Tiziano Arrigoni è una presenza divenuta importante nella mia vita. Nonostante i chilometri di distanza, posso affermare di aver trovato in Tiziano una persona genuina con cui è sempre edificante condividere racconti e riflessioni.

Massetano, follonichese, piombinese, solvayno, Tiziano Arrigoni è cittadino della Toscana costiera, con qualche incursione fiorentina, ed è docente di Storia presso il Liceo Scientifico ISIS “E. Mattei” di Rosignano Solvay.
Tiziano è autore di varie pubblicazioni di carattere storico: https://www.toscanalibri.it/autore/tiziano-arrigoni_3999/

Incontrarlo di nuovo nel contesto Frasivolanti è stato emozionante. Dopo la presentazione di qualche anno fa a Bari del suo libro “La dinamite nella valigia. Viaggio nell’Italia di Luciano Bianciardi”, per fortuna non ci siamo mai persi.

Durante l’intervista in diretta del 28 marzo 2025 alle 17.30 Tiziano ha raccontato il suo libro “In fondo a sinistra – ‘900 storie e passioni di gente comune” (https://www.bancarellaweb.eu/CATALOGO/IN%20FONDO%20A%20SINISTRA.html ).

Per entrare nel vivo degli argomenti dell’opera, riporto la descrizione ufficiale:
“Uno dei miei storici contemporanei preferiti, Eric J. Hobsbawm, ha parlato alcuni anni fa, in un’intervista, dell’impossibilità di «misurarsi con il Novecento in modo distaccato e neutrale spogliandosi di un vissuto importante». Misurarsi con la contemporaneità è sempre difficile, figuriamoci quando ci si misura guardando dalla finestra di casa, con tutto il patrimonio di ricordi soggettivi che ci accompagnano. È infatti quello che ho voluto fare partendo dai ricordi familiari dell’ultimo secolo e mezzo, un ‘lungo Novecento’ che parte da fine Ottocento e si affaccia brevemente sul XXI secolo, secolo di cui si è speso già un quinto della sua esistenza. Un periodo che ha rivoluzionato radicalmente il pubblico e il privato delle famiglie italiane, dal carro a cavalli ad internet, dal mondo del paese che vuol dire non essere soli alla solitudine del web e in mezzo la tragedia delle due grandi guerre europee. Oggi si è sviluppata, anche a livello dilettantistico, la ricerca della genealogia delle famiglie, una sorta di “family search”, che non è più appannaggio di pochi, ma, grazie alla digitalizzazione di numerosi archivi, è alla portata di ogni clic e risparmia complicate ricerche in archivi comunali o parrocchiali.
Ma, si dirà, il ricordo, la memoria individuale sono soggettivi, come ha scritto giustamente Italo Calvino «la mia paura adesso è che, appena si profili un ricordo, subito prenda la luce sbagliata, di maniera, sentimentale come la guerra. La giovinezza, e diventi un pezzo di racconto con lo stile di allora, che non può dirci come erano davvero le cose, ma solo come credevamo di vederle e di dirle». A questo punto, se vuoi raccontare il secolo dalla finestra di casa, puoi scegliere la forma romanzo sia pure con richiami alla storia, oppure, come ho fatto io, la ricostruzione storica, sia pure con digressioni personali, con richiami continue alle fonti scritte, gli atti di archivio di stato civile, i giornali, i libri, le canzoni, il cinema, fino al web, insomma tutto quello che può ricostruire il contesto in cui si muovono gli attori di questa storia luoghi.

Una storia del Novecento, appunto, vista dalla finestra di casa, partendo dalle famiglie dei quattro bisnonni che scesero da Radicondoli, Casole d’Elsa, Chianni e Siena verso la Maremma, considerata la ‘terra promessa’ per iniziare la loro storia del Novecento. E da qui inizia anche un viaggio dal basso attraverso la sinistra italiana, in quasi tutte le sue accezioni, fra passioni, contraddizioni, illusioni e delusioni di un Italia civile e civica, di cui oggi si sono perse le tracce.”

Si tratta di un libro che non è solo un viaggio nella storia del Novecento, ma anche un racconto intimo e collettivo fatto di memoria familiare, trasformazioni sociali e politiche e di speranza, lotte e disillusioni. Attraverso un grande lavoro di ricerca storica, Tiziano Arrigoni ci conduce nella Toscana che cambia, dai borghi rurali alle miniere, dalle lotte della sinistra alle sfide dell’industrializzazione.
Abbiamo parlato delle storie e delle emozioni da cui il libro parte e a cui approda, del significato del Novecento per la società di oggi e di quanto conti raccontare la gente comune, coloro che rimangono fuori dalle grandi narrazioni storiche: operai, minatori, emigranti, artigiani.

Passando per i riferimenti letterari (Calvino, Bianciardi, Hobsbawm), ci siamo addentrati nell’esplorazione del ruolo che gioca anche la colonna sonora del libro, accessibile tramite QR-Code, che accompagna la lettura con musiche legate ai periodi storici narrati.


Quelli ritratti nella foto qui sopra sono minatori della cava del Ginevro. Questa è una delle tante foto di minatori che si possono reperire online… e quante storie di gente comune, proprio come le persone ritratte in questa foto, ci passano accanto ogni giorno! Quante storie del passato – di persone che non ci sono più – sono state dimenticate dai manuali di storia: vite di cui rimangono poche carte rese logore dal tempo, faldoni impolverati accatastati in archivi o forse soltanto racconti orali.  

Prima di tirare le somme di questo nuovo incontro con Tiziano e addentrarci in ciò che il suo libro ha suscitato, vorrei presentare alcuni punti chiave dai quali siamo partiti.

L’equilibrio tra dimensione personale e storica del racconto, il cambiamento che ha portato dalle radici rurali all’industrializzazione e alla società moderna, le lotte dei minatori, la Toscana, le illusioni e disillusioni della sinistra, il significato di “politica”, l’importanza del territorio nei propri ricordi personali e nella storia collettiva, gli influssi che musica, letteratura, cinema e ogni forma di conoscenza giocano nei nostri vissuti, il ruolo della memoria, le lezioni che possiamo trarre dal Novecento e – più in generale – dal passato.
Tiziano ed io siamo partiti da qui per esplorare spazio e tempo, geografie territoriali e umane, ricordi e rimpianti, speranze e paure, lotta di classe e sentimento di resa.

A guidare il nostro viaggio anche le immagini del libro e qualche stralcio tratto dall’opera di Tiziano.
Ne riporto di seguito alcuni.
“Il Novecento ha portato alla ribalta la massa, ha dato visibilità agli invisibili, «al tipo di persone i cui nomi sono di solito ignoti a tutti, se non a familiari e a vicini, nonché, nelle moderne organizzazioni statali, agli uffici che registrano nascite, matrimoni e decessi».”

“La mia paura adesso è che, appena si profili un ricordo, subito prenda la luce sbagliata, di maniera, sentimentale come la guerra. La giovinezza, e diventi un pezzo di racconto con lo stile di allora, che non può dirci come erano davvero le cose, ma solo come credevamo di vederle e di dirle” (citazione di Italo Calvino).

“Da qui inizia anche un viaggio dal basso attraverso la sinistra italiana, in quasi tutte le sue accezioni, fra passioni, contraddizioni, illusioni e delusioni di un’Italia civile e civica, di cui oggi si sono perse le tracce.”

“Si lavorava dalle sette di mattina alle sei di sera con l’intervallo di un’ora per mangiare, e di un’ora e mezza l’estate. Gli operai di Massa che lavoravano alle miniere di rame dovevano farsi tra andata e ritorno dieci chilometri ogni giorno, naturalmente a piedi.”

Quante storie ci sono state e ci saranno ancora da raccontare? Tante, troppe per riuscire a conoscerle tutte e per riuscire a metterle saldamente nei nostri ricordi e nelle nostre menti.
Chiediamoci perché, però, vale la pena provare a ritrovare quelle passate e a raccogliere quelle presenti.


Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Tiziano Arrigoni; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.

Il video dell’intervista (link)

Il podcast (Spreaker)


Raccontare le storie di altre vite, di periodi storici passati, di geografie a noi estranee o nelle quali viviamo ma che nel tempo si sono trasformate, significa in realtà raccontare anche una parte di noi stessi, della nostra vita, dei nostri affetti, dei nostri ricordi.
L’incontro con Tiziano Arrigoni è partito dal suo libro “In fondo a sinistra. ‘900 storie e passioni di gente comune” e non ci ha portato solo dentro, ma anche attorno e oltre l’opera. Perché accade così quando si rincontrano care persone alle quali si è legati: una parola tira l’altra come ciliegie, un ricordo lascia spazio ad un altro e così via in un girovagare ciclico tra memoria, sogno, suggestioni personali o acquisite da film, canzoni, letterature.
Ciò che registriamo nel cervello e che vien fuori spontaneamente, senza che siamo in grado di capire il meccanismo evocativo alla base, è frutto dei luoghi che abbiamo visitato o letto nei libri o visto nei film, delle note che abbiamo udito perché ce le cantavano i nonni o perché le abbiamo ascoltate alla radio, dei quadri e delle statue di fronte alle quali abbiamo fermato il respiro o che abbiamo osservato sfogliando i libri di scuola.
Ed è proprio così, con questa registrazione costante che avviene nella nostra scatola della memoria, che acquisiamo pezzi della nostra vita ma anche di quelle altrui.
Ognuno di noi diventa una parte di quella storia più grande che unisce in sé tutte le storie del mondo: dal passato al presente al tempo che sarà, dai luoghi come erano a come sono oggi, dai territori che c’erano prima a quelli che non esistono più, fino forse ad arrivare a quelli che non esistono ancora e a quelli che ci sono ma nemmeno siamo in grado di vedere.
Le storie del Novecento, le storie delle persone che non sono mai protagoniste dei manuali di storia, sono state la scintilla da cui Tiziano ed io siamo partiti in questa intervista: ma dire dove questo viaggio ci abbia portato, alla fine, è difficile. Probabilmente perché quando si cominciano a unire le tessere di quel grande puzzle che è la storia del mondo è impossibile porre un termine o una fine.
Il limite è quello umano, quello oltre il quale la nostra mente non ci consente di arrivare. Ma oltre quel limite chissà quanta conoscenza non saremo mai in grado di cogliere: tantissima, io credo.
Però possiamo adoperare le capacità che abbiamo per capire le vite, le storie, i luoghi, anche quando queste vite, queste storie e questi luoghi in apparenza non ci appartengono e ci sembrano non essere parte della nostra esperienza quotidiana.
Nelle ricerche storiche che Tiziano compie per i suoi libri, influisce sempre nel suo lavoro di narratore anche una parte dei suoi ricordi e delle persone a lui familiari, anche di quelle che non ha fatto in tempo a conoscere.
Del resto cercare storie per poi raccontarle vuol dire anche fare i conti con le proprie emozioni e Tiziano in questo libro restituisce un senso in più di concretezza inserendo molte immagini e addirittura una colonna sonora proprio per ricordarci che le vite di quella gente comune, dimenticate in archivi cartacei impolverati, sono quanto di più tangibile possa riconnetterci visceralmente alla genesi delle nostre stesse vite.
Immergermi nel Novecento ha reso vivido in me il ricordo di mia nonna, ad esempio, e dei suoi racconti che ho fatto in tempo a comprendere. Restano sospesi quelli che invece, con rammarico, non ho fatto in tempo a chiederle o a fermare su un foglio.
Certo, non è una colpa essere concentrati su altro in certe fasi della vita ma probabilmente se avessimo meno paura di chiedere e maggiore curiosità verso una prospettiva universale, fermarci a osservare – per quanto piccola sia la nostra prospettiva rispetto all’universo – ci offrirebbe una bellissima visuale.

Parafrasando e facendo mie le riflessioni di Tiziano, concludo quindi sottolineando due cose.
Chiediamo alle persone – finché siamo ancora in tempo – di raccontarci le loro storie.
Cerchiamo di rispondere sempre con la Speranza a chi vorrebbe che vivessimo nella Paura.
Grazie, Tiziano! 🌞


P.S. d’ora in poi il tuo secondo nome, per me, è Luciano (come Bianciardi) 😄

Laura Ressa

Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti