bambole sabrina lettieri

✨ Sono felice di poter cominciare questo anno con un’intervista che per me ha molto senso perché racconta una storia di scelte e coraggio, anche se la protagonista di questo coraggio non vede nelle sue scelte delle decisioni coraggiose.
E un po’ io sono come lei, non penso mai di fare nulla di speciale. Eppure sono certa che Sabrina le vite degli altri invece le sa ispirare eccome e in mille modi, come è accaduto per l’ispirazione che lei ha donato a me.
Ma andiamo con ordine.
La protagonista di questa intervista si chiama Sabrina Lettieri, è artigiana del racconto e artista. Creatrice di meravigliose bambole che raccontano storie e che rispecchiano fin nei dettagli la vita delle persone che rappresentano.
Potete leggere la storia di Sabrina anche qui.
Non è un caso che le nostre strade si siano incrociate grazie alla Piccola Scuola Bottega, che entrambe frequentiamo e in cui stiamo seguendo, insieme ad altre belle persone, un percorso per la creazione di senso attraverso manufatti narrativi.

Il 12 Gennaio, in diretta Facebook sulla pagina Frasivolanti, Sabrina ha raccontato la sua arte mostrando in cosa consiste il suo lavoro di artigiana del racconto.

Intervistarla è stato un onore oltre che un piacere. Perché è da queste storie che si può trarre il senso delle cose fatte seguendo un senso.
Cito qui sotto lo stralcio di un testo che Sabrina ha scritto a Vincenzo Moretti per il blog #lavorobenfatto.

Già, il tempo. Ritengo che quando ami qualcosa il tempo non manca, il problema è che spesso è difficile capire qual è quel “qualcosa”. Secondo me la mia generazione è condannata a trovare un equilibrio tra logica (opportunità lavorativa sicura, ammesso che esista ancora) e passione (rischio, voglia di intraprendere qualcosa, determinazione e impegno per farlo). In ogni caso non si può rispondere alla domanda “chi sono io?” con la definizione della propria mansione, qualunque essa sia.
Secondo me nessuno può essere soltanto un medico, un operaio, un impiegato, un cantante, un ballerino o un disoccupato. Ciascuno sarà “anche” la sua identità lavorativa, ma questo non è tutto, non basta. È necessario non fondere o confondere l’identità lavorativa con quella individuale. Né nell’ipotesi in cui si è alla ricerca di un lavoro, e il mancato possesso dello stesso ti fa sentire demotivata/o, né nell’ipotesi in cui il tuo lavoro ti impegna così tanto da inondare il senso della tua vita di quella liquidità sociale che ci pone in una condizione di profonda incertezza.

Vi lascio all’ascolto della bellissima storia di senso e artigianato di Sabrina Lettieri. Al termine del post troverete una sorpresa, ma non abbiate fretta di arrivare alla fine.

Visto? Ve lo dicevo che è una bellissima storia!
Qui trovate le foto delle bambole a cui Sabrina ha dato vita.

Ora che avete ascoltato Sabrina, vi saluto con le parole di una canzone che hanno segnato la sua storia (e un po’ anche la mia) e che si intitola “Ho imparato a sognare”:

“Ho imparato a sognare
Che non ero bambino
Che non ero neanche un’età
Quando un giorno di scuola
Mi durava una vita
E il mio mondo finiva un po là
Tra quel prete noioso
Che ci dava da fare
E il pallone che andava
Come fosse a motore
C’era chi era incapace a sognare
E chi sognava già
Ho imparato a sognare
E ho iniziato a sperare
Che chi c’ha avere avrà
Ho imparato a sognare
Quando un sogno è un cannone
Che se sogni
Ne ammazzi metà
Quando inizi a capire
Che sei solo e in mutande
Quando inizi a capire
Che tutto è più grande
C’ era chi era incapace a sognare
E chi sognava già
Tra una botta che prendo
E una botta che do
Tra un amico che perdo
E un amico che avrò
Che se cado una volta
Una volta cadrò
E da terra, da lì m’alzerò
C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò
Ho imparato a sognare
Quando inizi a scoprire
Che ogni sogno
Ti porta più in là
Cavalcando aquiloni
Oltre muri e confini
Ho imparato a sognare da là
Quando tutte le scuse
Per giocare son buone
Quando tutta la vita
È una bella canzone
C’era chi era incapace a sognare
E chi sognava già
Tra una botta che prendo
E una botta che do
Tra un amico che perdo
E un amico che avrò
Che se cado una volta
Una volta cadrò
E da terra, da lì m’alzerò
C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò
C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò”

Abbiamo bisogno di storie come quella di Sabrina! Ne abbiamo un gran bisogno.
Grazie, Sabrina, per il tempo prezioso che mi hai regalato!

[… e la storia non finisce mica qui. Perché? Lo scoprirete presto!]


«Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l’ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò che cosa è: “Questa strada ha un cuore?” Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato.”Questa strada ha un cuore? Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l’altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L’altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l’altra ti indebolisce.»

(da: GLI INSEGNAMENTI DI DON JUAN)


Laura Ressa

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Copertina: foto delle bambole realizzate da Sabrina Lettieri

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist & Web Writer 🌻 Narratrice artigiana qui su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Bottega