
In molti casi i diritti basilari delle persone, tra i quali il diritto alla salute, vengono meno e accade che questi diritti vengano negati principalmente alle persone immigrate, irregolari, quelle che non ci somigliano nei loro tratti somatici, che non hanno documenti, casa e denaro (i soli elementi dai quali siamo avvezzi valutare quanto valga una persona).
Nell’intervista del 3 marzo 2025 alle 18.00 in diretta streaming sui canali Frasivolanti ho raccolto la testimonianza di Fabrizio Signorelli, direttore sanitario volontario dell’Associazione Naga.
Il Naga è un’organizzazione di volontariato laica, indipendente e apartitica nata a Milano nel 1987 e costituita da 400 tra volontarie e volontari che garantiscono assistenza sanitaria, legale e sociale gratuita a cittadine e cittadini stranieri irregolari e non, a rom, sinti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura, oltre a portare avanti attività di formazione, documentazione e lobbying sulle Istituzioni. Il Naga si propone di estinguersi quando gli organismi pubblici preposti assumeranno concreta e diretta gestione dell’immigrazione.
Ecco in cosa crede il Naga.
“[…] I diritti devono essere riconosciuti alle cittadine e cittadini stranieri a parità di condizioni con le cittadine e cittadini italiani. Il Naga favorisce l’emersione di nuovi diritti di cittadinanza per le persone migranti, anche se irregolari sul territorio nazionale e vigila sulla concreta ed effettiva applicazione dei diritti già riconosciuti.
Il diritto alla salute per le cittadine e i cittadini stranieri, anche se irregolari sul territorio nazionale, è imprescindibile e irrinunciabile e deve essere garantito dal servizio sanitario pubblico.
Qualsiasi forma di detenzione speciale, diretta o indiretta, correlata alla condizione di immigrato senza documento di soggiorno è da rifiutare. […]”
Tutte le attività sono gratuite. Il Naga vive di lavoro volontario e riceve fondi da privati, fondazioni e organizzazioni internazionali che hanno deciso di condividerne i principi.
Qui il sito: https://naga.it/
Il dott. Signorelli è medico chirurgo dipendente di una struttura pubblica e direttore sanitario volontario del Naga, da circa 30 anni impegnato nelle questioni relative alla salute dei migranti.
Ecco alcuni stralci di una sua testimonianza di qualche anno fa.
“Quando ho iniziato a lavorare al Naga, circa 20 anni fa, non avevo idea di quello che ciò significasse.
Solo dopo qualche anno ho scoperto di essere stato affetto dalla Sindrome di Salgari che è stata definita come il desiderio degli operatori sanitari alle prime armi con gli stranieri, di scoprire patologie esotiche, incontrare strane malattie e fare brillanti diagnosi nella popolazione immigrata. […] Non capivo perché gli stranieri venissero a farsi visitare per il raffreddore, per la forfora, per i calli. Erano persone giovani, avevano bisogno di lavorare, non di riempire il pomeriggio dal medico, ma passavano ore in attesa, per ben poca cosa.
Leggere della sindrome di Salgari è stata una rivelazione, il primo passo per affrontare la questione salute-immigrazione da un diverso punto di vista.
Ho scoperto che le patologie esotiche non esistono, o quasi, tra gli immigrati che arrivano nel nostro Paese: sono una popolazione sostanzialmente sana. Perché dovrebbero essere affette da gravi malattie persone giovani, trai 15 ed i 45 anni, che hanno il coraggio e la forza di affrontare il viaggio lungo e difficile? Più lungo è il viaggio, e più forte, fisicamente e psicologicamente, dovrà esserlo chi lo affronta. E allora niente Salgari: chi è malato non parte, e se parte si ferma, per sempre, nel deserto o nel cassone di un tir.
Chi riesce ad arrivare ha da offrire all’occidente le sue braccia, la capacità di lavorare, in nero naturalmente. Diventerà un lavoratore in regola se subirà un grave incidente o morirà sul lavoro, per evitare noie. Chi trova un lavoro cerca di dare il massimo, spendendo poi il meno possibile per vivere, perché quello che si risparmia si invia a casa. Quindi si troverà a vivere in una baracca poco riscaldata, magari dividendo un appartamento ed un bagno in 15, mangiando alle mense gratuite. Come è facile intuire, le malattie non saranno determinate dall’essere originario di un paese lontano, non avranno nulla di esotico. Sono le patologie del degrado sociale, abitativo e lavorativo che gli immigrati sperimentano in Italia. […]
Se per curare gli immigrati servono caratteristiche particolari credo esse siano nell’atteggiamento mentale disposto a riconoscere e superare i pregiudizi di cui tutti siamo vittime inconsapevoli. […]
Lavorare con gli immigrati è, di fatto, prendere una posizione politica, significa renderli esistenti, concedergli una presenza ed una visibilità che alcuni vorrebbero negate.”
(fonte: https://naga.it/2020/01/16/persone-e-posizioni/ )
Qui tutte le attività del Naga: https://naga.it/attivita/
Pagina Facebook di Associazione Naga – Milano: https://www.facebook.com/NagaOnlus

Nel fornire come di consueto alcuni contenuti di approfondimento, ho scelto l’immagine qui sopra che ci ricorda il mito greco di Asclepio.
“Nell’antica Grecia si pensava che bastasse dormire in un santuario consacrato ad Asclepio per guarire da ogni malattia. In ogni tempio c’era almeno un serpente, che proveniva dal santuario di Asclepio ad Epidauro, in quanto si credeva che fossero animali sacri per la divinità, poiché simbolo del rinnovamento.” (Wikipedia)
Sappiamo molto bene che affidarsi alle divinità però non aiuta a guarire dalle malattie e nemmeno a prevenirle. Fare tutto il possibile per favorire la salute delle persone dovrebbe essere il compito principale di tutte le figure professionali che operano nell’ambito sanitario, compresi ovviamente i medici.
La versione moderna del famoso giuramento di Ippocrate recita:
“Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro […] di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale […]”.
Quanto vale una vita umana? Ci sono vite che valgono più di altre? Quale tipo di accesso alle cure viene garantito alle persone? In tutto questo qual è il ruolo delle figure professionali della sanità, cosa possono fare i medici, cosa fanno o potrebbero fare le istituzioni pubbliche?
Il dott. Fabrizio Signorelli è medico chirurgo e direttore sanitario volontario del Naga, associazione che opera per offrire il diritto all’assistenza e alle cure sanitarie a migranti, rifugiati, irregolari, richiedenti asilo.
Per offrire qualche spunto, riporto alcuni stralci di una sua intervista.
“[…] A Milano, Niguarda e San Paolo sono gli ospedali più corretti verso gli stranieri, cioè quelli che applicano la legge. «Sulla carta», dice Fabrizio Signorelli, direttore sanitario dell’associazione, «la normativa italiana è avanzata e includente. La Corte Costituzionale protegge il diritto alla salute “come ambito inviolabile della dignità umana”».
Tutte le cure “essenziali e urgenti” – non la fisioterapia per esempio – sono garantite per gli irregolari. Con l’emissione del codice Stp (Straniero temporaneamente presente) per gli extracomunitari senza permesso, o di quello Eni o Cscs per i comunitari senza tessera sanitaria. La legge c’è, ma non si applica. Oppure si applica male, in maniera arbitraria, a singhiozzo. «Con prassi estremamente variabili, a discrezione dei singoli ospedali o dei diversi operatori», dice il dottor Signorelli.
Per chi non ha il medico di base, il pronto soccorso diventa la via di accesso per tutto, dall’influenza al diabete. Ma la non emissione dei codici Stp o Cscs, o anche solo la mancata compilazione delle ricette rosse, causa problemi per gli esami di secondo livello o per il prosieguo delle terapie. A gennaio 2014, i medici del San Raffaele hanno applicato un collare rigido a un senza dimora romeno con una vertebra cervicale fratturata. Dopo vari tentativi invano per prenotare la successiva visita neurologica, il paziente si è tolto il collare da solo. Senza conseguenze, ma correndo un grosso rischio.
Spesso il problema è burocratico: non viene assegnato il codice Stp o la richiesta di esenzione per indigenza. Talvolta gli operatori sanitari non conoscono la normativa, a fronte dell’assoluta mancanza di iniziative informative dell’Asl e della Regione; gli stranieri non sono consapevoli dei loro diritti, la lingua e i complessi meccanismi burocratici («Vai a quell’ufficio…») possono essere un ostacolo.
Vi è poi una diffusa abitudine a demandare alle associazioni di volontariato: «Rivolgersi al Naga» è scritto in molti verbali di pronto soccorso di pazienti che per la legge dovrebbero invece essere curati dalle strutture pubbliche. Aggiunge Signorelli: «La discriminazione deriva anche da una chiara volontà politica regionale di non rendere pienamente godibile il diritto alle cure per tutti nella nostra città». A differenza di altre Regioni, la Lombardia non utilizza il codice Eni per i comunitari (romeni, bulgari, croati), ma soltanto alcuni ospedali emettono il Cscs a uso interno. Eppure si era impegnata a istituirlo, l’ultima volta nell’Accordo Stato-Regioni del 20 dicembre 2012.
Negli ospedali privati convenzionati, la Lombardia vieta poi di utilizzare il ricettario regionale per i pazienti non residenti in Lombardia, quindi anche gli irregolari. Se ne è accorto P., albanese di 65 anni, ricoverato all’Istituto Clinico Città Studi Spa per un’ischemia: all’atto della dimissione, tutti i controlli, compresa la rimozione del catetere, non gli sono stati prescritti.
Infine, oltre a rimuovere questi due ostacoli strutturali, il Naga chiede alle Asl lombarde e alla Regione «una campagna informativa sulla corretta applicazione della legge e l’accesso alle strutture sanitarie del territorio per i pazienti stranieri irregolari». Questo proposito era già previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 2012 e da una successiva circolare lombarda. Anche qui, scritto sulla carta ma mai applicato.”
(Fonte: https://www.famigliacristiana.it/articolo/diritto-alla-salute-chi-ce-lha-e-chi-no.aspx )
INCLASSIFICABILI è il titolo di un’indagine che fa luce sui dati socio-sanitari di 8.000 persone straniere non in regola con le norme di soggiorno che si sono rivolte al Naga tra il 2018 e il 2022.
“Il rapporto […] rappresenta la fotografia, in termini socio-sanitari, di oltre 8.000 persone straniere non in regola con le norme di soggiorno, i così detti “irregolari”, che si sono rivolte per la prima volta[1] all’ambulatorio del Naga tra il 2018 e il 2022.
Quattro anni che contengono elementi molto caratterizzanti: la pandemia e l’intensificazione del processo criminalizzazione del fenomeno migratorio.
Durante la pandemia l’ambulatorio del Naga è rimasto sempre aperto e questo ci ha permesso di essere un punto di osservazione privilegiato delle condizioni di salute delle persone straniere irregolari e degli interventi sanitari tardivi e discriminatori in un contesto di emergenza: la pandemia, tra le sue conseguenze, ha avuto quella di accentuare le disuguaglianze tra persone irregolari ed il resto della popolazione. Durante questi anni abbiamo anche assistito all’intensificarsi dei tentativi di contrasto all’immigrazione irregolare da parte dei Governi che si sono susseguiti, con l’emanazione di provvedimenti legislativi emergenziali e securitari che hanno sempre più ridotto la fruizione dei diritti fondamentali dei migranti e hanno smantellato le già scarse forme di accoglienza ed integrazione.
“L’analisi dei dati si è concentrata sulle caratteristiche demografiche (nazionalità, età, genere, istruzione), socio-economiche (situazione abitativa, condizioni lavorative e situazione familiare), l’anzianità migratoria e le condizioni cliniche, con l’obiettivo di descrivere le caratteristiche reali e non stereotipate della popolazione straniera irregolare. Il database del Naga risulta essere infatti una eccezionale fonte di informazione sulle persone senza permesso di soggiorno, sia in termini di ampiezza del campione, essendo uno dei più grandi al mondo , sia per quanto riguarda la continuità temporale dei dati, raccolti a partire dal 2000” afferma la Dott.ssa Anna Spada del Naga. “Inoltre abbiamo analizzato la correlazione tra lo stato di salute e le condizioni socio-demografiche. I dati ci raccontano una popolazione che arriva con caratteristiche di grande forza in termini di salute e di istruzione, che vengono poi erose dalle condizioni di permanenza in Italia che diventa, di fatto, una permanenza patogena” conclude la volontaria del Naga.
“Per quanto riguarda i Paesi di Origine, prevale l’America Latina (31.5%), a differenza di quanto avvenuto tra il 2014 e il 2017, quando la maggior parte di pazienti proveniva dal Nord Africa. La maggioranza dei pazienti è di genere maschile (61.3%), ma la distribuzione di genere cambia a seconda dell’area di origine, con il genere maschile nettamente prevalente tra le persone provenienti dall’Africa Subsahariana e dal Nord Africa e quello femminile più rappresentato nelle popolazioni provenienti dall’Est Europa o dall’America Latina”, commenta il Prof. Carlo Devillanova dell’Università Bocconi, tra i curatori della ricerca. “Quella indagata è una popolazione giovane, con una età media di 35 anni, ed istruita: quasi la metà delle persone (45%) ha un livello di istruzione corrispondente alla scuola superiore o più avanzata. Dal 2018 al 2022 le condizioni abitative e lavorative sono peggiorate: è aumentata la percentuale di persone senza fissa dimora (dal 17.7% al 22.6%) e più della metà della popolazione è disoccupata (54.9%). Chi ha un’occupazione, svolge spesso lavori saltuari, dato in forte contrasto con il tasso di occupazione riferito nel Paese di origine (85%). Inoltre, si assiste ad un declassamento professionale con il passaggio a mansioni elementari (collaborazioni domestiche, pulizie, operai non specializzati) nella quasi totalità delle persone” prosegue il Prof. Devillanova.
“I dati clinici del Rapporto mostrano come le patologie del sistema circolatorio (ipertensione) ed endocrino-metabolico (diabete) costituiscano più di un terzo di tutte le diagnosi nelle persone nella fascia di eta > 45 anni (circa il 30% dei pazienti). Si tratta di patologie croniche che necessitano di una gestione costante che, secondo la normativa vigente, dovrebbe essere garantita dalle istituzioni del SSN. Tuttavia, in assenza di strutture ambulatoriali ad accesso diretto la sola strada percorribile è il ricorso alle organizzazioni del terzo settore, o al Pronto Soccorso.
Siamo quindi di fronte ad una fascia di popolazione non più giovane, verosimilmente presente da lungo tempo sul nostro territorio che diventa “visibile” solo quando si ammala. Di converso, i soggetti più giovani e di nuovo arrivo (permanenza in Italia inferiore a 1 anno) risultano meno affetti da patologie gravi per il cosiddetto healthy migrant effect, ma che vanno incontro a patologie correlate alle loro condizioni lavorative e abitative, quali i traumatismi e le patologie cutanee, in particolare la scabbia. Infine, è significativa la relazione tra lavoro e salute mentale: il declassamento professionale si associa ad un aumentato rischio di disordini mentali e comportamentali”, afferma la Dottoressa Spada del Naga. […]
“Il dato che emerge in modo più evidente dal nostro lavoro è che non c’è nessuna costante legata all’essere persone straniere non in regola con le norme di soggiorno, se non gli effetti di odiose pratiche di esclusione e discriminazione: siamo tutte e tutti semplicemente persone, tutte diverse ma con bisogni simili, che non hanno diritto alle stesse possibilità. Affrontare questa ingiustizia – ad iniziare dall’accesso a tutti alle cure di base – ci pare un obiettivo minimo, ma fondamentale, di civiltà.”
[1] Circa un terzo rispetto agli accessi generali che, attualmente, sono pari a circa 8.000 persone all’anno.
Il report completo è disponibile qui: https://naga.it/2024/12/10/inclasssificabili/
Un’altra interessante fonte di approfondimento è il podcast del Naga “Dietro quella porta – Storie dai CPR”: https://naga.it/2025/02/10/online-il-podcast-dietro-quella-porta-storie-dai-cpr/
Altri link di approfondimento:
https://youtu.be/cfZCq5tmLyQ?si=AbbrH6kwhMs_e2-Z
https://youtu.be/laV7GdK5JAc?si=DtfPMNgSI-3zI0Bu
https://youtu.be/rirqiQegcxw?si=_Zuq2ZvjNewUlgN6
Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Fabrizio Signorelli; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.
Il video dell’intervista (link)
Il podcast (Spreaker)
Fabrizio Signorelli è una persona pragmatica, racconta il suo lavoro di medico e il suo impegno volontario di direttore sanitario di Associazione Naga senza voli pindarici, senza enfasi metaforica.
E in effetti per lui essere medico consiste principalmente nel farsi strumento utile, nello svolgere una professione che possa aiutare gli altri a stare bene. Non parla mai di “vocazione” verso questo mestiere e, anzi, quando sono io a tirar fuori quel termine, lui sorride.
Ammiro moltissimo questa prospettiva pratica e realistica sulle cose perché è l’aspetto che a me molto spesso manca e che vorrei imparare a sviluppare. Si tratta di una qualità che, mantenendo saldo il nostro essere, non rischia di portarci a facili sentimentalismi ma piuttosto a preoccuparci di far bene il nostro lavoro, cercando per quanto possibile di essere, appunto, strumenti utili alla società.
Eppure quante aberrazioni e storture esistono, anche – e a volte soprattutto – nel mondo della medicina e della sanità.
Quanti medici privi di qualsiasi etica, privi di qualsiasi scopo. Quanti professionisti della sanità non sono interessati a far bene il proprio lavoro ma a rincorrere esclusivamente denaro e posizionamento sociale.
Fabrizio Signorelli rappresenta, in questi tempi bui, una delle tante eccezioni che salvano la nostra società (sebbene lui non si definirebbe mai un “salvatore”). L’accezione del verbo “salvare” però per me in questo caso ha molto senso, perché la società, in qualsiasi ambito, è davvero portata avanti da pochi, bravi e onesti lavoratori. Nel pubblico come nel privato, ci sono tanti esempi di persone che lavorano bene, persone che ci tengono a fare un buon lavoro fosse anche per mantenere saldo il proprio senso di dignità personale.
Accanto a questa schiera, esiste anche un nutritissimo gruppo di persone che invece sfruttano situazioni e persone: si tratta spesso di parassiti che fanno male al mondo, che fanno male il proprio lavoro (e non parlo di mancato raggiungimento della performance ma di pura incompetenza e noncuranza).
Seppur nella mia visione fin troppo romantica e piena di voli pindarici (quella stessa visione che in alcuni casi mi ha fatto prendere cantonate enormi e vedere oro in animi in cui in effetti si celavano altri metalli) penso di poter esser certa di una cosa: il tempo ci ribalta addosso, spesso anche fisicamente, quello che facciamo nella nostra vita, il male che arrechiamo, la superficialità con cui trattiamo gli altri, gli obiettivi che anteponiamo al rispetto della vita.
Credo che nessuno possa sfuggire al giudizio impietoso del tempo. Credo che nessuno, per quanto si sforzi, possa accontentarsi a lungo degli scarti offerti da una vita passata a inseguire la forma più che la sostanza. Infine credo che chi non riesce a trovare un vero scopo, una motivazione profonda in quel che fa che vada oltre il soddisfacimento del corpo e del portafogli, chiunque non trovi mai uno sguardo benevolo privo di secondi fini o un sorriso genuino che riveli vera vicinanza, si ritrova presto o tardi a dover saldare i debiti con la collettività e a dover render conto a lei prima ancora che a se stesso.
Fabrizio Signorelli mi perdonerà per questa mia riflessione davvero poco pratica e molto metaforica. Le persone come lui, i medici che come lui agiscono, fanno, lavorano, si esprimono nel modo più limpido che esista, quello da cui nessuno può sfuggire: le azioni.
E ciascuno di noi decide quali azioni compiere.
Laura Ressa
Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista
