foto antiche

Lo spunto per aprire questa nuova pagina bianca da riempire di parole deriva ancora una volta da Vincenzo Moretti e dal suo articolo T’amo impassitamente.
Vi consiglio di leggerlo e poi di tornare qui per proseguire.

Bene, avete letto? Non preoccupatevi, potete farlo quando volete ma se lo leggete prima vi gustate meglio il senso di quello che voglio raccontarvi.

Parto dalle parole con cui ho commentato il testo di Vincenzo.
Io ho amato “impassitamente” mio nonno Giuseppe e mia nonna Costanza. Di loro scrivo sempre tanto perché raccontarli è come averli sempre accanto a me. Con mia nonna negli ultimi tempi, quando io ero adulta e lei molto anziana, ho vissuto momenti di conflittualità ma ci amavamo lo stesso. E la sua presenza la sento ancora fortissima: quando qualcosa mi fa male o sono triste, penso alle sue parole e mi pare quasi di sentire le sue carezze sul volto.
E poi credo anche ci sia un’altra forma di affetto: quello mai espresso e mai conosciuto. Io provo questo affetto per il fratello di una mia cara amica. Lui non c’è più, volato via a 26 anni, e ho sempre il rimpianto di non aver fatto in tempo a conoscerlo. L’amicizia con sua sorella ripaga di quell’affetto mai espresso: è come se arrivasse anche a lui, ovunque sia.

Proseguo raccontandovi che cosa tutto questo impassitamento ha scatenato in me.

Il testo di Moretti, prima, e la mia riflessione suscitata dal testo, poi, mi hanno fatto venire in mente le persone perdute e le occasioni mancate. Tutti abbiamo nel cuore occasioni mancate e persone che non ci sono più o che non fanno più parte della nostra vita e, in questo senso, penso che ognuno possa declinare il significato di tutto questo alla propria esperienze.
C’è chi ha perso amicizie che pensava sarebbero durate per sempre, c’è chi ha perso per sempre un familiare, c’è chi ha vissuto a lungo nell’illusione di un incontro mai avvenuto, c’è poi chi vive nel ricordo di una persona che per un periodo c’è stata e poi è scomparsa nel nulla. La vita è così: ci fa perdere e ritrovare. A volte non ci fa proprio incontrare, ci fa pensare a tutte le possibili occasioni che il treno del tempo e delle vicissitudini ci ha fatto perdere. Perché spesso bisogna anche avere l’orologio che ticchetta allo stesso ritmo, per trovarsi davvero nella realtà.

Ho pensato che oggi ricorre l’anniversario di una nascita ultraterrena. La mamma di un mio carissimo amico è volata in cielo proprio il 12/12, una data difficile da dimenticare, così come è difficile dimenticare quella data incisa sul coperchio della sua bara. Mentre stringevo fortissimo la mano del mio amico, con la mia testa poggiata sulla sua spalla, guardavo rapita quei numeri nella camera ardente. Nulla di quei momenti mi sembrava vero, perché quando vuoi bene a qualcuno vorresti mai vederlo soffrire. E invece purtroppo stava accadendo, il mio amico aveva perso sua madre e io pensavo a quei numeri e al fatto che non avrei mai potuto avere parole abbastanza forti da lenire quel dolore immenso e immutabile nel tempo.

Sì perché il dolore ti tiene per mano. Forse si trasforma in ricordo malinconico, ma avrà sempre un sapore lancinante di qualcosa che abbiamo perso per sempre e che non ritornerà se non nel giorno in cui anche noi passeremo dall’altro lato.

Stanotte ho sognato anche il mio passato, e non è un caso secondo me che tutte queste riflessioni caschino a fagiolo tutte insieme proprio oggi.

Ho sognato le persone con cui ormai non ho più contatti, che hanno sfiorato la mia vita per poco tempo ma che hanno in qualche modo lasciato un segno. Ho sognato persone ancora viventi, di cui mi avrebbe fatto piacere saperne di più o conoscerle meglio. Ma il treno ormai è andato, ed è difficile richiamarlo indietro alla stazione.

In prima battuta ho pensato ai miei nonni anche, a nonno Giuseppe e a nonna Costanza. Con entrambi non c’è stato un vero addio purtroppo: avrei voluto salutarli degnamente, dal loro un ultimo abbraccio, un ultimo bacio sulla fronte oppure un’ultima parola che alleviasse un pochino quel momento di passaggio. Non c’è stato modo, non ho potuto salutare nessuno dei due eppure la loro presenza è così forte nella mia vita che quasi riesco a sentire le loro carezze sulla mia guancia, la risata forte del mio nonno, le parole proverbiali della nonna. Loro sono ancora qui con me, ne sono sicura!

Così come sono sicura che Daniele e io in fondo, in una dimensione parallela, ci siamo conosciuti finalmente. Daniele è il fratello di una mia carissima amica, una delle più care che ho.
Daniele è volato via a 26 anni, nel sonno, nello stesso mese e anno in cui è volata in cielo anche mia nonna Costanza.
Chissà se è stato davvero così ma a me piace tantissimo immaginarmeli che lasciano questo mondo insieme, mano nella mano, mentre si raccontano le loro vite.
A nonna piaceva tanto raccontare il suo passato e la cosa che più mi dispiace è non essere cresciuta in tempo per avere il tempo di scrivere e prendere appunti sulle sue memorie. Ero troppo piccola quando lei me le raccontava e in fondo non ero sempre molto interessata ad ascoltarla: quanto darei invece per poterla ascoltare ora che non c’è più!

Spesso mi torna alla mente, nei sogni o nei ricordi, anche un altro Giuseppe, padre e marito di persone care da anni alla mia famiglia. Giuseppe era un uomo affabile, gentile, generoso, sorridente.
Mi ricordo la sua presenza nella mia vita in tutta la fase adolescenziale, quando eravamo soliti tutti insieme andare al bar dopo la messa della domenica. Lui voleva offrirmi sempre qualcosa, io che non bevevo ancora caffè dicevo sempre che non prendevo niente e lo ringraziavo ugualmente per avermelo chiesto.

Quanto pagherei adesso per poter prendere un buon caffè al bar con lui e farmi raccontare la sua vita, come sta, se è felice, se la sua famiglia gli manca o sente forte il loro affetto anche dal luogo in cui è adesso.

Tutti questi pensieri mi hanno fatto riflettere su quanto la vita sia strana e beffarda, su quanto ci faccia dare per scontato persone di cui un giorno, senza rendercene conto, piangiamo per l’assenza, per quello che avremmo potuto fare insieme e non abbiamo invece mai fatto.

Esiste un tempo, un luogo, una dimensione in cui tutto ciò che non è avvenuto in realtà poi avviene? C’è un posto dei desideri sopiti in cui tutte queste preghiere di incontro vengono esaudite?
Io davvero non saprei dire se esiste, per quanto la mia fede sia elevata e grande.

E per voi quali sono le persone perdute e le occasioni mancate? Vi va di raccontarmele?
Facciamoci tutti un regalo: pensiamoci più spesso e diamoci la possibilità, forse irreale ma pur sempre degna, di incontrare o re-incontrare le persone, ovunque esse siano: sia in questa nostra realtà che in un luogo a noi ancora sconosciuto da dove forse qualcuno ancora ci ascolta.

Photo by Anita Jankovic on Unsplash

Questo post lo dedico a: mia nonna e mio nonno, Daniele, Giuseppe, la mamma del mio caro amico Giovanni, tutte le persone che sono passate solo per un attimo sulla mia strada e che avrei voluto avere accanto.

Laura Ressa

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Copertina: Photo by Laura Fuhrman on Unsplash

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist & Web Writer 🌻 Narratrice artigiana qui su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Bottega