lavoro che si produce?” hai risposto “Molto. I percorsi mentali e strategici che portano a un’idea sono propri del nostro cervello e il nostro cervello è fatto da ciò che abbiamo vissuto. Poi mediamo, studiamo, copiamo, ascoltiamo i clienti, ma il nostro mondo sta tutto là, nella nostra storia”.

    Che parte o quale evento della tua vita ha segnato indissolubilmente il tuo percorso?

Io sono fortunato. Ho avuto e ho una vita intensa, piena. A tratti estremamente difficile. Ho affrontato sfide che mi hanno segnato profondamente e che mi hanno insegnato alcuni concetti cardine tra cui quello di “priorità”. La mia priorità sono i valori. Se hai dei valori non sbagli mai.

Foto di Bruno Scramgnon da Pexels
  • Nel sito di HUB09 Brand People campeggia la frase “Aiutiamo le marche a dialogare con le persone e le persone a dialogare con le marche.”
    Dunque le persone contano moltissimo nel processo creativo. Qual è il senso più vero di questa frase? E se ti chiedessi: la creatività può aiutare le persone a dialogare tra di loro?

Ci fu un tempo in cui la creatività era un privilegio di pochi, o meglio, la possibilità di far vedere la propria creatività era privilegio di pochi. Ora molto è cambiato, siamo tutti generatori di processi creativi: scriviamo, facciamo foto, video, raccontiamo storie. Abbiamo smesso di leggere ma scriviamo come dannati. Bisogna interpretare in questo senso la mission di HUB09. È un periodo in cui i brand hanno bisogno di qualcuno che abbia cultura di marca, per sapersi inserire in questi flussi frenetici di comunicazione e che lo faccia usando toni di voce e mezzi corretti. I creativi presuntuosi, quelli che pensano di detenere la verità, che parlano di target ma guardano sempre alla punta delle proprie scarpe, non funzionano più. La creatività aiuta le persone a parlare, non sempre ad ascoltare. Dobbiamo impegnarci in questo per fare la differenza.

nuovo ufficio HUB09 – foto gentilmente fornita da Marco Faccio
  • Quale lavoro ti piacerebbe fare se non facessi ciò che fai? Qual è stato il tuo sogno da bambino?

Vorrei essere un guardia parco in Namibia o uno scrittore, o forse un guardia parco scrittore in Namibia. Scrivere è un mestiere ma anche una necessità. Mi succede che una storia mi si presenti, mi esploda in testa e io non possa esimermi dallo scriverla. A marzo uscirà un mio libro, una storia di un serial killer. Ecco, vorrei scrivere non facessi quello che faccio.


Marco Faccio ha vinto molti premi, ma quello più importante credo sia la stima delle persone che lo conoscono e che collaborano con lui.
Io purtroppo non ho ancora avuto la fortuna di conoscerlo di persona, ma dagli scambi scritti che abbiamo avuto ho capito che Marco è una persona gentile, affabile, che mantiene la parola data. Un maestro generoso e un allievo instancabile: una di quelle persone in grado di illuminarti le giornate con le parole.
E non scrivo questo solo perché ora sono visibilmente galvanizzata dalle sue risposte ma perché Marco Faccio è stato l’intervistato che mi ha risposto più velocemente di tutti, per iscritto e con estremo garbo ed eleganza. Vi assicuro che non è affatto scontato tutto ciò. Anzi diventa sempre più raro avere a che fare con persone davvero disponibili in una società che va a velocità triplicata, che incespica e spesso cade nei propri stessi passi, in cui tanti si credono importanti perché qualcuno glielo ha fatto credere.

I saggi dicono che le persone davvero grandi siano quelle più umili. Beh, per me da oggi Marco Faccio rientra nel mio personale Olimpo della stima e della gratitudine, insieme davvero a pochissime altre persone.
Lo scrivo perché ci credo fermamente, perché le sue parole mi hanno toccato.

Chiudo con il messaggio che Marco mi ha scritto allegando le risposte all’intervista. Lo riporto per farvi capire che la statura di una persona non si misura né in centimetri né in premi ma dal modo in cui tratta le persone. Tutte.

Ciao Laura,
dammi del tu.
È la prima volta in vita mia che le domande sono tratte da parole mie.
Hai studiato un sacco, complimenti. Succede di rado.

Succede anche di rado che le persone rispondano subito, ma è una mia abitudine.
Quindi eccoti la tua intervista.
grazie della tua attenzione

marco

Laura Ressa & Marco Faccio

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Copertina: Foto di Engin Akyurt da Pexels

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Bottega