
Il 12 ottobre ci incontreremo a Bari alle 19.00 da Imago Plus per una edizione speciale Frasivolanti della Notte del lavoro narrato.
Nel precedente articolo ho raccontato un po’ di informazioni su questa nuova edizione.
Per questa edizione voglio presentare i protagonisti in modo nuovo, con delle descrizioni che rispecchino la loro esperienza di vita, la loro essenza. E corredando le singole locandine con immagini che non siano foto dei loro volti ma elementi che per loro siano emblematici (oggetti di qualsiasi tipo, esseri viventi, luoghi, ecc.).

MAURO NISO
“Dicono che: “Essere me, ha i suoi privilegi”. Professore Universitario di Chimica Farmaceutica, Foodblogger e Food Creator, Sommelier, pugliese DOC, amante del buon cibo. Pronti ad immergervi nel mio mondo?
Fin da ragazzino ho coltivato la passione per la cucina, mi piaceva mescolare, mischiare, sperimentare. In questo sono stato aiutato da due maestre: mia nonna e mia mamma. Dall’una ho ereditato la creatività, dall’altra il rigore.
C’è chi sostiene che la cucina sia chimica (e non si discosta dalla realtà) e chi invece che un bravo chimico sia anche un bravo cuoco. Così dopo un diploma come “Perito Tecnico Informatico”, decido di appassionarmi alla Chimica Farmaceutica e nel 2002 mi laureo in “Chimica e Tecnologia Farmaceutiche” presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.
Non contento, nel 2006 conseguo il titolo di Dottore di Ricerca in “Chimica del Farmaco” e mi dico che forse la ricerca scientifica e la vita universitaria fanno al caso mio. Così 2010 vinco un concorso da Ricercatore Universitario senza non poche peripezie e nel 2021 divento Professore Universitario di II Fascia nel settore chimico farmaceutico.
Mi occupo da anni di ricerca di base in due ambiti ben precisi: Malattie Tumorali e Malattie Neurodegenerative.
Di cucinare non ho mai smesso e così ho iniziato a pubblicare, per gioco e per diletto, i miei piatti su Facebook. In molti però, mi chiedevano di aprire un blog. Così unendo le bonarie pressioni di amici e parenti alla mia grande passione per la cucina, decido di aprire, a novembre 2013, il mio blog: www.lacucinadimauro.it.
Dopo l’iniziale stranezza di avere un blog tutto mio, il tutto è diventato naturale e di casa: cucinare, fotografare, scrivere, pubblicare.
In questi 11 anni, tante cose sono cambiate. La fotografia, acerba nel 2013, per usare un termine bonario, è diventata col tempo una passione al pari della cucina. Amo fotografare, ma soprattutto amo fotografare il food e credo si percepisca. Lo stile è cambiato, semplice, curato, ricco di dettagli oggi è quello che più mi caratterizza. La cucina è cambiata: ho cercato l’innovazione senza mai perdere di vista la tradizione, con un tocco di creatività e bellezza nell’accostare ingredienti all’apparenza lontani.
Anche il mio approccio al vino, che con il buon cibo va a braccetto, è cambiato: più consapevole, più accurato, più meticoloso. Questo grazie alla continua voglia di mettermi in gioco ma soprattutto grazie al corso da Sommelier frequentato da inizio 2023 con AIS Puglia che mi ha portato a conseguire, a luglio 2024, il titolo di Sommelier. “Mai smettere di studiare e migliorarsi”, il mio motto. Soprattutto mai riposare sugli allori, mai smettere di inseguire i propri sogni, le proprie passioni.
Ho scelto l’immagine del logo del mio blog, che è nata dal rebranding di un anno fa e che mi caratterizza perché racchiude le mie due passioni.”
Pagina Facebook “La cucina di Mauro”

DEBORAH FREZZA
Penso sia bello discostarci almeno un po’ dal modello classico di presentazione delle storie che ascolteremo ed è per questo motivo che ho chiesto ai protagonisti di presentarsi in modo particolare, immaginando una descrizione di loro stessi che chiami in campo la vita fondendo vari aspetti, vari lati di sé anche non connessi con gli elementi della professione che svolgono e del ruolo che ricoprono al lavoro. Altra novità è la scelta di non mostrare i loro volti nelle locandine ma un’immagine che sia per loro rappresentativa e che descriva la loro essenza.
Credo sia un esperimento interessante per provare ad esplorare il proprio senso.
Scegliendo un’immagine e scrivendo il proprio testo, ognuno dei protagonisti mi sta regalando visioni illuminanti, squarci preziosi di vita. E ognuno di loro mi sta lasciando riflessioni aperte, dubbi da custodire, connessioni profonde che navigano libere anche oltre i racconti e le parole. Ognuno di loro apre nella propria storia oceani sconfinati.
Ed ecco di seguito la presentazione di Deborah Frezza.
“La definizione di artigiano è riduttiva; “colui che realizza prodotti con le mani”. Questa descrizione non considera altri fattori fondamentali come la creatività, l’estro, l’emotività, la passione e la mente. I manufatti sono unici, spesso su misura e raccontano sempre una storia.
Gli artigiani amano ogni pezzo realizzato e quando devono privarsene provano un po’ di tristezza, mista alla soddisfazione di aver trovato chi apprezza il loro lavoro.
Mi chiamo Deborah Frezza e sono un’artigiana, non lo sono sempre stata e per questo… ok, ricomincio. Ciao, mi chiamo Deborah Frezza,
classe ’69 e sono tante cose. Ho studiato al Liceo Artistico De Nittis di Bari e grafica pubblicitaria alla Scuola Politecnica di Design di Milano, anni in cui agli alunni era disponibile un solo computer, custodito come un gioiello prezioso, per questo o grazie a questo ho imparato a realizzare tutto, lavorando con le mani.
Penso sia stata una fortuna essermi trovata nel bel mezzo del cambiamento informatico; sono per questo in grado di creare con le mani e il mouse in egual modo.
Ho lavorato a Bari per 25 anni prima come grafico pubblicitario e poi come web designer. Sono stati anni bellissimi, poi belli, poi discreti e improvvisamente inadatti, tanto da sentirmi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Per alcuni anni ho tirato avanti così, nell’infelicità lavorativa, ma almeno ben pagata.
La passione per la ceramica è nata intorno agli anni 2000, mi innamorai delle creazioni di una ceramista, tanto da metterla letteralmente in croce e convincerla, a tenere un corso di ceramica per me. Sono rinata: da ramo secco a pianta rigogliosa, le mie mani ora libere e risolute, potevano, attraverso l’argilla morbida e duttile, modellare e dar forma concreta al mio estro creativo.
Nel 2015 mi sono licenziata e ho aperto la mia Bottega d’Argilla, senza paura, o quasi, con la convinzione di potercela fare. Anni di cittadinanza attiva mi hanno dato la consapevolezza che tutto si può cambiare.
Non ho più un contratto a tempo indeterminato, né ferie pagate, permessi e così via, ma sono io la mente, il cuore e le mani del mio lavoro. Successi e insuccessi, scelte e dubbi, sono solo i miei.
Questa storia potrebbe essere quella di chiunque abbia un sogno da realizzare e credo che la chiave per riuscirci, per provarci sia l’autostima.
L’autostima è stato il mio gancio nel cielo, spesso sottovalutata ma senza di lei, non bastano i soldi e le idee, il talento o la determinazione per affrontare tutto e tutti.
Io, come una pianta grassa con spine, fiori e frutti, nella vita e nel lavoro, ho bisogno di poco, sono indipendente, non temo la solitudine ma l’indifferenza, per via delle spine schivo qualche abbraccio ma sono generosa, “Impara l’arte e condividila” è la mia convinzione.
In questi nove anni di attività ho tenuto quasi novanta corsi di ceramica e ho conosciuto persone di ogni genere; caratteri diversi, problemi, sogni, tristezze. Ho imparato ad ascoltare le loro storie e ho notato come la poca autostima ha influenzato spesso le loro scelte di vita e lavorative, portandoli a svolgere lavori che non amano e a rinunciare troppo presto ai propri sogni.
La ceramica, intesa come materia, ha un aspetto terapeutico: la lentezza dei movimenti, la pazienza, la concentrazione. Durante le lezioni non si impara solo la tecnica, ma si scoprono i propri limiti e si trasformano in orizzonti e se si è pieni di certezze, arriverà qualche dubbio. Mi piacerebbe che il mestiere dell’artista, dell’artigiano, fosse riabilitato, nel Rinascimento avere questi talenti era un pregio, oggi sei una rarità destinata a guadagnare poco.
La domanda più difficile é: “Io chi sono?” Come detto all’inizio sono tante cose, mia madre dice che sono nata mamma e nulla mi rende più felice di esserlo. Sono moglie, figlia, amica, insegnante e sono artigiana e perché no, anche grafico.
In Italia abbiamo la convinzione che in una vita si possa fare bene solo un mestiere e che con il passare del tempo si diventi più esperti. Non credo sia così: si arriva ad un picco e poi si scende, perdendo entusiasmo, curiosità, adagiandosi su ciò che si conosce.
Uno psichiatra esperto di felicità, del quale non ricordo il nome, sosteneva che ogni dieci anni si dovrebbe voltare pagina, immergersi in vite nuove, aprirsi a nuove opportunità, offrirsi nuove possibilità.
Quando si chiude una porta si aprirà un portone pur non essendo caratterialmente una grande ottimista, lo credo fermamente.
Mi chiamo Deborah Frezza: testa da grafico, mani da artigiano, cuore d’artista.”
Le sue creazioni, il suo lavoro, la sua passione li trovate qui: Bottega d’Argilla
[Nella foto in locandina, che Deborah ha scelto appositamente per questa occasione, sono raffigurate piante grasse da lei create in ceramica]

ALESSANDRA DALENA
Gli incontri che si fanno nella vita non sono casuali, o meglio: il caso avviene per ragioni precise. Ognuno di questi incontri ci lascia qualcosa, magari un ricordo, e per certi versi ci aiuta anche a costruire chi siamo.
Proprio partendo da questo presupposto, posso dire che i protagonisti di questa Notte hanno tutti rappresentato incontri fortuiti e fortunati della mia vita. Chi solo in alcune occasioni particolari e chi per più tempo, tutti rappresentano per me momenti di svolta da custodire, parole o gesti che arrivano al momento giusto, storie di vita che fanno rafforzare la speranza nel prossimo e in se stessi.
Vi presento una persona con l’argento vivo addosso, limpida ed entusiasta di accogliere gli altri, curiosa, mai ferma, sempre alla ricerca e riflessiva. Una persona che mi ha fornito un esempio positivo in cui credere in un momento in cui ne avevo un grande bisogno.
Lei è Alessandra Dalena e quelle di seguito sono le parole che ha scelto per presentarsi!
“Sono una persona piena di sogni e di desideri, e non ho timore di rincorrerli. Sono razionale e incosciente, emotiva e decisa, e non ho paura di confrontarmi con le mie insicurezze.
Ho studiato giurisprudenza e lavoro come avvocato ma negli anni ho scoperto che la mia vera vocazione sono i progetti culturali e sociali, nei quali do tutta me stessa e da cui il mio spirito viene nutrito e gratificato.
Vivo delle relazioni con gli altri esseri viventi, amo esplorare luoghi e culture, “tornare” per me è un passaggio fra due partenze. Coordino team e progetti, il mio ruolo mi impone spesso di prendere decisioni ma preferisco farlo sempre attraverso il confronto. Sono un’inguaribile ottimista.”

FEDERICA IMPEDOVO
Ecco di seguito le parole che Federica Impedovo ha scelto per presentarsi.
“Trovare dei titoli che definiscano chi sono mi è sempre risultato difficile. Community manager? Project coordinator? Event manager? In parte descrivono cosa faccio, ma non penso dicano abbastanza di me come persona. Sicuramente rispecchiano la mentalità milanese in cui da 3 anni mi trovo immersa.
Le persone e le loro storie sono ciò che in realtà muovono la mia vita; ho avuto la fortuna di incontrarne parecchie sul mio breve cammino. Alice, mi ha insegnato l’arte del buon cibo, Alessandra la determinazione di cambiare un territorio, Anna l’importanza di salvarlo. Le ho incontrate all’università mentre giravo l’Europa per studiare le teorie del turismo sostenibile, e sui vari posti di lavoro in cui sono stata. Ascoltarle e raccontarle è quello che mi ha spinto a lavorare prima come community manager in una startup in campo education, poi come organizzatrice di eventi e in particolare del famoso format americano TED nel mio piccolo paese di provincia, Putignano. Al momento mi occupo di organizzare viaggi in Italia per turisti stranieri.
“Dove mi metti sto” è sempre quello che ho detto quando cercavo lavoro ma ora sento l’esigenza di stare lì dove voglio stare io e non dove mi vedono gli altri. Spero di trovarlo presto il mio senso più profondo: all’interno dei borghi in cui piace perdermi in lunghe passeggiate, nelle parole di persone con grandi idee o nei progetti culturali che al momento vivono solo nella mia testa.
L’immagine che mi rappresenta è quella di un golden retriever, dal carattere mite e affettuoso, ama fare attività con gli umani e apprendere cose nuove. Rispetto ad altre razze, è molto goloso ed è capace di mangiare qualsiasi cosa capiti sotto il suo naso.
Siccome non può essere perfetto, è fifone e ciò lo rende un pessimo cane da guardia, e che ha un istinto molto forte all’obbedienza. E io penso di essere esattamente così.”
💥 Alle parole di Federica mi piacerebbe aggiungere, come per gli altri protagonisti, qualcosa che vi racconti il perché e l’importanza che ha per me poter godere del racconto delle 6 persone che il 12 ottobre animeranno racconti di lavoro, di vita, in una serata che, lo spero, lascerà nei presenti qualcosa di bello da custodire.
Alcune persone sono capaci di abbracciarti con gli occhi, ti accolgono nel loro mondo con generoso entusiasmo e si vede che amano far stare bene gli altri e coglierne il bello in modo così spontaneo e privo di malizie, come forse neanche più tutti i bambini sono capaci di fare.
Credo che abbiamo tutti molto da imparare dai bambini (da quelli ancora non plasmati dalla visione degli adulti) e dagli animali.
La realtà degli adulti, infatti, ci insegna molto presto a non lasciare nervi scoperti e visibili e a non essere vulnerabili, o almeno a non mostrare apertamente un volto pulito, oserei dire candido. Quel volto puro spesso ce lo strappano via troppo presto, convincendoci che è da deboli mostrare il proprio animo, ripetendoci che è da lì, da quel fascio di luce, che troveranno strada facile tutti quelli che vorranno farci del male o sfruttare la limpidezza per buttarvi dentro la loro immondizia.
È vero, bisogna difendersi e ce lo ricordano tutti, presto o tardi. Assieme alla capacità di difendersi, di capire di chi fidarsi, rischia di crescere però in noi anche lo scetticismo e la sfiducia generalizzata. Immagino che, a lungo andare, covare una grande sfiducia nel petto giovi solo a chi non vede futuro e vuole inquinare il presente. Immagino che questo approccio alla vita sia solo un modo per trovare scusanti e colpevoli, per diventare ciechi verso chi invece ci sorride, per porci sempre sulla difensiva, per depositare le nostre scorie ovunque capiti, e appoggiarle lì ad inquinare anche la vita di chi verrà.
Il più grande sforzo visionario che possiamo fare in questo momento storico è invece avere il coraggio di essere candidi, ritornare ad alternare al buio qualche fascio di luce perché, è vero, troppa luce acceca ma il buio totale rende tutti potenziali nemici da annientare. Queste della luce e del buio sono metafore vecchie, talmente trite e ritrite da essersi lacerate nel tempo ma sono talmente semplici da rappresentare forse la sola via per visualizzare.
Federica custodisce dentro una scintilla genuina e limpida come ce ne sono poche, davvero poche. Spesso in passato ho pensato di vedere la stessa scintilla anche in altre persone, ma poi mi sono accorta che il bene bisogna imparare a riconoscerlo e che ci vuole molto tempo e tanta esperienza per imparare davvero a farlo, per capire quali sono vere scintille e quali invece sono fari abbaglianti che hanno semplicemente offuscato la visuale.
Anche la luce e il buio, dunque, sono due entità spesso difficili da identificare, troppe variabili condizionano la loro percezione.
Voci come quella di Federica meritano orecchie e occhi pronti a recepirle.
Si crede troppo spesso alle voci che urlano più forte delle altre, ma penso che a questo punto tutti abbiamo ormai capito che la voce che vale la pena ascoltare è quella di chi ha una sensibilità priva di etichette, di chi sa cogliere la forza delle relazioni umane cercando sempre quel lato autentico ben lontano dalle logiche di potere, arrivismo e interesse.
Il percorso che ci avvicina a questo genere di incontri comincia sempre molto prima dell’incontro vero e proprio e le emozioni che si condividono con le persone prima, durante e dopo superano per intensità ogni possibile racconto.
Ma tutte queste parole servono anche a me per provare a trasmettere l’intento di questa Notte e soprattutto l’idea, a cui tengo tantissimo, che non siamo il nostro lavoro, che vale ancora la pena avere gli occhi che abbracciano gli altri, l’animo indifferente all’effimero, la mente orientata a una consapevole libertà, la libertà di essere deboli.
Ci sarebbe molto altro da aggiungere ma lo faremo tutti insieme durante questa nuova Notte.

SANDRA IOSCA
Continuo a presentare i protagonisti che si racconteranno portando le loro esperienze e le loro vite in un confronto che non vuole fermarsi solo alla parola “lavoro” o comunque non solo alla sua accezione didascalica più diffusa.
Tra gli altri ascolteremo anche Sandra Iosca. Di seguito le parole che Sandra ha scelto per presentarsi.
“Mio padre da piccola mi cantava la canzone papaveri e papere, un ricordo prezioso e bellissimo. All’epoca ero piccola, molto più piccola dei papaveri alti alti. Nel corso del tempo ho sempre amato quel fiore che non potevo raccogliere perché farlo significava vederlo morire immediatamente dopo, insomma un fiore da cercare ogni inizio estate non sempre immediatamente disponibile. Presto ho imparato che il papavero è il simbolo della resistenza. Ecco la resistenza, in generale ma soprattutto nel mio rapporto con il lavoro, della cifra della mia vita: resistenza intesa come capacità di attraversare le difficoltà trasformandole in concime della mia umanità, mappa delle mie forze, come esercizio dell’autonomia di pensiero, della volontà e dell’azione contro facili e intolleranti convinzioni. Resistenza come volontà, capacità, determinazione, impegno e identità del mio lavorare, espressione della mia soggettività e del mio voler essere parte di una comunità, resistenza nell’applicazione delle “regole” e resistenza contro l’omologazione e il “così fan tutti”. Appassionata del LAVORO come studiosa e come praticante, appassionata di piante perché all’uno e alle altre dedico cura e attenzione. Considero il lavoro un elemento identificativo dell’essere umano come genere e importante fattore di costruzione della propria identità e, in ragione di ciò, non una semplice locuzione ma “universo” da esplorare, investigare, esaminare e conoscere.” 🧩🧩

DONATELLO MACARIO
Dalle ore 19.00 del 12 ottobre da IMAGO PLUS a Bari ci ritroveremo accomunati dalla stessa voglia di ascoltare, di ritrovarci a pensare alla nostra vita e a capire che gli altri sono riflesso dei nostri sogni, delle nostre paure, della nostra essenza. Alcune volte potremo persino dire che scorgiamo istanti della nostra esperienza nei racconti altrui, ed è un bene ricordarci che non vaghiamo soli nell’universo ma che possiamo scoprire altre parti di noi in ognuna delle persone che toccano o sfiorano le nostre esistenze.
A chiudere il cerchio di queste presentazioni che hanno segnato una sorta di conto alla rovescia, vi presento il sesto protagonista.
Si tratta di Donatello Macario e quelle di seguito sono le parole che ha scelto per presentarsi.
“Amo esplorare, con il corpo, attraverso il contatto con la natura ed il cibo, con il viaggio.
Mi definisco un traditore di tradizioni e credo fortemente che l’innovazione di cui abbiamo più bisogno sia quella umana.
Se non sono in ufficio, dove soffro lo stare seduto, sarò sicuramente a praticare movimento o al mare, il mio luogo preferito, oppure al cinema o in un teatro.
Amo accompagnare persone ed organizzazioni ad andare oltre l’abbiamo sempre fatto così e cerco in tutti i modi di far capire che rendere le persone più felici è di supporto anche al business. Infatti nella mia attività di esperto di processi di innovazione, declinato spesso a livello di cooperazione internazionale, una parte del mio lavoro è dedicata progettare esperienze per le persone che lavorano nelle organizzazioni e progettare programmi di benessere in azienda.
Come immagine che mi rappresenta ho scelto il kite perché unisce due caratteristiche che sento mie. Avere una visione dall’alto come l’aquilone del kite, la capacita dall’alto di mettere insieme mondi differenti, e la tavola come abilità di surfare in un mondo in continuo cambiamento.”
Di ognuno dei protagonisti cercherò di raccontarvi sabato quello che mi colpisce, che mi ha ispirato, che mi ha destato o lasciato senza parole.
Di Donatello posso anticiparvi che resto davvero sempre disarmata di fronte alla sua fame di curiosità, alla sua profonda competenza e a un sapere che non è mai didascalico ma sempre accogliente, aperto, all’insegna di uno sguardo sul mondo che cerca le domande prima di qualsiasi possibile risposta.
Evento Facebook: Notte del #LavoroNarrato – Edizione speciale Frasivolanti da Imago Plus
Ed ecco la locandina realizzata da Imago Plus

Di seguito il testo a corredo del post pubblicato sulla loro pagina Facebook.
“𝑵𝒐𝒊 𝒂𝒅 𝑰𝒎𝒂𝒈𝒐+ 𝒑𝒆𝒏𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒊𝒍 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒊𝒅𝒆𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆. 𝑬̀ 𝒖𝒏 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒂𝒍𝒕𝒂̀, 𝒎𝒆𝒕𝒕𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒂𝒎𝒑𝒐 𝒍𝒂 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒊𝒅𝒆𝒂 𝒅𝒊 𝒎𝒐𝒏𝒅𝒐. 𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒊𝒍 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒆̀ 𝒐𝒓𝒊𝒆𝒏𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒊𝒅𝒆𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆, 𝒆̀ 𝒄𝒐𝒔𝒄𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒑𝒐𝒍𝒊𝒕𝒊𝒄𝒂. 𝑪𝒐𝒔𝒊̀ 𝒊𝒍 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒎𝒂𝒏𝒖𝒂𝒍𝒆 𝒗𝒊𝒆𝒏𝒆 𝒔𝒖𝒃𝒍𝒊𝒎𝒂𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝒑𝒓𝒂𝒔𝒔𝒊 𝒂𝒓𝒕𝒊𝒔𝒕𝒊𝒄𝒂. 𝑷𝒆𝒓 𝒏𝒐𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒐 𝒅𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒍𝒆 𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒊𝒕𝒕𝒐. 𝑷𝒆𝒓 𝒏𝒐𝒊, 𝒑𝒊𝒖𝒕𝒕𝒐𝒔𝒕𝒐, 𝒊𝒍 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒆̀ 𝒖𝒏𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒔𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒐. 𝑮𝒖𝒂𝒓𝒅𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆, 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒍𝒂 𝒑𝒐𝒔𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝒔𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒏𝒐𝒎𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒆.
Per questo motivo abbiamo accettato di ospitare 𝗟𝗮 𝗡𝗼𝘁𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗡𝗮𝗿𝗿𝗮𝘁𝗼, a cura di 𝐋𝐚𝐮𝐫𝐚 𝐑𝐞𝐬𝐬𝐚 aka 𝐅𝐫𝐚𝐬𝐢𝐯𝐨𝐥𝐚𝐧𝐭𝐢.
Per ascoltare esperienze di lavoro ben fatto, in mondi, modi e mezzi differenti. Possiamo essere da soli, in due, in tre, in cento. Non conta il numero, l’importante è pensare insieme al valore che ha per noi il lavoro e che senso abbia il lavoro ben fatto.
“𝘓𝘢 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘕𝘰𝘵𝘵𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘦𝘷𝘦𝘯𝘵𝘰, 𝘯𝘰𝘯 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘢 𝘳𝘪𝘦𝘮𝘱𝘪𝘳𝘦 𝘭𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘥𝘪𝘰 𝘯𝘦́ 𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘭𝘦𝘴𝘵𝘳𝘢, 𝘴𝘪 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦𝘤𝘪𝘱𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘯 10 𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘯 2. 𝐿𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑡𝑡𝑒 𝑒̀ 𝑙’𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑑𝑎 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑟𝑒, 𝑑𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒, 𝑑𝑎 𝑐𝑎𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒, 𝑑𝑎 𝑎𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎𝑟𝑒, 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑖𝑜̀ 𝑙’𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑒̀ 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑐𝑖, 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜.” (𝑉𝑖𝑛𝑐𝑒𝑛𝑧𝑜 𝑀𝑜𝑟𝑒𝑡𝑡𝑖)”
Notte del lavoro narrato: per noi il lavoro vale! Sempre!
Coordinate:
📌 sabato 12 ottobre 2024
⏰ ore 19.00
📍 Imago Plus: via Altamura 26, 70122 Bari
Google Maps: https://maps.app.goo.gl/f4mhB3x3MtojN8aQA
Laura Ressa
Copertina: locandina in formato orizzontale realizzata con Canva in occasione di questa edizione speciale della Notte del lavoro narrato
