Legge 180 Basaglia psichiatria Natale Calderaro

Tra i fili della memoria, nelle parole e nei racconti di chi ha attraversato con la propria anima e il proprio lavoro la rivoluzione basagliana, si innestano fibre che, intrecciandosi, creano il tessuto della nostra storia. Si tratta di una storia che ci scorre nelle vene, che ci riguarda, che ci interessa tutti da vicino.

Il tono di voce emozionato che Natale Calderaro ha adoperato nella nostra prima chiacchierata telefonica, è testimonianza di una memoria viva, vigile, ancora disposta a mettersi al servizio del presente e del futuro. Una memoria che non è rimpianto, né consolazione, né autocelebrazione ma che è costruzione partecipe e promessa per il domani.

Affinché quanto vissuto da queste persone, da questi professionisti, dagli uomini e dalle donne che quella rivoluzione degli anni ’70 in Italia l’hanno costruita e voluta, non sia solo un vago ricordo per nostalgici è necessario parlarne ancora, chiedere ai protagonisti di raccontare, diffondere, rievocare per sapere e per agire.
Aneddoti, buone pratiche di cura, storie di vita, racconti di medici, di infermieri, vissuti dei malati e delle loro famiglie: tutto questo compone quanto di più prezioso meriti di essere custodito in questo mondo rotto e dalla memoria corta. Un fuoco da tenere sempre acceso.

Il 23 luglio 2024 alle ore 18.15 Natale Calderaro è stato protagonista di una intervista su legge 180, Basaglia, psichiatria e quel che ci resta da fare per continuare a costruire un domani fatto di dignità e di salute per tutti.

Per presentare il dott. Calderaro, riporto di seguito alcuni cenni relativi alla sua lunga carriera professionale.
“Natale Calderaro, Psichiatra, Psicoterapeuta. Direttore dei Servizi di Salute Mentale di Genova-Levante dagli anni ’80 al 2011. E’ stato Coordinatore Sanitario dell’Ospedale San Martino – USL 13. Ha insegnato nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Genova, nella Scuola di Specializzazione in Psichiatria. Docente nella Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica “Il Ruolo Terapeutico” di Genova.”

Vorrei lasciare altre suggestioni riportando uno stralcio di testo scritto da Natale Calderaro (fonte: “Da Palermo a Genova” http://www.psychiatryonline.it/sites/default/files/TESTIMONIPRIVILEGIATI8.pdf )

“[…] Un trattamento terapeutico non può limitarsi al ridimensionamento dei sintomi più disturbanti, deve poter sempre ricercare un senso nei percorsi di malattia, sostenere il paziente ed alimentare la fiducia che anche la sofferenza possa essere compresa e trasformata.
I Servizi di Salute Mentale possono fare questo, se gli operatori costruiscono nel tempo un orientamento culturale coerente, basato sulla capacità di accoglienza, sulla disponibilità a dare risposte non invasive ma attente ai problemi, alle difficoltà, al malessere di chi richiede le nostre cure. Attenzioni analoghe devono poter percepire i familiari, pur nelle differenze dei ruoli parentali.
I servizi territoriali possono affrontare tali compiti – specie nelle situazioni di patologie gravi – se costruiscono nel tempo équipes omogenee, armoniche, sufficientemente stabili, che utilizzano un funzionamento gruppale, con la partecipazione e la valorizzazione di tutte le professionalità. Solo così può essere costruito un stile di lavoro che diventa riconoscibile e produttivo, un particolare clima che risulta poi specifico di un determinato gruppo di lavoro e che rende più difficile parcellizzazione degli interventi, frammentazione delle strategie operative e, alla fine, disagio per gli stessi curanti. Queste esigenze si rendono imprescindibili, anche nei passaggi attuali, se vogliamo tenere aperte quelle prospettive che hanno contraddistinto, dalla 180 in poi, il cosiddetto “caso italiano” della psichiatria. […]”


Prima di ripercorrere la sua storia professionale e ciò che la professione gli ha lasciato solcando la parete della vita lavorativa e arrivando oltre, vorrei lasciare un ulteriore stralcio del testo di cui sopra.

“Ne “I giardini di Abele”, ad un giovane Sergio Zavoli che lo interrogava se fosse – in definitiva – più interessato alla malattia o al malato, Basaglia replicava – a conclusione del filmato – di essere decisamente più interessato al malato. Il malato, nelle sue condizioni reali di oggetto dell’istituzione psichiatrica, con le connotazioni di disumanizzazione, di espropriazione sistematica dell’identità personale, di violenza manifesta, diventava – nella nuova ottica – il punto di riferimento costante per tentare di invertire il senso del processo istituzionale.
L’Ospedale si trasformava in “comunità terapeutica”, attraverso una pratica continua di messa in discussione dei ruoli istituzionali: controllati e controllori, malati e operatori, medici e infermieri, in riunioni di staff, con i pazienti, in assemblee generali. Si aprivano così i reparti e i malati, cominciavano ad occupare gli spazi dell’istituzione “liberata”.
L’impatto culturale, sociale (politico) delle questioni poste andò allora al di là del mondo psichiatrico, investendo i territori di discipline confinanti, altri specialismi (sociologia, antropologia, filosofia, diritto ect.) ma – soprattutto – divenne sempre più oggetto di dibattito denso e appassionato nella stessa opinione pubblica.”


Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Natale Calderaro; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.

Il video dell’intervista (link)

Il podcast (Spreaker)


Un racconto appassionato quello di Natale Calderaro, psichiatra e attivo protagonista del processo di deistituzionalizzazione dei manicomi accanto a Franco Basaglia.

Deve fare un certo effetto raccogliere i propri ricordi legati a quel periodo e tirarli fuori, alla luce del fatto che tante persone – che pure potrebbero essere ancora oggi testimoni di quegli anni – purtroppo non sono più qui a raccontarceli.
Mi chiedo cosa provi oggi chi ha vissuto quei periodi di speranza e cambiamento, cosa provasse allora e con quali occhi percepisca il presente. In quali meandri della mente si collocano i volti, le parole, le storie di chi c’è stato?

Come afferma Natale Calderaro in questa bella testimonianza che ho avuto il piacere di raccogliere, per fare qualcosa e lasciare una traccia, anche piccola, non servono solo le grandi rivoluzioni. O meglio: alle grandi rivoluzioni si può anche arrivare ma facendo un piccolo passo alla volta, giorno dopo giorno. E anche quando la rivoluzione è ormai alle spalle, come quella della legge 180 ad esempio, mai nulla va dato per scontato nel corso del tempo: le libertà e i diritti civili sono obiettivi da alimentare costantemente, sono fuochi da tenere accesi, conquiste da considerare come dovute ma che necessitano di una manutenzione continua.

Da questa chiacchierata e da queste memorie di Natale Calderaro porto con me la stessa sensazione di sbalordimento che provai quando ascoltai qualche settimana fa le sue parole per telefono.

Il bello è che la storia di una vita non viene mai raccontata alla stessa maniera: le vicende e le persone narrate possono essere le stesse, ma ogni volta la voce e la prospettiva utilizzate forniranno chiavi di lettura sempre nuove, sempre più ricche. Perché ogni giorno in più che passa fornisce a ciascuno di noi ulteriori pareti, travi, mattoni con cui costruire senza sosta quel che siamo.

Grazie a Natale Calderaro per questa memoria di cui abbiamo tutti estremo bisogno!

Laura Ressa

Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti