Per l’esperimento narrativo “Racconta un oggetto che fa parte della tua vita” nato nella Piccola Scuola Jepis Bottega ho scelto di raccontare i miei occhiali realizzando un video in stop motion, utilizzando cioè quella tecnica di montaggio che mette in sequenza vari scatti e che dà l’idea di movimento naturale anche se ogni fotogramma deriva dallo spostamento manuale degli elementi della scena. Un esempio famoso di stop motion è il video della canzone Sledgehammer di Peter Gabriel.
Mentre Jepis mi suggeriva di usare questa tecnica, nella mia mente partivano le prime note di questa canzone.

Quelli che ho usato nel video sono davvero i miei occhiali, gli unicorni protagonisti della scena provengono direttamente dalla mia collezione, il set (che in realtà è un divano) rappresenta lo studio di un oculista o di un ottico.
La metafora degli occhiali mi è sembrata perfetta per esprimere la possibilità di osservare realmente quel che ci circonda, di guardare il mondo e la realtà con occhi nuovi.

Perché raccontare gli occhiali?
Ho sempre avuto un rapporto di amore e odio con i miei occhiali. Sono fondamentali per riuscire a vedere bene oggetti e persone lontane, però richiedono molta manutenzione. Una piccola sfida di accortezza che per me diventa grande, e mi riconduce al concetto del riuscire a badare a se stessi.

Gli occhiali, che sono una specie di estensione del corpo, sono una buona cartina di tornasole per misurare la consapevolezza del prendersi cura di sé o del fare attenzione a strumenti importanti per la propria vita.
Gli occhiali diventano un vero e proprio organo di senso senza il quale, chi li indossa abitualmente, avrebbe difficoltà a muoversi nel mondo.

Gli occhiali vanno puliti, non vanno graffiati, bisogna stare attenti a dove li si poggia ed evitare di schiacciarli. A me spesso è capitato di addormentarmi di faccia sulla scrivania con la testa poggiata al braccio, il tutto senza togliere gli occhiali. Quando mi svegliavo, oltre al dolore dovuto ai naselli schiacciati contro la pelle, mi ritrovavo con la montatura storta.

Ho avuto sempre scarsa cura dei miei occhiali, purtroppo devo ammetterlo.
In questo esperimento narrativo quindi sono partita proprio dal concetto di cura verso un oggetto perché, in fondo, quella cura rispecchia la cura che mettiamo verso noi stessi.

Gli occhiali sono una metafora per ragionare sul tema della manutenzione, della capacità di osservare la realtà, della capacità di attivare anche gli altri sensi. E forse proprio quando tolgo gli occhiali sono in grado di comprendere meglio l’utilità della vista ma anche di udito, gusto, olfatto, tatto.

Una mia amica dice che quando non indossa gli occhiali si sente in una “bolla”. Condivido con lei questa sensazione: per me gli occhiali sono il primo gesto del mattino, se non li indosso non riesco a cominciare la giornata. Diventano una specie di colazione: difatti spesso non mangio al mattino e riesco a resistere a stomaco vuoto per qualche ora, ma senza occhiali non riesco ad ascoltare, a ragionare, a muovermi nel mondo, non riesco nemmeno a camminare bene.

Occhiali come modalità di orientamento nello spazio, come le vibrisse dei gatti o come l’orecchio per orientarsi e non cadere quando si gira vorticosamente. Questo per me sono gli occhiali: uno strumento non scontato, necessario, un accessorio che non è per niente accessorio ma fondamentale.

Gli occhiali ci aiutano a vedere il mondo, a osservarne le forme, a cogliere meglio anche le parole e le espressioni. Senza occhiali non comprenderei, ad esempio, cosa provano le persone che ho intorno e forse proprio per questo gli occhiali diventano anche un mezzo di empatia.

“Mi hai aperto gli occhi” è la frase che si dice di solito quando qualcuno ci fa ragionare, ci svela qualcosa che non vediamo o non riusciamo a capire. Abbiamo tutti bisogno, anche da adulti, di qualcuno che faccia luce nella nostra vita, che ci aiuti a vedere meglio là dove non arriviamo a vedere. Gli altri possono essere le nostre migliori lenti.

Il messaggio che ho cercato di trasmette quindi nel video riguarda la possibilità di osservare la realtà da una nuova prospettiva, di vedere gli altri come simili a noi e dunque di metterci nei loro panni.

La storia che ho costruito è molto semplice e spero che il messaggio arrivi chiaro. L’idea al centro è che con gli occhiali vediamo in un modo, senza vediamo in un altro. In questo senso gli occhiali non rappresentano solo l’oggetto in sé ma la possibilità di un cambio di prospettiva.

Su YouTube c’è il mio video (dura 1 minuto)

COME SI REALIZZA UN video in STOP MOTION?

Se siete curiosi e vi interessa sapere come realizzare un video in stop motion, ho pensato che questa postilla potesse tornarvi utile. Online troverete in ogni caso molto materiale e molti tutorial sull’argomento: basta fare una semplice ricerca.
I consigli principali a cui ho attinto io per realizzare il mio video sono stati quelli che mi ha fornito Giuseppe Jepis Rivello. Vi riassumo gli aspetti principali da tener presente quando si vuole mettere in piedi uno stop motion:
– Scegliere una sola prospettiva da cui scattare le foto dei singoli frame (si può scattare dall’alto, di fronte, da un lato della scena: l’importante è che la prospettiva resti sempre la stessa e che il punto in cui si scatta non cambi)
– Meglio scattare le foto con la luce artificiale, la luce del sole cambia da un momento all’altro e non renderebbe omogenea la scena
– Per evidenziare dei punti cruciali o dei momenti di svolta del vostro racconto, potete aggiungere dei frame neri di stacco tra un’immagine e l’altra (come ho fatto io nel mio video)
– Potete aggiungere frasi che spiegano la scena, quasi come si trattasse di un film muto (in effetti lo stop motion riproduce molto quell’effetto)
– Meglio sempre inserire un sottofondo musicale: io ho utilizzato solo musica ma se volete potete registrare un audio parlato che racconta la scena o che enfatizza momenti particolari del video.

Ho scattato le foto e montato lo stop motion direttamente dal mio smartphone Android. Prima di scegliere quella definitiva, ho testato varie app gratuite per il montaggio video. La migliore, secondo me, per gli stop motion è “Filmix”.
Con questa applicazione ho potuto montare le immagini in sequenza, aggiungere filtri ad alcune di esse, stabilire la durata dei singoli frame, aggiungere testi e musica.

Spero che questa breve descrizione delle modalità possa esservi utile se deciderete di cimentarvi con lo stop motion.

la vocazione della Piccola Scuola per la sperimentazione

Nella Piccola Scuola Jepis Bottega abbiamo sempre modo di confrontarci, di imparare nuove tecniche, di conoscere l’esistenza di strumenti online gratuiti che consentono di realizzare tante narrazioni diverse. Grazie a Jepis ho deciso di misurarmi con lo stop motion: sono quasi certa che se non fosse stato per il suo suggerimento, non ci avrei mai provato. Nelle settimane che hanno preceduto la creazione dello stop motion, Jepis e io ci siamo incontrati in video nella Piccola Scuola e ho potuto così raccogliere tutti i suggerimenti e i consigli.

Qui Jepis ha raccolto tutti i video dei tavoli di lavoro condotti fino ad oggi nella Piccola Scuola: si tratta di momenti di brainstorming, condivisione e scambio reciproco in cui le idee sbocciano libere, in cui possiamo costruire di volta in volta i nostri manufatti narrativi cercando di aiutarci a vicenda nell’identificazione di motivazioni, modalità e linguaggi.
Il bello della Piccola Scuola è la possibilità di provare tutto ciò che ci fa uscire dai margini delle nostre certezze, per narrare ogni volta in modo diverso cercando di scovare quel linguaggio in cui ciascuno di noi magari si è sperimentato meno ma su cui c’è sempre margine per imparare.

Un ottico

Dato che nel mio video parlo di occhiali e di ottici, chiudo con il messaggio della canzone di Fabrizio De Andrè:

Daltonici, presbiti, mendicanti di vista
Il mercante di luce, il vostro oculista
Ora vuole soltanto clienti speciali

Che non sanno che farne di occhi normali
Non più ottico ma spacciatore di lenti
Per improvvisare occhi contenti
Perché le pupille abituate a copiare
Inventino i mondi sui quali guardare
Seguite con me questi occhi sognare
Fuggire dall’orbita e non voler ritornare
Vedo che salgo a rubare il sole
Per non aver più notti
Perché non cada in reti di tramonto
L’ho chiuso nei miei occhi
E chi avrà freddo
Lungo il mio sguardo si dovrà scaldare

Laura Ressa


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Copertina: un frame del mio video in stop motion

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea