Febbraio 2024. Ore 8.30 del mattino.
Vivere 🌼☀️🌊
E capire che la vita ha più valore se le diamo lo spazio per esprimersi, per essere, per camminare assieme a noi.
Quante volte diamo per scontato quel che abbiamo? Quante volte dimentichiamo di respirare a fondo? Ti sei mai chiesto quale sia il senso profondo della tua vita? Cosa ti fa alzare dal letto al mattino?
Prova a pensarci. A guardare fuori dalla finestra, a comprendere gli immensi doni che hai nonostante tutto, nonostante gli affanni e le enormi perdite che subisci. Ma è proprio per quelle perdite che tocca andare avanti per la propria via, più di prima. E questo, però, lo capisci solo da te, forse proprio nei momenti in cui mai avresti pensato a una vera svolta delle piccole cose.

Questa non è autoconsolazione e nemmeno passiva accettazione. Al contrario, si tratta di abbracciare la vita con tutto quel che comporta, comprese le prese di posizione e le lotte giuste. Vedere il bello che c’è, certamente, ma senza mai dimenticare il brutto e lottando per una vita che sia migliore, che non sia tempo sprecato o perso, soprattutto che non sia come gli altri la vogliono e che non sia guidata dai doveri dell’apparire ma dalla vera essenza di noi stessi.


Si intitola La fortuna che abbiamo il recente numero della mia newsletter A piccoli sorsi. Ecco perché ho pensato che sarebbe stato giusto intitolare in questo modo un articolo che, anche qui, raccogliesse alcune delle sensazioni che ho collezionato negli ultimi tempi per trasformarle in consigli pratici o in ispirazioni per te che leggi qui e che, spero, vorrai leggere anche quello che ho da dirti .

Svegliarsi e dire con gioia “oggi c’è il sole!”

Le giornate di pioggia certamente non mancano: c’è chi le preferisce a quelle di sole. Ma il punto non è il meteo, la meteoropatia o le mezze stagioni che non ci sono più e neanche il surriscaldamento globale (per quanto questo sia un argomento cruciale per tutti noi). Si tratta piuttosto della spinta, l’intenzione, la voglia di progettare le proprie giornate in senso positivo, a cominciare da come percepiamo la luce che si intravede dalle finestre quando i primi raggi di sole entrano dalle fessure delle tapparelle. Si tratta della decisione di fare tutto questo per se stessi, della scelta di volere e non di dovere. Detto così probabilmente tutto questo ti suona come un pensiero astratto, insensato e stucchevolmente romantico: del resto questa società ci ha indottrinato bene al mito cinico del produrre e del dover essere. Tutto il nostro mondo si regge su apparenze e su appartenenze, dunque che senso può più avere per noi guardare il sole senza darlo per scontato? Che senso può mai avere uscire di casa ed essere semplicemente grati di respirare e di essere vivi? Ci siamo abituati a dare tutto per scontato, tranne forse quando nella vita ci capita qualcosa di spiacevole che ci invita a rivalutare quel che abbiamo o che, al contrario, ci fa piombare nel buio più profondo. La grossa differenza la fa il nostro approccio, la nostra indole, il momento della vita che ci troviamo ad attraversare.

Senza l’esperienza del dolore, probabilmente non faremmo mai esperienza della felicità (in quest’ordine) perché non la sapremmo riconoscere senza che le evenienze, a un certo tratto, non ci affossino un po’. E anche in quei momenti di messa alla prova, non tutti imparano ad apprezzare i doni della vita anche perché non tutti sono in grado di vederli, non tutti possiedono gli strumenti per accorgersi delle fortune che hanno. E questo approccio nessuno te lo insegna, secondo me anzi è proprio una predisposizione innata la capacità di apprezzare l’atto di vivere che si esplica nei piccoli miracoli quotidiani.

E tu sei in grado di vederli quei piccoli miracoli? Non so in quale fase della tua vita tu sia, non so cosa tu stia attraversando e se hai la predisposizione innata alla meraviglia o la capacità di dar peso alle fortune quotidiane. Di certo non saranno le mie parole a farti cambiare idea e approccio, qualunque approccio tu abbia. Ma ti propongo solo un semplice esercizio: prova a meravigliarti sinceramente della luce che intravedi ogni mattina dalle tue finestre. Vuol dire che un altro giorno è cominciato, che sei vivo e che, in un modo o nell’altro, hai ancora un po’ di tempo per capire il senso della tua vita o andare là fuori a coglierlo.

Fare ogni giorno qualcosa di piccolo e speciale

Dopo l’esperienza della meraviglia, genuina e vera, arriva la spinta all’azione. Non saprei dire precisamente da dove parta questa spinta: ovviamente, come immaginerai, non esistono ricette o consigli universali per trovarla. So solo che a un certo punto arriva e ti ritrovi a fare cose che prima non volevi fare, che sentivi come obblighi o che ti facevano paura. Uscire di casa, ad esempio, attraversare una strada vuota che affaccia sul mare. Cose così. Cose piccole che diventano insormontabili e inarrivabili a volte, quasi una pena riuscire a portarle a compimento. E invece in un giorno normale riapri gli occhi, magari dopo che la vita ti ha sbatacchiato il giusto, e cominci a colpire piano piano quelle certezze che prima ti impedivano di camminare. Quei dogmi che sentivi fondamentali per essere e dover sembrare, crollano, perché al centro ci sei tu, come stai tu, chi sei e quanto conta la tua vita.

Certo, non tutti i giorni potremo fare qualcosa di speciale come lo si intende comunemente. Ma qui non ti parlo di arrampicata o paracadutismo, parlo piuttosto di briciole, quelle briciole che il più delle volte non sappiamo vedere e che tuttavia rappresentano i famosi piccoli miracoli di cui cerco, a fatica, di scrivere senza apparirti retorica.

Per farti un esempio pratico: io vivo da sempre in una città di mare e mai come adesso sono stata in grado di apprezzare quel che ho, cioè appunto il mare. Non lo vedevo, non mi sedevo a osservarlo solo per il gusto di farlo. Ecco una cosa che sembra scontata e che possiamo imparare a vedere in modo nuovo, scovando i nostri luoghi del cuore proprio sotto casa, esplorando quel che pensiamo di conoscere e che in realtà, magari, non conosciamo affatto.

Ogni giorno ora mi sveglio chiedendomi cosa io possa fare di speciale, nel senso più semplice del termine. Scatto foto, passeggio sul mare, mi perdo a guardare le onde mentre il sole mi scalda il viso. Osservo i gabbiani. Stucchevole? Può darsi, ma è molto bello e fino a poco tempo fa proprio non riuscivo a capirlo perché pensavo che la mia vita fosse solo una somma di azioni fatte affinché gli altri mi dicessero “brava”. Ora prova a farlo tu, prova a ritagliarti il tuo angolo di paradiso e di contemplazione. Fallo anche quando ti sembra di non avere tempo a sufficienza, ma fallo quando vuoi e quando te la senti davvero. Costruisci dei veri momenti per te, senza dover essere o dover sembrare. Costruisci quei momenti in cui sei veramente tu, se vuoi il tempo lo puoi trovare.

Passare del tempo con i propri cari

Dovremmo avere tutti più tempo da dedicare alle persone che amiamo. C’è chi lo fa e chi invece considera la propria famiglia e i propri figli addirittura un onere o, peggio, qualcosa da cui fuggire. Credo non ci sia strada migliore di questa per assicurarsi l’infelicità.

Tralasciando situazioni limite, che però purtroppo sono assai diffuse, mettiamo il caso (e te le auguro) che le persone che hai accanto siano quelle che ami, quelle che ti fanno stare bene davvero e che ti riempiono la vita. Ti auguro di averle o di trovarle, perché senza di esse è anche difficile avere la spinta per progettare la bellezza quotidiana di cui ti parlavo prima. Se non pensi di avere tempo da dedicare, trovalo, cercalo. Alla fine lo avrai.

Le persone care hanno bisogno di noi e noi di loro. Qualsiasi sia la difficoltà che hai con il tempo, prova almeno a passare con loro delle belle giornate, quando puoi, delle piacevoli ore, quelle che riesci ma che siano davvero di valore. Organizza una gita, un picnic, un viaggio insieme per poterti godere gli affetti.

Frequentare librerie e gruppi di lettura

Come ti sto raccontando da qualche tempo anche qui sul blog, ho ripreso inspiegabilmente a leggere. Avevo perso l’abitudine da anni ormai ed ora rieccola qui, proprio quando quasi avevo perso ogni speranza di ritrovarla. Leggo seguendo i miei ritmi, con i miei tempi e nei miei luoghi preferiti, quando mi va e senza ansia. A volte cammino portando un libro sempre con me e scelgo liberamente se aprirlo o tenerlo solo a portata di mano. Con i libri funziona anche così. Lo faccio, tra le altre cose, per stare bene, per sentirmi a mio agio tra le pagine senza la pretesa di dover ricordare tutto quel che leggo. A volte leggo un racconto e lo dimentico subito dopo, ad esempio.

Ho cominciato a frequentare il gruppo di lettura avviato da una libreria indipendente della mia città. Gli incontri si svolgono il sabato pomeriggio e rappresentano una delle più belle scoperte di questa nuova fase della mia vita. Non occorre aver letto tutto quello che viene consigliato durante gli incontri (per quanto sia bello confrontarsi dopo aver letto il libro proposto) perché lo spirito è quello di condivisione. E io mi sento accolta pur avendo partecipato, sinora, solo come ascoltatrice, appassionandomi molto alle interpretazioni e alle sensazioni presentate dagli altri frequentatori del gruppo di lettura a partire dai libri che hanno letto.

Vuoi provare a fare un esercizio anche su questo punto? Bene. Trova attività ricreative che ti facciano sperimentare qualcosa di diverso dalla routine, che ti aprano mondi e ti facciano ascoltare gli altri e partecipare a gruppi di discussione. In una società in cui vengono sempre più a mancare le occasioni e i luoghi di aggregazione, riuscire a condividere la bellezza con gli altri e confrontarsi è un obiettivo da raggiungere e da custodire.

Ristabilire i contatti e le connessioni buone

Sarà per via di qualcosa che potrei definire come un ritrovato stato di grazia, ultimamente mi è capitato di ristabilire belle connessioni con persone che non vedevo da un po’. Questo mi ha fatto capire che certi percorsi possono riportarti sempre a quelle persone buone che ti hanno fatto stare bene, che non vedono le relazioni umane come giochi di possesso e prevaricazione. Soprattutto che non pretendono nulla dagli altri, perché ognuno ha la propria vita e i propri problemi ed è importante comprendersi senza giudicare.

E tu hai dei contatti da ristabilire? Lasciati cogliere di sorpresa dalle persone oppure prova a ricontattare quella vecchia conoscenza che hai perso di vista ma che ti ispirava fiducia. Se si tratta delle persone giuste e buone, te ne accorgi subito.

Stancarsi, fare qualcosa di fisico, camminare

Quanto fa bene stancarsi! Credimi, dico sul serio e considera che sono spesso stata patologicamente pigra. Ecco, non è che ora non lo sia affatto ma penso che arrivi un punto il cui l’organismo ti parla e comincia a chiederti qualcosa di preciso, qualcosa di fronte a cui non puoi più tirarti indietro.

Qui intendo una stanchezza fisica piacevole che non sia lavoro usurante ovviamente. Ormai siamo così abituati a mettere il lavoro al centro di tutta la nostra vita che forse, quando si parla di stanchezza, pensiamo subito d’istinto a quella legata al lavoro. E cioè una stanchezza che per molti è fisica e per altri è mentale, ma sempre di lavoro si parla. Beh, come avrai capito ora non sto parlando di lavoro.

La stanchezza a cui mi riferisco è quella voluta, attesa, edificante, benigna. Quella dello sport, ad esempio, o quella che ti coglie dopo un’intensa e lunga camminata. Stancarsi per stare bene è diverso dal concetto di stancarsi perché si deve portare il pane a casa. Il lavoro nobilita ancora l’uomo? Non ne sarei sempre sicura ma, nel dubbio, direi che la stanchezza fisica benigna e fatta per se stessi può riuscire nell’arduo compito di svuotare la nostra mente da ansie, paure, preoccupazioni. Può farci vivere il presente in modo proficuo per la nostra salute, può svelarci prospettive nuove, farci notare dei dettagli a cui non abbiamo mai fatto caso, aiutarci a rilasciare le tensioni, permetterci anche di avere, in generale, una vita più sana.

Ora quindi tocca a te. L’esercizio è: trova i tuoi spazi di stanchezza benigna, fai qualcosa di fisico che alla fine ti faccia scaricare le tensioni e i pensieri negativi.


Direi che per ora gli stimoli che ti ho presentato sono parecchi e spero che vorrai sperimentarli anche tu. Se ne arriveranno di nuovi, te li racconterò come amo fare.

Spero quindi che i punti che ho cercato di condensare in questo testo ti possano servire. Portali con te, scrivili sul tuo diario della felicità, trova i tuoi, sperimenta senza la paura di non riuscire o di non potere.

Ti auguro di trovare tutto questo nella tua vita, e molto di più, anche nei giorni in cui il sole non c’è. Ti auguro di metterti all’opera per comporre la tua lista di cose piccole e buone che ti rendono felice.
Esci di casa e godi di quel che hai, perché è proprio lì vicino a te e magari non ci hai ancora fatto caso 💥

Per concludere e salutarti, ti mostro una carrellata di immagini che ho scattato, in vari momenti della giornata e in varie giornate, nei “miei” luoghi di riscoperta. Fotografa anche tu i tuoi luoghi, il tuo mare, la tua montagna, la tua collina, il tuo verde, le tue strade, i tuoi angoli, i posti che ti fanno respirare e riassaporare tempi perduti che puoi ancora coltivare. In questi casi possiamo fidarci davvero della frase fatta “basta volerlo”.

Laura Ressa

Copertina: il mare sotto casa

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti