quanto tempo sprechiamo

Quanta vita sprechiamo? Quanto tempo perdiamo davanti agli schermi? Ci sto riflettendo da tempo e, mentre la brezza del mare mi scompiglia i capelli, mi fermo a scriverlo per fissare i pensieri. Non a caso lo faccio davanti a uno schermo, ma allo stesso tempo resto ferma di fronte al mare che con il suo suono mi accompagna nel cammino e mi accarezza il viso. Mi aiuta a pensare, mi aiuta a perlustrare il presente e a goderne come raramente capita.

Sono davanti a uno schermo sì, ma ancora per poco. Mi attende il mare e quando più tardi, forse, aprirò un altro schermo ritornerò a formulare meglio questi pensieri. Intanto per ora li catturo nel momento presente perché per me sono importanti, e forse potrebbero esserlo anche per te.

Quante cose perdiamo? Quanti attimi ci sfuggono? Quanto tempo ci viene depredato? Quanto tempo lasciamo che ci venga rubato? Sono questioni basilari, domande che ognuno potrebbe porsi per cogliere il senso della propria vita e per non lasciare che questa venga gettata via.

Ci ripetono che la vita è un attimo, che bisogna godere di ogni istante. Ma cosa vuol dire realmente per noi godersela? Per qualcuno significa accumulare denaro e oggetti, per altri fare del male al prossimo, per altri ancora (credo i più fortunati) godere la vita vuol dire semplicemente essere, coltivare il momento e costruire per il futuro, donare amore e riceverne di vero, sbalordirsi per il miracolo della natura e rispettare lei e chi la abita.

Quanta vita dunque sprechiamo ogni giorno? Quanto ci farebbe bene allontanarci dagli schermi, ad esempio, per cominciare guardare quel che c’è oltre?

Non so ancora quantificare. Pare che nessuna vita sia sprecata. Pare. Io invece credo che se non impariamo ad apprezzarla questa vita, finiremo certamente per sprecarla in cose futili.

Spengo lo schermo, proseguo.


Ho scritto le parole che hai letto qui sopra mentre camminavo. Ci ritorno su dopo un bel po’ di giorni anche se ora stai leggendo tutto insieme. Applicare tempi di distacco tra una riflessione e l’altra può essere molto utile a guardare noi stessi da prospettive ogni volta differenti, a usare il tempo per dilatare il pensiero. Scrivere o leggere in momenti diversi fa bene a quella continua ricerca di risposte in cui ci affanniamo e che, inevitabilmente, porta a porci altre mille domande nuove senza quasi mai giungere a formulare delle certezze.

Molte volte, come ho raccontato spesso, mi sono ritrovata di fronte al mare in questi ultimi mesi, molte volte le onde mi hanno accompagnato cullando i miei pensieri e le trame dei miei perché. Spesso mi ci sono persa dentro, altre volte ho avuto difficoltà a navigare, presa dai tumulti mentali che ci colgono quando la razionalità cerca di ostacolare la libertà che la mente merita di trovare. 

Dentro di noi dov’è che risiede la pace? Dove possiamo trovare quegli angoli in cui stare veramente bene? E cosa vuol dire, in fondo, per ognuno di noi stare bene e mettere a valore il proprio tempo? Credo sia importante focalizzarsi su questi interrogativi, o se non altro porseli ogni tanto, perché siamo indotti a pensare che stare bene voglia dire raggiungere un benessere effimero e riempire ogni spazio possibile con doveri e obblighi. Seguendo però questa convinzione indotta, rischiamo di perdere la meraviglia, quella bellezza tangibile che il mondo ci dona e che il più delle volte non siamo in grado di percepire.

I miei frequenti vagabondaggi in spazi urbani di quiete, nei miei luoghi, mi stanno aiutando in qualche modo a focalizzare, in alcuni casi a capire che c’è una ragione nel vagabondare (anche metaforico) di ognuno e che forse le mete sottese ai nostri tragitti non sono quelle che ci aspetteremmo di raggiungere.

Dicono, ad esempio, che uscire di casa senza avere sempre un obiettivo prefissato possa essere un limite. Negli ultimi tempi ho provato a sperimentare i luoghi della mia città per il puro piacere di osservarli ed è l’approccio che suggerisco anche a te di mettere in pratica. Non è sbagliato provare a ribaltare i dogmi di quella che potremmo definire come una mera concezione capitalistica del tempo. Modi nuovi di fare le cose possono farci cambiare la direzione, farci trovare nuovi scopi, anche più veri, e aiutarci a schiodarci finalmente dalle logiche del consumo spasmodico di beni, risorse, territori, tempo.

Prova a uscire di casa, a piedi, senza avere una commissione da svolgere o un impegno da assolvere, senza aspettarti nulla. Provaci e ritagliati il tempo che ti serve per cercare il vuoto nei pensieri e il vuoto delle azioni, l’assenza cioè di cose che devi fare. Non dico che sia facile, ma credo che l’esperimento ti possa servire per ascoltare il tuo respiro senza chiederti altro e senza pretendere altro da te o dal prossimo.

Perché dovresti farlo? Perché è davvero troppo il tempo della vita che sprechiamo nella ricerca di soddisfazioni momentanee, in un’accumulazione di azioni automatiche o dovute. Troppo è anche il tempo che buttiamo in recriminazioni per quello che ci aspettiamo continuamente dagli altri e che gli altri, a nostro parere, disattendono. Il tempo è un dono prezioso, quello che abbiamo a disposizione andrebbe trattato come un tesoro irripetibile, una fonte esauribile e sottovalutata.

Da dove cominciare a fare tutto questo? Dai passi più semplici, dalla cosa più facile da fare, da quello che ti riesce più istintivo e da quello che vuoi fare davvero. Parti dall’esigenza di respirare, di allentare i ritmi e di rompere le catene, prosegui poi con la riscoperta del silenzio. Tra tanti rumori frastornanti, i suoni migliori sono quelli che si possono cogliere quando si va in sottrazione di stimoli. Un battito d’ali appena percepito, il respiro di chi compie la sua corsetta quotidiana, una canna da pesca che si muove nel vento, i battiti del tuo cuore: cose così che puoi ascoltare senza fare un grosso sforzo o senza andare chissà dove.

Quali obiettivi concreti è necessario porsi? Il bello è che non ci sono tabelle di marcia quando vuoi cambiare marcia alla vita. In questo caso non è sbagliato ragionare sulle leggi del caso e su quello che cambia da un giorno all’altro senza preavviso. Penso che siano tante le vicissitudini che accadono in questo modo, senza preavvisi, senza la possibilità di potersi preparare in anticipo. Dunque il metodo più indicato secondo me per provare ad essere pronti al raggiungimento di obiettivi risiede nel vigilare, nella consapevolezza che non siamo eterni, che quel che oggi possediamo domani potremmo non averlo più e che la vita non ci riserva solo belle giornate o una rete di protezione sempre pronta a farci cadere in piedi.

Potremmo cadere da un momento all’altro e farci molto male. Dovremmo prepararci a cadere. Dovremmo cadere più spesso e accettarlo.

A questo punto forse ti aspetterai qualcosa da portar via con te da tutto questo, un regalo che ti meriti per essere giunto fin qui nella lettura del mio racconto.

Vorrei essere in grado di donarti un prontuario, una lista di azioni da compiere che ti garantiscano di non sprecare più il tuo tempo, di non perderlo nell’effimera speranza di raggiungere potere, ricchezza, riconoscimento perché pensi che tutto questo possa farti stare meglio. Vorrei che tu possa percepire di aver ricevuto qualche guizzo all’azione attraverso quello che ho scritto. Vorrei che anche il tempo che ho impiegato a confezionare questi pensieri non abbia prodotto un esercizio fine a se stesso ma che abbia dato vita a una possibile fonte di ispirazione che possa contribuire a farti trovare quello che ti fa stare bene.

Eppure, per quanto mi piacerebbe fornirteli, il prontuario non ce l’ho, la lista di azioni da compiere non credo esista e non penso se ne possa stilare una universale che vada bene per chiunque. Per non parlare del fatto che non so quanto queste mie parole potranno davvero mai servirti a qualcosa, farti cambiare direzione, mettere in dubbio le tue certezze, farti valorizzare il tempo che hai a disposizione, farti allontanare per un po’ dagli schermi, donarti una visione nuova e autentica sulle cose.

Oltre a proporti le semplici sperimentazioni che ti ho raccontato qui sopra per valorizzare il tempo e dargli un significato che non sia quantificabile solo in azioni da compiere o produttività da conseguire, posso aggiungere anche che se non trovi autenticità in quel che sei e che fai, difficilmente potrai dare al tuo tempo un valore che resti, che ti renda migliore, che ti faccia coltivare relazioni rispettose e genuine con gli altri essere umani e con lo spazio che ti circonda. E questa è un concetto universale che ha molto a che fare con la qualità di quel che semini negli ambiti della tua vita e nel mondo.

Ti auguro di seminare sempre bene. Ne vale davvero la pena, credimi, anche quando ti sembrerà che invece la società dei consumi e del profitto remi da tutt’altra parte e premi le persone peggiori.

Laura Ressa

Copertina: Foto di Kurt Bouda da Pixabay

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti