La notte è mia amica, non ho mai voluto tradirla con il sonno anche se spesso sono stata costretta a farlo.
La notte per me è il momento ideale, se avesse il sole e potesse mantenere immodificata la sua quiete forse sarebbe il paradiso in terra. Ma il suo vero fascino deriva proprio dal suo buio e da quella luce fioca che, poco prima dell’alba, fa presagire l’arrivo un giorno nuovo. E ci si chiede: ma arriverà davvero?

La notte è mia amica, insieme a lei ho scritto pure una tesi di laurea.
Era il 2011 e dovevo terminare molte pagine che avrei dovuto consegnare in facoltà il giorno successivo. Credo fosse l’ultimo giorno disponibile per farlo: mi è sempre piaciuto correre sul filo del rasoio e sfidare il tempo finendo le cose poco prima che fosse troppo tardi.

Notte di parole, notte di scrittura, ma anche notte di note.
Di notte infatti ho ascoltato tanta musica, mentre mia madre e mia sorella dormivano nelle stanze accanto.
Di notte ho tenuto acceso il computer e ho dovuto ticchettare piano tutto quello che sentivo di dover scrivere per evitare di svegliare qualcuno.

La notte mi appartiene, non perché mi serva a dormire e ristorarmi, ma perché ho una malsana attrazione verso la veglia di notte.
Non soffro d’insonnia, è che la notte sembra proprio chiamarmi a sé, ammaliante e desiderabile non come un cuscino ma come un calamaio in cui intingere la penna.
La notte passa in un istante se la passo sveglia, non me ne accorgo e sono già le 4 o le 5 del mattino. A quell’ora vado a dormire per svegliarmi poi alle 8 oppure alle 9. Ho seguito questa pericolosa routine per anni, ora che l’età avanza comincio a capire che la notte in veglia non porta sempre a buoni esiti.

Da anni io e la notte intratteniamo questa relazione.
Non riesco a staccarmene, credo che per me non ci sia momento migliore della giornata per riuscire a sgombrare la mente dal rumore di fondo e abbandonarmi, finalmente, alle parole, alla scrittura, ma anche a qualsiasi altra cosa io possa fare: vedere un film, guardare una serie, ascoltare quelle canzoni che volevo sentire da tempo, leggere un articolo che avevo lasciato in sospeso.

La notte è una maga e una carceriera allo stesso tempo.
Più tempo passo sveglia insieme a lei e più vorrei che durasse per sempre. Perché la notte mi riconduce al mio buio, mi fa immergere fino al collo.

Nessuno sta bene alle quattro del mattino è il titolo di un articolo che affronta il tema degli insonni letterati, di quei poeti e scrittori che hanno amato più di altri le ore notturne e che in esse hanno trovato l’ispirazione.

scrivere e panificare

Le suggestioni ultimamente si rincorrono e qualche settimana fa ho letto sulla vetrina di un panificio la frase “Certe cose si fanno solo di notte”.
Si trattava di un poster con una sorta di claim lanciato dall’Associazione Panificatori della Provincia di Bari.

La metafora del pane torna spesso nelle nostre orecchie, nei nostri occhi, tra le mani. Dunque l’atto di scrivere può essere assimilato all’atto di panificare, di preparare il pane e attendere la sua lievitazione per poi gustarlo.
Come gli ingredienti per il pane, anche gli ingredienti per scrivere si sommano e si mischiano per moltiplicarsi e dare vita a un nuovo essere che camminerà indipendente sulla bocca di qualcuno.

Chiudo con la canzone Daysleeper del gruppo R.E.M. Non a caso

Laura Ressa

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Copertina: Photo by Mae Mu on Unsplash

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea