
«Immagini che per la mia generazione erano tristemente familiari, dei manicomi come luogo di degrado umano, di costrizione, di isolamento dalla società, oggi sono fortunatamente scomparse – ha affermato il regista Maurizio Sciarra – eppure se non ci rifacciamo a quelle, a quel che c’era prima di Basaglia, perdiamo l’importanza di ciò che lui ha compiuto». (fonte: https://messaggeroveneto.gelocal.it/cultura-e-spettacoli/2024/03/16/news/e_tu_slegalo_maurizio_sciarra_racconta_pensiero_eretico_psichiatra_franco_basaglia-14150247/ )
Il documentario “E tu slegalo”, scritto e diretto da Maurizio Sciarra e prodotto da Le Talee e Agherose, con Rai Documentari, è disponibile su RaiPlay ed è andato in onda per la prima volta su Rai 3 il 16 marzo 2024. Al centro c’è il racconto della rivoluzione culturale messa in atto da Franco Basaglia.
La lavorazione di quest’opera è stata caratterizzata dallo studio di testi, dalla ricerca di materiali d’archivio e dal viaggio concreto del regista presso i luoghi cardine di quella rivoluzione: Trieste, Gorizia e Udine.
La testimonianza delle persone che lo hanno conosciuto e che hanno collaborato con Basaglia rappresenta un patrimonio da custodire ed è anche il fulcro di questa emozionante narrazione. Da Peppe Dell’Acqua a Roberto Mezzina, da Mario Novello a Renzo Bonn a Franco Perazza, per citare solo alcuni testimoni e protagonisti di quegli anni. Ma oltre ai medici e agli infermieri, nel documentario compaiono anche le immagini degli ex ricoverati e risuonano le parole di chi ha attraversato il disagio psichico.
Il documentario mostra anche Marco Cavallo, il gigante di cartapesta costruito all’interno del manicomio di Trieste dagli ospiti, che nel 1978 uscì dalla struttura facendosi simbolo di un nuovo inizio.
In che termini questa storia ci parla ancora oggi? Quale nuovo inizio ci attende ora? Come si può raccontare efficacemente oggi una rivoluzione così cruciale per la storia del nostro paese e così piena di significati? Quanta ricerca è necessaria e quanta tecnica? Dove risiede e come si sviluppa la capacità di raccontare in modo rispettoso, accurato e sensibile temi come il dolore, la sofferenza, la malattia e la cura?
Il 25 giugno 2024 alle ore 18.00 Maurizio Sciarra ci ha accompagnato nel suo viaggio di essere umano e di regista nella storia di una rivoluzione che si poneva come obiettivi la libertà, la dignità e la considerazione dei malati come persone e non come oggetti.
“Maurizio Sciarra è regista e sceneggiatore, nato a Bari nel 1955. Il primo film, 1997, “La Stanza dello Scirocco”, con Giancarlo Giannini e Tiziana Lodato, vince il festival di Annecy e altri prestigiosi premi internazionali.
Del 2001 “Alla rivoluzione sulla due cavalli”, con Adriano Giannini, Gwaenelle Simon, Andoni Gracia, Francisco Rabal, che vince il Pardo d’oro al Festival di Locarno, e il Pardo di bronzo per l’interpretazione maschile ad Andoni Gracia.
Del 2006 il film “Quale Amore” tratto da “La Sonata a Kreutzer” di L. Tolstoj, con Giorgio Pasotti e Vanessa Incontrada, anch’esso invitato in numerosi festival internazionali.
Realizza anche documentari, tra cui “Chi ruba donne”, su “I cantori di Carpino”, con Eugenio Bennato, “Coppi e la Dama bianca. Frammenti di un amore controcorrente”, “In viaggio con i pupi”, sul puparo siciliano Mimmo Cuticchio, “Chi è di scena. Il Teatro Petruzzelli torna a vivere”, presente al Bif&st, Rex, storia del transatlantico, per Luce Cinecittà, “Piersanti Mattarella, per la serie RAI In Nome del popolo Italiano, “Aiutami a fare da solo. L’idea Montessori” per Rai Documentari (prodotto da Luce Cinecittà e Le Talee). Nel 2024, per il centenario della nascita di Franco Basaglia, realizza “E tu slegalo”, prodotto da Le Talee e Agherose, con Rai Documentari. In onda su Rai3 e presente su RaiPlay.
Del 2023 il documentario “Il ritorno di Maciste”, la storia di Bartolomeo Pagano, il primo Maciste (prodotto da La Sarraz e Museo del Cinema di Torino), presente alla Festa del Cinema di Roma, sezione Storia del Cinema, e al Bif&st, evento speciale.
Già coordinatore nazionale di 100Autori, membro del comitato esecutivo di FERA, socio fondatore di “Giornate degli Autori” di Venezia, dal 2015 al 2018 è stato presidente della Fondazione Apulia Film Commission.”
La filmografia completa di Maurizio Sciarra – precedente a “E tu slegalo” – è disponibile sul sito IMDB a questo link: https://www.imdb.com/name/nm0778420/?ref_=fn_al_nm_1
Questo è il racconto di una storia senza tempo: perché la malattia, esattamente come la vita e come la morte, è parte imprescindibile del nostro percorso umano.
Mi piace sempre preannunciare i protagonisti delle chiacchierate di Frasivolanti evidenziando spunti che possano essere interessanti per chi si appresta ad ascoltare e, volendo, anche a porre domande e a scrivere commenti.
Come spunto di partenza stavolta propongo la visione del documentario “E tu slegalo”, scritto e diretto da Maurizio Sciarra, che ha rappresentato il filo conduttore del nostro dialogo ma che vorrei fosse spunto per tutti, per riflettere su una storia che ci appartiene, per osservare bene ancora una volta quel Marco Cavallo che abbatte i muri ed esce, finalmente libero, per le strade in mezzo alla gente “normale” per farsi monumento di una “libertà terapeutica”.
Cominciamo da qui
https://www.raiplay.it/programmi/etuslegalo
Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Maurizio Sciarra; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.
Il video dell’intervista (link)
Il podcast (Spreaker)
In un’intervista a Vito D’Anza pubblicata su VITA, lo psichiatra afferma “Quando è stata approvata la Legge 180 non c’era grande convinzione da parte della politica. Gli operatori facevano resistenza al cambiamento, perché non era stata aggiornata anche la formazione universitaria. Basaglia e i basagliani non hanno mai avuto una cattedra e, ancora adesso, il modello che viene insegnato a chi impara la psichiatria è quello clinico – biologico. Non che questo approccio sia completamente da buttare a mare, ma non può essere quello predominante all’interno di un servizio di salute mentale. Come si può attuare una rivoluzione come quella che prescrive la 180 se gli operatori hanno continuato e continuano a essere formati con programmi precedenti alla riforma? Non mettere mano al mondo accademico, a mio parere, è stato un errore gravissimo.“
Quello che lascia davvero sgomenti, in questo 2024 in cui ricordiamo i 100 anni dalla nascita di Franco Basaglia, è constatare quanto la politica e il mondo universitario abbiano voltato le spalle al pensiero basagliano.
Per riprenderne il racconto, affinché questo bagaglio culturale e umano non venga smarrito nel tempo, è necessario parlarne, ascoltare chi ne è stato artefice e spettatore, rimestare negli archivi, andare nei luoghi che furono scenario della rivoluzione che portò alle legge 180.
Per mantenere salda la memoria di quel cambiamento storico e di quel modo di vedere le persone affette da disturbi psichici non come oggetti, è necessario dunque saper raccontare ancora. Soprattutto quando sembra che il tempo cancelli la storia e ammutolisca le coscienze.
Per raccontare serve l’impegno di tutti, ognuno a seconda dei propri talenti e delle proprie possibilità. Per raccontare servono narratori… e servono registi come Maurizio Sciarra che, nel suo documentario “E tu slegalo”, si è fatto narratore di una rivoluzione che voleva restituire dignità alla malattia e all’umanità che quella malattia trascinava con sé, in un mondo spesso cieco e sordo nei confronti del dolore.
Grazie a Maurizio Sciarra per il suo racconto di regista, per il suo animo di narratore, per averci mostrato con parole dirette e profonde anche pezzi della sua vita che si intrecciano con le sue narrazioni sullo schermo.
Farsi traghettatore di vite e di storie è una grande responsabilità, non è solo un mestiere ma assolve anche a una funzione sociale. Quella funzione sociale che può smuovere le coscienze, che strappa le emozioni fuori dal petto per renderle finalmente visibili, che ci fa incontrare negli occhi degli altri un dolore che possa sradicare quell’idea secondo cui siamo tanti individui separati dispersi nel mondo anziché essere una collettività che soffre e gioisce all’unisono attraversando le tempeste a bordo della stessa barca.
Abbiamo ancora il potere di narrare. Forse quello è l’unico potere che ci può ancora salvare.
Laura Ressa
Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista
