Su #lavorobenfatto si parla di cinque parole per ricordarci di credere in un futuro e in un presente che siano la fionda per lanciare in avanti nuove opportunità. Le parole da cui Vincenzo Moretti è partito su Nòva24 sono: lavoro, persone, territorio, innovazione, internet. Tutti possiamo partecipare alla discussione e io non ho potuto certo tirarmi indietro, soprattutto dopo aver letto questa frase: “a me nessuno lo leva della testa che più siamo in tanti a pensare, a contribuire, a partecipare, con idee, approcci e punti di vista diversi, e meglio è.” 

Dunque ho proposto le mie parole per il presente (una di esse in realtà era già stata proposta da Vincenzo). Qui racconto quali sono quelle che ho scelto e come si innestano nel nostro presente, nel nostro futuro e, io credo, in tutti gli spazi e i tempi che ci è dato di occupare con le nostre vite.


Parto da una parola che dà vita e vigore a tutte le altre: Persone.

Questa non è solo una parola, anche se spesso pensiamo che esista solo quando la mettiamo nero su bianco e a volte ci dimentichiamo che le persone sono quelle fatte di carne, ossa e motivazioni, spunti, inventiva, storie da tramandare.

Partiamo dal presupposto che anche queste nostre parole devono tradursi in azioni, altrimenti non ha senso divulgarle. Ecco quindi un fatto concreto, di quelli che puoi toccare. Ogni giorno, non per un mio merito particolare, mi sforzo di mettere il mio lato personale in ciò che faccio e soprattutto nel rapporto con le persone con cui interagisco. Cerco di essere onesta nei limiti della buona educazione, scherzosa nei limiti della sensibilità altrui, riconoscente (in privato e pubblicamente) verso chi mi suggerisce una buona idea o ha qualcosa da insegnarmi.

Mettere al centro le persone nel proprio operato è un obiettivo spesso vero solo a metà: a parole siamo tutti empatici e attenti al cosiddetto valore umano, di fatto non sempre sappiamo che l’aggettivo “umano” può essere anche inteso nelle sue sfaccettature negative. Se non conosciamo la materia, dunque, difficilmente riusciremo ad applicarla poco più in là delle parole, là dove termina il capoverso scritto e comincia la vita reale. Il confine tra dire e fare è un buco nero che ci inebria e a volte ci risucchia.

Cosa accade se scriviamo e diffondiamo l’idea che le persone per noi sono importanti e, invece, nei fatti poniamo sempre poca cura nelle relazioni? E, attenzione, relazione non è “io faccio un favore a te, tu ne fai uno a me”, relazione non è partecipare a corsi o eventi solo per avvicinarci a un mondo che magari invidiamo ma che non ci appartiene ancora, relazione non è stringere la mano a persone che non stimiamo solo per essere ammessi in una cerchia nella quale vorremmo ardentemente entrare. L’obiettivo in tutti questi casi non sono più le persone ma la possibilità di avvicinarci a un ideale, a un’immagine riflessa di noi stessi a cui vorremmo somigliare ma che non corrisponde a ciò che siamo.

Un’altra parola per il presente potrebbe essere quindi Corrispondenza: corrispondenza tra il dire e il fare, tra il sembrare e l’essere. Due aspetti che si somigliano nel concetto di fondo ma che sono dissimili nei risultati finali. La differenza può essere difficile da cogliere.

Cosa faccio affinché le mie parole non restino vere solo nel mondo dorato del foglio o nelle dolci parole di un testo? Nulla di eccezionale: scrivo senza fingere di essere qualcos’altro, come si faceva sui diari. Lo faccio in uno spazio che non dia suggerimenti o to-do list ma si ponga, in casi fortunati, come un ponte per arrivare agli altri.
Creare legami e relazioni proficue vuol dire stimarsi a vicenda, conoscere il valore dell’altro, sapere che nelle parole scritte e divulgate c’è sempre un fondo di verità, concretezza e corrispondenza con la realtà.
Se partiamo da questo presupposto, ogni attività (personale o lavorativa) assume un senso e ci migliora.

Pensando alle mie parole per il presente non ho potuto fare a meno di notare che se da “presente” togliamo la “e” finale, otteniamo la parola inglese “present” che in italiano significa “regalo”. Il nostro presente è in effetti un regalo che facciamo a noi stessi, avendone cura e condendolo di azioni e relazioni che gli donino senso e sapore.

In quante occasioni mettiamo prima la faccia e poi, se c’è spazio, la sostanza? L’obiettivo per il presente potrebbe essere quindi costruire una comunità di persone, ristretta e poi sempre più ampia, che non badi solo al fuori ma al dentro. Quello vero però, perché di profondità vuote ne abbiamo troppe e sento sia giunto il momento di liberarcene, anche in quei contesti in cui la genuinità può sembrarci un obiettivo privo di appeal.

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Laura Ressa

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Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea