
2014. Sono passati già 10 anni, come corre veloce il tempo.
Nella foto qui sotto mi trovavo a Torino: lo scatto ritrae il mio volto pieno di gioia (e di flash) pochi minuti prima del concerto di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè.

2024. Sono passati 10 anni da allora, come corre veloce il tempo.
In una domenica come tante mi trovo a casa, stavolta nella mia città Bari. La giornata fuori è uggiosa e piove dal mattino. Dopo pranzo decido di guardare un film e scelgo la prima opera da regista di Paola Cortellesi.
Il titolo fa ben sperare. “C’è ancora domani” è una frase che rincuora, sembra quasi voglia metterti una mano sulla spalla e accarezzarla per dirti che tutto sta procedendo e che non importa se oggi non è il massimo: domani andrà meglio, c’è ancora strada da percorrere.
Da quando ho ascoltato per la prima volta dal vivo Daniele Silvestri sono passati già 10 anni, fu in quella sera dello scatto con troppa luce negli occhi che lo ascoltai.
Il tempo corre veloce ma certe voci riecheggiano e a volte ritornano nella nostra vita a dirci qualcosa di veramente importante. Qualcosa che, però, siamo chiamati a saper cogliere, qualcosa per il quale dobbiamo farci trovare pronti ed essere capaci di porci in ascolto. Qualcosa al cui richiamo, poi, non possiamo tirarci indietro.
Così quel richiamo mi ha colto, quasi di sorpresa, in un freddo pomeriggio di gennaio, di domenica, a casa, mentre fuori pioveva e guardavo il primo film da regista di Paola Cortellesi.
Il richiamo è cominciato con queste parole:
“Fatece largo che passa domani, che adesso non si può
Oggi non apro perché sciopererò
E andremo in strada co’ tutti gli striscioni”
Ed è stato subito un colpo feroce al petto, perché quelle parole parlano a tutti noi, al nostro senso civico, alla nostra voglia di essere esseri pensanti nonché veri portatori di dignità e diritti per noi stessi ma anche per tutti gli altri.
Il film “C’è ancora domani” e il nostro sentire comune
“C’è ancora domani” è un film che merita di essere visto. Nella mia personale lettura, senza anticipare nulla di specifico sulla trama o sul finale, ci ho visto dentro molto di quello che si può raccontare sulla dignità dell’essere PERSONE. Non parla infatti solo dell’essere donne in un mondo dominato dagli uomini, perché la Cortellesi va molto oltre una mera questione di genere. Affronta sentimenti come il rimpianto, il dolore, la noia, la rassegnazione, l’amore, la lotta, il coraggio, e lo fa accogliendo e sottolineando l’idea che queste emozioni riguardano TUTTI. Soprattutto gli oppressi, certo, ma anche tutti gli altri che pensano di vivere da oppressori e che in realtà, nel loro essere carnefici, hanno perso la magia della propria vita e sono schiavi dei loro stessi cattivi sentimenti.
Il richiamo musicale che ritorna è quello della canzone di Daniele Silvestri intitolata “A bocca chiusa”. Quel richiamo continua così:
“Io oggi canto in mezzo all’altra gente
Perché ce credo o forse per decenza
Che partecipazione certo è libertà
Ma è pure resistenza
E non ho scudi per proteggermi né armi per difendermi
Né caschi per nascondermi o santi a cui rivolgermi
Ho solo questa lingua in bocca
E forse un mezzo sogno in tasca
E molti, molti errori brutti
Io però li pago tutti“
Sono parole che fanno anche un po’ male, che spiazzano chi sa farsi cogliere dalle emozioni senza porre scudi tra la mente e il cuore.
Sono anche parole che fanno tanto bene. Perché fa bene ricordarsi che abbiamo ancora una lingua in bocca e un cervello nella scatola cranica. Fa bene ricordare sempre che abbiamo idee e pensieri nostri e che abbiamo tutto il diritto di esprimere quei pensieri e quelle idee, che volano libere oltre chi sceglie di essere metaforicamente cieco, sordo e muto, incapace di osservare la realtà e di leggerla.
“Fatece largo che
Passa il corteo e se riempiono le strade
Via Merulana così pare un presepe
E semo tanti che quasi fa paura
O solo tre sfigati come dice la questura
E le parole, sì lo so, so’ sempre quelle
Ma è uscito il sole e a me me sembrano più belle
Scuola e lavoro, che temi originali
Se non per quella vecchia idea
De esse tutti uguali
E senza scudi per proteggermi né armi per difendermi
Né caschi per nascondermi o santi a cui rivolgermi
Con solo questa lingua in bocca
E se mi tagli pure questa
Io non mi fermo, scusa
Canto pure a bocca chiusa
Guarda quanta gente c’è
Che sa rispondere dopo di me
A bocca chiusa“
Scuola e lavoro, che temi originali
Se non fosse per quella vecchia idea de esse’ tutti uguali.
E tutti uguali purtroppo a volte lo diventiamo, per quella malsana tendenza ad adeguarci a ciò che vogliono i padroni, i governi, i cosiddetti poteri forti che vorrebbero dirci chi essere e cosa pensare.
Scuola e lavoro restano ancora temi fondamentali, purtroppo però ancora troppo spesso siamo restii a lottare per certi ideali, restii a lottare affinché educazione e lavoro siano diritti di tutti e non privilegi.

Che senso ha parlare di lotte quando tali lotte per i diritti divengono solo mode, hashtag o, peggio, strumenti per far soldi?
In questo senso il film di Paola Cortellesi fa un salto di ragionamento e non taglia di netto il mondo delle donne da quello degli uomini, non parla solo alle donne, non procede per slogan facili e per facili deduzioni. “C’è ancora domani” lascia dentro un insolito sentimento di collettività e chi lo osserva può riconoscersi in tutti i personaggi, poiché il mondo è composto da tutti e ognuno porta nel mondo una parte di sé contribuendo alla costruzione di quella collettività che ci rende esseri pensanti.
Dunque, benché si possa pensare il contrario, anche l’oppressore, uomo o donna che sia, non ha connotazione netta e precisa né di genere né in riferimento ad altri tipi di appartenenza sociale. Possiamo essere tutti potenziali carnefici e tutti possiamo assumere il ruolo di potenziali vittime. Tuttavia è proprio la risposta che mettiamo in atto in certe situazioni della vita a renderci vittime oppure carnefici. Ed è impossibile definire in maniera puntuale quali siano le caratteristiche demografiche dell’uno e dell’altro finché non ci si trova nella situazione concreta per poter finalmente riconoscere in modo chiaro i vari ruoli.
Finché non usciremo dal loop di pensiero che ci porta a etichettarci come uomini e donne, prima ancora che come esseri umani, non riusciremo mai a vedere oltre le appartenenze assegnate dalla nascita e non saremo dunque nemmeno in grado di lottare in modo uniforme e funzionale contro le oppressioni che la società impone, oggi come ieri.
Guardate “C’è ancora domani” e, se vi va, raccontatemi nei commenti cosa ne pensate, quali pensieri vi ha trasmesso il film, quali messaggi sentite di poter custodire e, magari, mettere in pratica a partire proprio da… domani.
Sento un profondo senso di gratitudine verso gli artisti che, come Paola Cortellesi, sanno andare oltre il senso comune e oltre il modo diffuso attraverso cui molte persone si nascondono dietro certi temi per non osservare le proprie personali miserie quotidiane.
Torniamo e continuiamo a lottare per i nostri ideali, se ne abbiamo ancora. Torniamo e continuiamo a cantare anche “a bocca chiusa”.
Laura Ressa
Copertina: Foto di Jelleke Vanooteghem su Unsplash
Link video:

canzone bellissima!!!! ma mi sa che ti stai sbagliando sulle date, a quel concerto sono stato anche io ed è stato tra 2015 e il 2016
Se non erro era il 5 dicembre 2014, al PalaAlpitour 😊
Ok, hai ragione, ad Acireale il 13 Dicembre 2014…qualcosa non va più nella mia cognizione temporale mi sa 😂