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Nessuno riconoscerΓ  apertamente la tua bravura.
O meglio, qualcuno lo ammetterΓ  ma il “bravo” o “brava” di quel qualcuno non Γ¨ il sogno a cui ambire, non Γ¨ il desiderio da realizzare e non dev’essere in alcun modo la conferma del nostro valore e del nostro lavoro.
Non deve darci la misura nemmeno di cosa sappiamo fare, nΓ© di chi siamo.

Il mondo Γ¨ un posto pieno di persone che non vedono l’ora di metterci all’angolo, di prendersi meriti non propri, di ballare sopra le delusioni altrui o sulle altrui sconfitte.
Per fortuna c’Γ¨ anche gente che non vive per banchettare sulle sfortune del prossimo.

πŸ“Œ la lezione di gaetano moretti

C’Γ¨ una lezione bellissima che vorrei portare con me. Quella di Gaetano Moretti, sΓ¬ il fratello del narratore e sociologo Vincenzo Moretti di cui spesso scrivo e parlo.

La storia che porto con me, che porto nel cuore, Γ¨ tutta racchiusa nel testo intitolato Gaetano che aveva gli occhi belli e sapeva fare tutto come papΓ .

In particolare in queste parole di Gaetano: “quando fai una cosa, lo sai se l’hai fatta bene, a regola, o invece no. Poi certo che ti fa piacere se gli altri se ne accorgono, ma tu non hai bisogno che ti dicano bravo per sapere se quel lavoro lo hai fatto bene oppure no.”

Ed è davvero così, se ci pensiamo bene, se pensiamo bene alle nostre vite. Nessuno ci dirà che siamo stati bravi, ma questo non deve avvelenarci. Certo che ci piace ricevere complimenti e attestati di stima, ma non è su quelli che deve basarsi la nostro autostima e il nostro senso di auto efficacia.

πŸ“Œ tesseratto e multiverso

Se il multiverso esiste, io dico che Gaetano Moretti, pur non essendo più su questa terra insieme a noi, è da lì che ci osserva e ci legge. Ne sono sicura, ci giurerei, ci metterei la mano sul fuoco che ora legge e sorride. Legge e ascolta i suoi fratelli e tutta la sua famiglia e si commuove, oppure ride, o magari si ferma a riflettere, a osservare, a vagare e a tornare. Chissà in quali forme esiste questo altro universo. A me piace pensarlo come un tesseratto.

“L’amore Γ¨ quantificabile.” E chi lo avrebbe mai detto? Ce lo ha insegnato Nolan in questa scena del film “Interstellar” in cui un padre, partito in missione nello spazio per salvare il mondo, si ritrova a capire che chi lo salverΓ  in realtΓ  Γ¨ sua figlia. Torna quindi a comunicare con lei in un tesseratto.

Sapete cos’Γ¨? Cito Wikipedia: “Un tesseratto Γ¨ un ipercubo quadridimensionale. Una proiezione del tesseratto nel piano puΓ² essere realizzata disegnando due cubi paralleli, e collegando i corrispettivi vertici con dei segmenti.Il tesseratto ha 16 vertici, 32 spigoli, 24 facce quadrate e 8 facce tridimensionali cubiche.”
Nella scena del film padre e figlia non si possono guardare, non si possono toccare, non possono parlarsi. Eppure riescono a comunicare. Non Γ¨ forse questo ciΓ² che vorremmo tutti? Riuscire a comunicare di nuovo con chi Γ¨ andato via, con chi non c’Γ¨ piΓΉ… o che non Γ¨ percepibile nelle dimensioni della nostra realtΓ .

Forse un multiverso, universi paralleli e mondi possibili che dialogano: questo film ci lascia la speranza enorme che tutti, prima o poi nella vita, nutriamo. E cioè quella di riuscire a comunicare con ciò che ci sembra impossibile da raggiungere.

Forse Gaetano Moretti, dunque, comunica ancora con noi come chiunque dei nostri cari o delle persone che non sono piΓΉ qui a raccontarci cosa sta avvenendo loro. Che si creda o meno in un aldilΓ , credo che questa eventualitΓ  possa essere vista in senso molto razionale da chiunque, senza scomodare credenze o religioni.

πŸ“Œ il taccuino che ti fa credere di essere scrittore non esiste

Quanti fra quelli che si improvvisavano grandi scrittori ho visto acquistare il noto taccuino nero che comincia per M!
Ma quello che a volte qualcuno non capisce è che le parole, così come i pensieri o le frasi più complesse, non sono uno status symbol da mostrare.
Non Γ¨ che se compri la M. sei uno scrittore, non Γ¨ che se usi la penna stilografica quella riuscirΓ  a cogliere il segno della tua anima.
Viviamo di status symbol ahimè illudendoci che siano quegli oggetti a renderci speciali. Ma non lo siamo davvero finché non diventiamo il meglio che possiamo essere. E questo guizzo nessun tratto di stilografica e nessun taccuino alla moda potrà donarcelo!


πŸ“Œ #ScritteTaq

Ecco perchΓ© ho amato da subito invece questo taccuino qui, che con le markette e i falsi poeti e scrittori non ha nulla a che fare. Qui si cerca il senso, perchΓ© prima o poi tutti si rendono conto che solo quello conta.
Ce ne dovremo accorgere tutti quando avremo venduto anche gli stracci che indossiamo e ci resterΓ  da dare in cambio di denaro solo la dignitΓ , l’esistenza, il senso di chi siamo. Quello che forse molti hanno giΓ  svenduto.

Il taccuino accompagna gli autori di #Scritte e le loro storie, con pagine vuote, e come ha scritto Giuseppe Jepis Rivello “con la profonda consapevolezza che scrivere Γ¨ una delle magie piΓΉ straordinariamente belle che le donne e gli uomini possono esercitare.
Queste pagine bianche custodiranno nuove storie che un giorno andranno in giro per il mondo!”

PerchΓ© ho raccontato di Gaetano Moretti, di multiverso e di taccuini?
Eccolo il mio taccuino made in Caselle in Pittari, ritratto in queste due foto.
Ho deciso di far incidere sul retro la frase di Gaetano, il suo insegnamento, il suo lascito enorme a tutti noi che leggiamo le sue parole, ciΓ² che ha lasciato a me anche se non l’ho mai conosciuto.

D’ora in poi porterΓ² con me le sue parole, affinchΓ© siano linfa e spinta anche per altri che, come me, hanno sempre atteso un “brava” che a stento Γ¨ arrivato o che non Γ¨ arrivato mai.

Non aspettiamoci che la stima e il riconoscimento della nostra bravura provengano dagli altri! Noi giΓ  lo sappiamo se abbiamo fatto un buon lavoro.

«𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 π’‡π’‚π’Š 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒂, 𝒍𝒐 π’”π’‚π’Š 𝒔𝒆 π’β€™π’‰π’‚π’Š 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒂 𝒃𝒆𝒏𝒆, 𝒂 π’“π’†π’ˆπ’π’π’‚, 𝒐 π’Šπ’π’—π’†π’„π’† 𝒏𝒐. π‘·π’π’Š 𝒄𝒆𝒓𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 π’•π’Š 𝒇𝒂 π’‘π’Šπ’‚π’„π’†π’“π’† 𝒔𝒆 π’ˆπ’π’Š π’‚π’π’•π’“π’Š 𝒔𝒆 𝒏𝒆 π’‚π’„π’„π’π’“π’ˆπ’π’π’, π’Žπ’‚ 𝒕𝒖 𝒏𝒐𝒏 π’‰π’‚π’Š π’ƒπ’Šπ’”π’π’ˆπ’π’ 𝒄𝒉𝒆 π’•π’Š π’…π’Šπ’„π’‚π’π’ 𝒃𝒓𝒂𝒗𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓𝒆 𝒔𝒆 𝒒𝒖𝒆𝒍 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒍𝒐 π’‰π’‚π’Š 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒐𝒑𝒑𝒖𝒓𝒆 𝒏𝒐»

Facciamo tutti tesoro di questa frase! Io cercherΓ² di farlo.
Mentre pubblicavo le foto del taccuino su Facebook, ero seduta accanto alla finestra di casa e una signora nel vicinato ha urlato “Gaetano!”.
Per me, questo non Γ¨ un caso.

Laura Ressa

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Copertina: foto del mio taccuino #scrittetaq

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea