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Dev’essere difficile la vita di chi ogni giorno si sta a scervellare su come ritagliarsi qualche spazio infinitesimale di gloria personale sui social, con gli amici, con i conoscenti o con i colleghi. Ed è triste soprattutto perché quella gloria è in queste persone solo grasso che cola, l’appropriamento indebito di meriti altrui.
Sulla mia strada ho avuto la fortuna di trovare persone che mi hanno aiutato a riflettere sulle miserie umane: miserie già abbastanza evidenti ma che difficilmente sono capace di digerire e ridimensionare ridendoci su. Ho cercato di delineare una sorta di fenomenologia dei disperati racimolatori di meriti non propri, e spero che queste riflessioni trovino riscontro anche nella vostra esperienza. Provo anche a formulare qualche piccola soluzione con un messaggio che credo sia importante per tutte quelle persone che le capacità vere le possiedono e che devono secondo me trovare la voce per opporsi a certe regole sociali non scritte e non giuste.

La metafora delle biglie

Userò un metafora per raccontare cosa intendo. Immaginate un gruppo di bambini che giocano con le biglie. Uno di loro ammira le biglie degli altri, quelle più belle, più colorate. Le vorrebbe simili o uguali, ma le sue sono opache e vecchie, non le ha mai volute pulire e la loro qualità è scarsa. Per farsi bello, allora, ruba di nascosto le biglie migliori per mostrarle in giro e far credere che siano sue.

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Ecco, l’atteggiamento degli adulti che vogliono coprire i meriti altrui e rigirarli a proprio vantaggio personale, mi fanno pensare a una scena simile. Con tutto il rispetto per la categoria dei bambini però, che in quanto a maturità sono spesso avanti agli adulti.

Il girone dantesco dei disperati e il segreto di pulcinella

Se esistesse un girone dell’Inferno dantesco specificatamente dedicato a questi individui, penso che si chiamerebbe “Girone dei Disperati”. E penso che Dante non avrebbe molta pietà verso di loro sebbene oltre che disperati, questi personaggi potrebbero appartenere anche alla categoria degli ipocriti.
Me li immagino nella loro legge del contrappasso: costretti a erigere ogni giorno un muro di mattoni, in cui i mattoni debbano essere disposti alla perfezione, e poi costretti a vedere distrutto completamente il risultato del proprio lavoro a fine giornata. Con la beffa di dover ricominciare, con la stessa meticolosità, a ricostruire ogni giorno all’infinito.
Forse solo così capirebbero cosa voglia dire buttare all’aria in pochi istanti l’impegno e il merito altrui.

Temo che la pratica di volersi far belli con meriti e competenze altrui raffazzonate qua e là, atteggiamento che io considero deplorevole, in realtà sia socialmente accettata perché “così va il mondo”. Accettata come si accetta qualcosa su cui ridere o su cui riflettere ma che è impossibile cambiare. Accettata come si accetta il famoso segreto di pulcinella, della serie “faglielo credere” di essere bravi.
Del resto quale sarebbe l’alternativa? Far notare a queste persone che nessuno crede nelle capacità di cui si vantano e che non possiedono? Far notare loro che questo sforzo quotidiano di innalzarsi al di sopra dei comuni mortali è inutile e che se vali non hai bisogno di egomanie?

Anche se gli venisse dedicato un corso di formazione apposito per fargli ristabilire contatto con la realtà, penso che chi vive nella condizione di sentirsi da meno, ricorrerà sempre a questi mezzi eclatanti perché sono mezzi che non costano nulla, se non la faccia. Difficile è invece diventare davvero persone migliori, essere d’ispirazione per gli altri senza elemosinare consensi racimolando solo le briciole (o le biglie) altrui.

Devo lavorare molto sulla mia capacità di ridimensionare queste persone, devo lavorare sull’accettazione del fatto che esse siano parte integrante della nostra società, in ogni luogo, e che è proprio grazie alla loro pochezza e alla loro incapacità che possiamo notare quelle famose perle rare che invece ci insegnano tanto senza voler salire su un piedistallo per coprire i propri vuoti interiori.
Il fulcro è proprio questo: non accettare il fatto che chi non possiede meriti occupi spesso ruoli di rilievo o prestigio all’interno della società.

Penso sia capitato a ciascuno di incontrare persone affamate di attenzione, che usurpano quella attenzione fingendo di avere meriti non propri. Chissà, magari nel tempo siete diventati voi quelle persone?

Fare ammenda, riconoscere i limiti senza prendersi i meriti

La questione del merito è un argomento costante in ciò che scrivo, questo tema mi sta davvero a cuore e noto che non è mai una priorità per nessuno parlarne. Ancora oggi la questione del merito è in fondo al lungo elenco dei temi di moda o dei temi attuali, e invece penso che si debba sottolineare quanto sia importante il merito reale. A parole chiunque sa dire che il merito conta, ma spesso mancano gli esempi, le pratiche condivise volte a smascherare gli atteggiamenti di chi invece il merito lo vorrebbe calpestare.

Sono cosciente dei miei limiti, cerco appunto di limitarli per quanto mi è possibile. Ma mi sentirei una persona ignobile se un giorno dovessi sfruttare e calpestare gli altri allo scopo di emergere.
Peraltro di quella emersione cosa me ne farei? Cosa se ne fa chi la anela disperatamente? Dopo ne vorrà ancora altre e le persone attorno capiranno che la sua è solo una maschera.
Mi sono data una flebile spiegazione pensando che a un certo punto forse si diventa dipendenti dalle proprie voragini: si tende ad alimentarle sempre di più per rendere meno tristi le insoddisfazioni e le carenze della vita. Carenze affettive, professionali, carenza di competenze e talento.

Queste carenze possono fare molto male a chi le sperimenta e la cura, per alcuni, diventa non guardare in faccia quel burrone nero di inefficacia che li perseguita ogni giorno.
Credo che questa condizione si manifesti a prescindere dalla situazione economica e sociale di ciascun individuo: la percezione della voragine vale per tutti e non ha regole d’ingaggio, sorge probabilmente proprio quando hai tutto, quando dovresti sentirti realizzato e non sai che altro desiderare se non desiderare di essere come gli altri. Diventa un istinto a cercare altro, a volersi credere migliori senza migliorare, a pensare che se resti in una certa posizione sociale tutto ti sia dovuto e tutto per te sia possibile.

A che serve fingere se la voragine sotto resta?

Per essere come gli altri non basta che ti appropri indebitamente delle loro competenze: tanto non le sapresti usare comunque.

Non smetterò di parlare del merito, per me la parola è lo strumento più efficace per riportare sempre a galla la questione perché non è giusto fare spallucce e arrendersi sempre a una società di massa che vede il merito come una qualità da sfigati e la furbizia come una dote a cui ambire.
Non riesco neanche a sorriderci più di tanto su di fronte a certi atteggiamenti, mi fanno pena e rabbia. Non c’è altro sentimento che li descriva meglio.

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Chiudo il testo senza una soluzione a questa tara della società, perché al momento non ne vedo molte di soluzioni a meno che non si decida da un giorno all’altro di entrare in massa in tutte le stanze dei bottoni del mondo (dalle più piccole alle più grandi) e buttare via a calci le persone che non ci sono arrivate per competenza ma per grazia ricevuta o per altri tipi di doti che non sono meriti.
Vorrei concludere però, dopo questa nota dura, con un pensiero un po’ più disteso rivolto a chi agisce appropriandosi dei meriti altrui e inseguendo costantemente attimi di gloria rubata.

Li ho descritti come disperati e ora a ripensarci, in quanto disperati, credo che come tutti abbiano bisogno anche di un minimo di comprensione. Forse stanno affrontando una battaglia silenziosa e dura, ma posso assicurare a queste persone che calpestare i meriti degli altri o far credere, anche nelle piccole cose, che siano meriti propri non renderà migliore la loro vita.
Chissà quanto deve essere penoso svegliarsi ogni mattina e sapere di dover dimostrare alla società di essere qualcuno. Vivere come prodotti del consumismo, creati in serie con lo stampino, che adorano gli status symbol e ci sguazzano dentro. Che amano potersi sentire importanti e indispensabili, efficaci e meritevoli. Chissà che fatica dover ogni giorno mostrare al mondo di essere chi non si è. E chissà che tristezza doversi costruire una faccia mettendo insieme ogni giorno le briciole degli altri.

Che senso ha passare una vita a fingere di essere bravi e meritevoli di applausi? Ma non sarete stufi a un certo punto di rincorrere affannosamente questa idealizzazione di voi stessi?

A tutti gli altri, a quelli che i meriti ce li hanno davvero, vorrei dire invece di non arrendersi alla corrente di massa che ci vuole anestetizzati e arresi al modo malsano in cui gira il mondo. A questi meritevoli reali dico di continuare ad esprimere il proprio disappunto, di cercare chi saprà cogliere il loro genio e il loro vero talento, di coltivare se stessi il più possibile lontani dalle erbacce del potere di persone che succhiano il merito dalla giugulare come fosse sangue per i vampiri.
A queste persone dico anche che sarebbe bello raccontare le loro esperienze, metterle in forma narrativa e renderle note a tutti. La parola forse può essere ancora uno strumento in grado di cambiare il mondo. Di certo il racconto diventa fondamentale non solo per smuovere le coscienze, ammesso che sia possibile farlo su questo argomento, ma anche per trasformare le proprie esperienze negative in qualcosa che ci rende migliori.
In definitiva penso che dovremmo trarre sempre, anche dagli esempi peggiori, lo spunto per fare il balzo che possa migliorarci, per rivalutare ciò che abbiamo di bello, per renderci conto di chi siamo, per affinare le nostre peculiarità e i nostri meriti.
C’è chi di fronte a un sopruso scrive, chi dipinge, chi costruisce oggetti, chi lavora la lana ai ferri, chi esce a fare una passeggiata per prendere una boccata di ossigeno, chi fa sport. Possiamo davvero ribaltare in qualcosa di meglio anche gli atteggiamenti più stupidi in cui ci imbattiamo, certi del fatto che quelle miserie non sono le nostre, che possiamo combatterle ma anche trarne lo spunto per vivere le nostre semplici e meravigliose vite con un respiro più profondo. Nonostante tutto.


Abbiamo una voce, dunque usiamola con ogni mezzo che ci riesce di usare.
Anche queste sono battaglie di civiltà.

Laura Ressa


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Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea