Angelo Calianno è nato a Cisternino, in provincia di Brindisi, il 6 novembre 1979 e svolge l’attività di fotoreporter freelance da 17 anni.
Dopo aver terminato gli studi in storia antica si trasferisce all’estero vivendo prima in Inghilterra e poi in Centro-Sud America, luoghi dove comincia a muovere i primi passi come reporter e fotoreporter. In seguito si trasferisce in Medioriente muovendosi tra Siria, Palestina e Iraq, specializzandosi ulteriormente nello studio delle varie correnti dell’Islam e dell’origine dei gruppi terroristici presenti sul territorio. Negli ultimi anni ha scritto e fotografato raccontando storie dai
maggiori luoghi di conflitto in Palestina, Libano, Siria, Rojava e Afghanistan.

Oltre a scrivere e fotografare, negli ultimi due anni collabora con la casa di Produzione tedesca Quintos, per la realizzazione di documentari in zone di conflitto.
Angelo Calianno collabora anche come consulente e ricercatore per l’ITSS (The International Team for the Study of Security Verona). Ha scritto e scrive da Palestina, Israele, Afghanistan, Siria, Kurdistan, Iran, Turchia, Artsakh, Armenia, Libano, Somalia, Chad, Sudan, Sierra Leone, Mali, Colombia, El Salvador, Nepal, Pakistan.
Ha collaborato e collabora con: Missioni Consolata, Middle East Eye, Byline Times, ITSS, Mondopoli, Treccani, TPI, Terra Santa, Voci Globali, TgCom zone di Crisi, Global Voices int, LSD magazine, Popoli, Peacereporter, Rivist@, Kabel Eins.

Parallelamente agli articoli e reportage, le sue foto vengono esposte in gallerie e musei in Italia ed Europa.

Ha esposto presso:
– European Court of Auditors, Lussemburgo
– MUST Museo D’Arte Contemporanea, Lecce
– Parco Archeologico San Nicola, Cisternino
– Contemporary art and Media gallery, Yerevan
– Caffè Cittadino, Dimora Storica, Lecce
– Galleria D’ Arte Donato Rizzi, Matera

Il lavoro e la testimonianza di Angelo Calianno sono stati al centro dell’intervista del 15 giugno 2026 in diretta streaming sui canali Frasivolanti.

Mi ha colpito molto – e quindi la riporto di seguito – una citazione inserita da Angelo nella homepage del suo sito:
“Volevo il movimento, non un’esistenza quieta. Volevo l’emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore.
Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia che non trovava sfogo in una vita tranquilla.” (Lev Tolstoj)

Ecco alcuni link di approfondimento:
https://www.senzacodice.com/

https://vociglobali.it/author/angelocalianno

https://drinkfromlife.it/in-viaggio-con-angelo-bonnot-calianno/

https://youtu.be/CSY8srULrjk?feature=shared

https://wp.me/p2ou5O-1eB

https://bylinetimes.com/author/angelocalianno

https://www.middleeasteye.net/users/angelo-calliano

https://www.salentowebnews.it/palestina-e-non-solo-incontro-con-il-fotoreporterangelo-calianno

https://www.barinedita.it/storie-e-interviste/n184-angelo-calianno–la-vita-coraggiosa-di-un-reporter-di-guerra

https://www.inesplorazione.it/2011/01/angelo-calianno-luomo-bianco-che.html


Ha scritto Angelo Calianno:

​”Non posso ritenermi un fotografo, i fotografi inseguono immagini perfette aspettando per ore luci a loro favorevoli.
Io sono un testimone che cerca di raccontare le storie che ho avuto la fortuna di conoscere, le racconto scrivendo ma qui ho voluto racchiuderle in uno scatto, in un momento. Possa essere ogni foto un pretesto per imparare, cercare e interessarci a nuove realtà. Senza artifici, ritocchi o foto montaggi, quello che vedrete è esattamente così come i miei occhi lo hanno catturato”.

Qual è la motivazione e la spinta da cui parte la scelta di intraprendere il mestiere di reporter e la decisione di raggiungere e raccontare anche luoghi lontani e in apparenza inaccessibili?
Lo ha spiegato Angelo Calianno durante l’intervista ed è stato questo il punto di partenza di una chiacchierata che ci ha condotti fino a toccare risvolti della vita di un giornalista strettamente connessi non solo alla professionalità di questo mestiere ma anche con l’aspetto umano intrinseco di una scelta che riguarda la vita in toto.

Come racconteresti il Medioriente a qualcuno che non ne sa nulla?

Angelo ha risposto a questa domanda invitando ad abbandonare ogni immagine già vista e a scoprire questi luoghi in prima persona, abbracciando l’idea che ogni aspetto di quella cultura è all’origine della nostra.

Il lavoro del reporter si sta “americanizzando”: diventa sempre più superficiale, mainstream ed estremamente legato alla velocità con cui si mettono su dei reportage. E questo aspetto Angelo lo ha raccontato sottolineando anche come è cambiato nel tempo il suo mestiere, cosa predilige raccontare e quanto tempo ci vuole per raccontare un territorio, una storia, una famiglia, un contesto di guerra.

Sono sempre di meno le testate disposte a pagare un giornalista per un reportage poiché il mondo dell’informazione paga il prezzo altissimo del marketing dello scrolling. Soprattutto sulle piattaforme social ormai i contenuti si accavallano all’infinito e le persone diventano assuefatte all’orrore per la facilità con cui il cervello è sottoposto nello stesso momento a immagini di guerra accanto a immagini di prodotti in vendita.
Ad Angelo Calianno va il merito di aver raccontato anche la difficoltà di fare il mestiere del reporter oggi e la deriva dell’informazione e l’assuefazione delle nostre menti.

A proposito della gestione della paura, Angelo ha inoltre affermato che essa può farci da alleata nei momenti in cui ci aiuta ad essere cauti e a ponderare le azioni da compiere. E infatti parla anche del peso che ci si porta dentro quando chi fa il mestiere del giornalista incontra la sofferenza degli altri.

Quando poi gli ho chiesto quale sia il fraintendimento più comune sul mondo islamico e qual è la più grande menzogna che l’Occidente racconta a proposito della guerra, Angelo ha illustrato come possiamo comprendere in che modo si muove la narrazione semplicistica del mondo e come potremmo allenarci invece a osservare davvero quel che accade.

Quale confine ci si deve porre nel raffigurare le vite altrui e dove è necessario tracciare un limite su ciò che può essere fotografato?
La spiegazione che Angelo ha fornito su questo aspetto, pone in luce in che misura conti l’esperienza professionale e quanto sia affidato invece al momento e alla propria coscienza. Questa domanda è stata l’occasione per riflettere insieme anche sulla dimensione temporale che il racconto di ciascuna persona incontrata richiede, su quanto conti aver passato giorni e settimane in quei luoghi con quelle persone. Una fotografia racconta molto più di quello che pensiamo.

La fiducia delle persone che si raccontano e aprono il proprio cuore è l’obiettivo più alto del lavoro di un giornalista. Non lo sono i premi né la copertura mediatica, ma lo sguardo di una persona che decide di raccontarti gli abusi subiti e l’orrore vissuto scegliendo di affidare nelle tue mani il racconto del suo dolore.

Nel dialogo con Angelo, abbiamo portato a galla una serie di temi al centro del suo lavoro. Siamo partiti proprio dalla frase che appare nella homepage del suo sito (la citazione di Tolstoj) che parla di movimento ed energia che non trova spazio in una vita tranquilla.

Dopo aver studiato storia antica, Angelo ha scelto di partire vivendo tra continenti diversi e dedicando gran parte della sua vita a raccontare la sofferenza. Mi sono chiesta se abbia mai avuto il timore che il dolore degli altri diventasse, con il tempo, qualcosa di “normalizzato” o, al contrario, che potesse assorbirlo tanto da fare quel dolore completamente suo.

Lungo la strada che si sceglie di percorrere, soprattutto quando si fa il reporter in territori di guerra, si può perdere molto. Ma ci sono anche tanti bei risvolti che questa scelta porta con sè: e del resto, come lo stesso Angelo afferma, non ci sarebbe potuta essere strada di vita alternativa per lui se non quella votata al racconto di questi luoghi e di queste tragedie.

Dopo aver osservato il mondo e le sue lacerazioni, si può credere ancora nel progresso dell’umanità?


Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Angelo Calianno; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.

Il video dell’intervista (link)

Il podcast (Spreaker)


Le parole Angelo Calianno ci pongono di fronte alla questione del tempo, della velocità eccessiva, dell’ignoranza e della pigrizia dilagante quando si tratta di cercare le fonti.
Così come è vero che raccontando le persone si possono sempre raccontare anche le ideologie e gli stati, è altrettanto vero che le ideologie non saranno sempre in grado di raccontare le storie delle persone.

Vorrei concludere con delle immagini, perchè le immagini sanno essere più potenti di alcune parole.

Qui sotto alcune foto scattate da Angelo Calianno durante i suoi reportage e da lui gentilmente fornite per la divulgazione.

Laura Ressa

Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti