Gladys Spiliopoulos è economista per l’ambiente e la sostenibilità, cittadina attiva e ESG specialist per un’azienda privata.
Si occupa di disclosure di sostenibilità e disclosure collegata ai cambiamenti climatici per i settori altamente emissivi (oil & gas, iron & steel, cement, etc.).

Gladys è stata protagonista dell’intervista del 16 gennaio 2026 in diretta streaming sui canali Frasivolanti. Al centro del suo racconto e del nostro dialogo: ambiente, crisi climatica, difesa del territorio, il neonato progetto TRACCE e la città di Taranto.

Attiva in diverse iniziative civiche a tutela del territorio, Gladys ha partecipato alla redazione di osservazioni tecniche su progetti ad alto impatto sul territorio tra cui il dissalatore sul fiume Tara, il flottante nel Mar Piccolo, analisi economica nel ricorso al TAR contro l’Aia ex Ilva, impianti di trattamento fanghi e altre procedure autorizzative complesse.
Ha all’attivo 4 pubblicazioni (T.R.A.C.C.E.: integrare i servizi ecosistemici nella pianificazione bioculturale e rigenerativa di Taranto;
“Lands, seas, crops, cultures: biogrammatic protection of the Mediterranean through relational sustainability actions”;
“La Rigenerazione Economica del Mediterraneo”;
Analisi COSTO–OPPORTUNITÀ del ciclo integrale a carbone dell’installazione EX ILVA di Taranto alla luce della nuova AIA del 2025)
e due menzioni di merito scientifico per la sua tesi di laurea magistrale dal titolo “Taranto, capitale del mare urbano: valutazione servizi ecosistemici area marina protetta Mar Piccolo – Isole Cheradi. Analisi aspetti economici, sociali ed ambientali”.

All’interno di TRACCE Gladys porta competenze sulla valutazione dei beni non di mercato, sui servizi ecosistemici e sui modelli di sviluppo sostenibile basati sulla visione ecosistemica, contribuendo alla costruzione del Taranto ESG Watch (indice civico inteso come infrastruttura civica di monitoraggio in ambito ambientale, sociale e di governance).

Cos’è TRACCE?
T.R.A.C.C.E. è l’acronimo di “Taranto Rigenerata Attraverso Cultura, Comunità, Ecologia”.
Il progetto nasce dalla partecipazione attiva nelle piazze. All’inizio il documento realizzato su questo tema si intitolava “Analisi critica all’accordo di programma” ed era finalizzato ad analizzare in modo critico l’accordo di programma del governo e tutto ciò che ad esso era collegato.
“Poi però abbiamo pensato che non potevamo limitarci a dire NO e a criticare: era necessario che ci sentissimo co-responsabili del futuro di Taranto.” – afferma Gladys.
“Abbiamo iniziato a costruire un progetto alternativo sulla base di studi ed esperienze di altre realtà. Ma per comprendere il cammino che porta a TRACCE, al di là del percorso delle piazze, bisogna partire dai “Racconti della contea di Degradoland” (https://sites.google.com/view/degradoland/home ) che hanno rappresentato un modo per raccontare un mondo distopico e far comprendere la bellezza di Taranto e l’importanza di lottare per essa. Soprattutto l’ultimo capitolo “Lettera da Thalassia” permette di capire il cammino fatto per giungere fino a TRACCE.”

TRACCE è un progetto di comunità, la voce di una generazione stanca di una narrazione che non racconta la Taranto di oggi.
Le linee guida proposte mirano a rigenerare la città attraverso l’integrazione dei servizi ecosistemici, considerati come infrastrutture regolative del benessere diffuso del territorio, evitando fratture tra sviluppo e tutela e adottando un approccio bioculturale capace di valorizzare insieme ambiente, patrimonio e comunità.


I visionari della prima ora sono: Gladys Spiliopoulos, Giada Marossi, Giuseppe Barbalinardo, Matteo Falcone, Walter Giacovelli, Niccolò Giambruno.”

Per approfondire:
https://www.pressenza.com/it/2026/01/tracce-e-la-rigenerazione-di-taranto-che-parte-dal-basso-oltre-lex-ilva/ 

https://sites.google.com/view/degradoland/cap-finale-lettera-da-thalassia?authuser=0 

https://www.facebook.com/puntidivistapress/posts/1461111532151501


Taranto

Il paradigma al centro del progetto TRACCE vede Taranto come laboratorio della transizione.
La città rappresenta uno dei casi più emblematici del fallimento dei modelli di sviluppo industriale del Novecento e, allo stesso tempo, una delle più radicali opportunità di ripensamento del rapporto tra ambiente, società ed economia.

Taranto inoltre vive una condizione che può essere definita “paradosso territoriale”: in pochi chilometri convivono ecosistemi rari e fragili (come il Mar Piccolo, il Mar Grande, le zone umide e costiere), un patrimonio storico e archeologico stratificato, quartieri segnati da profonde vulnerabilità sociali e la più grande area industriale d’Europa.
L’ONU ha definito Taranto una “zona di sacrificio”, una macchia sulla coscienza collettiva dell’umanità: una definizione che fotografa l’intensità dell’impatto ambientale e sanitario, ma anche un paradigma di governo del territorio che ha sistematicamente separato sviluppo economico e tutela ambientale, produzione e benessere, crescita e diritti.
È dentro questa frattura che nasce T.R.A.C.C.E. (Taranto Rigenerata Attraverso Cultura, Comunità ed Ecologia) come proposta di pianificazione rigenerativa capace di cambiare la grammatica con cui si immagina il futuro della città.

Il cuore teorico del progetto TRACCE risiede nel riconoscimento dei servizi ecosistemici non come elementi accessori o compensativi, ma come infrastrutture strutturali del benessere umano e territoriale. L’approccio proposto supera una visione riduttiva della sostenibilità, intesa come “livello aggiuntivo” ai processi urbanistici, per affermare invece una pianificazione fondata sul metabolismo urbano-ecologico.
Gli ecosistemi forniscono servizi di approvvigionamento, regolazione climatica, qualità dell’aria e dell’acqua, supporto alla vita, ma anche servizi culturali e identitari: relazioni sociali, pratiche quotidiane, senso di appartenenza, qualità dell’abitare. Assumerli come infrastrutture invisibili significa orientare le trasformazioni urbane secondo criteri misurabili, verificabili e capaci di generare valore collettivo nel tempo.
In tal senso TRACCE si inserisce nel solco della contabilità ecosistemica e dei framework internazionali (SEEA-EEA, SDGs, metriche ESG), ma li declina in una prospettiva territoriale e civica, rendendoli strumenti di decisione pubblica e non solo di rendicontazione.

Uno degli elementi più innovativi del progetto è l’adozione di un approccio bioculturale, che riconosce l’interdipendenza profonda tra ecosistemi, culture locali e comunità. Rigenerare un territorio non significa semplicemente intervenire sul piano fisico o ambientale, ma ricostituire le relazioni tra paesaggio, memoria, pratiche sociali ed economie locali.
TRACCE introduce il concetto di ecosistema chiave di volta culturale: un ecosistema la cui perdita comporterebbe non solo uno squilibrio ecologico, ma anche un collasso identitario e sociale. A Taranto, il mare, le lagune, i fiumi, le zone umide e le coste non sono solo elementi naturali, ma portatori di saperi, mestieri, ritualità, economie storiche e forme di cittadinanza.
La pianificazione bioculturale proposta da TRACCE mira quindi a trasformare patrimoni materiali e immateriali in leve progettuali, superando la dicotomia tra tutela e sviluppo e costruendo una visione integrata del territorio.


Dal punto di vista operativo, TRACCE si fonda su una metodologia articolata su tre livelli interconnessi.
Il primo è la valutazione biofisica, che analizza la dotazione ecosistemica del territorio e il suo metabolismo urbano-ecologico attraverso indicatori di contabilità ecosistemica. Questo livello consente di orientare la rigenerazione entro limiti ecologici reali, valutando servizi di regolazione idrica, climatica, della qualità dell’aria e del suolo.
Il secondo livello è la valutazione bioculturale, che indaga valori, usi sociali e pratiche dei luoghi attraverso strumenti qualitativi: mappe di comunità, laboratori partecipativi, focus territoriali. Qui la rigenerazione diventa risposta ai bisogni reali della popolazione e non proiezione astratta di modelli esterni.
Il terzo livello riguarda monitoraggio e governance, attraverso la costruzione del Taranto ESG Watch: un’infrastruttura civica di indicatori ambientali, sociali e di governance, basata su dati pubblici, metriche internazionali e contributi della citizen science. Il TEW è concepito come strumento di democrazia territoriale, capace di rendere trasparenti le decisioni, misurare gli impatti nel tempo e riequilibrare i rapporti di potere tra cittadini, istituzioni e grandi attori economici.

Per dimostrare la concretezza dell’approccio, TRACCE individua quattro ambiti strategici della città come prototipi di pianificazione rigenerativa.
Il primo è StillWorks, relativo all’area ex Ilva, interpretata non solo come sito da bonificare, ma come laboratorio di rigenerazione ecosistemica post-industriale. Qui la rigenerazione passa attraverso riforestazione, fitodepurazione, corridoi ecologici, architetture climatiche e riconversione degli edifici industriali in contenitori culturali e di ricerca, sul modello di esperienze europee come Zollverein. Condizione imprescindibile è la dismissione dell’impianto e una bonifica reale del sito.
Il secondo prototipo riguarda Porta Napoli, intesa come distretto bioculturale capace di trasformare fragilità sociali e marginalità in risorse. Arte, artigianato, musica e microeconomie creative si integrano con infrastrutture verdi, percorsi di prossimità e accesso al mare, generando inclusione, identità e qualità urbana.
Il terzo caso è il Parco del Galeso e Archi del Triglio, pensato come corridoio eco-storico che ricuce continuità ecologica, idraulica e paesaggistica tra quartieri, laguna e mare. Fitodepurazione, percorsi lenti, educazione ambientale e citizen science restituiscono al fiume un ruolo centrale nella vita urbana.
Il quarto ambito è quello dei Lidi Urbani, concepiti come infrastrutture bioculturali del waterfront. L’accesso al mare diventa diritto di prossimità, strumento di salute pubblica e giustizia ecologica, attraverso balneabilità sostenibile, mobilità lenta, rinaturalizzazione delle coste e nuove economie legate al turismo lento e alla cultura marina.

Il progetto TRACCE non nasconde le difficoltà. Tra i principali limiti emergono la dipendenza iniziale dai fondi pubblici, la complessità delle bonifiche, i tempi lunghi della rigenerazione urbana e il rischio di lock-in fossile legato a nuove infrastrutture energetiche.
Le soluzioni individuate passano da una diversificazione delle fonti di finanziamento (blended finance, capitali a impatto, fondazioni), da una governance multilivello stabile, da strategie di early wins capaci di produrre risultati visibili nel breve periodo e da un monitoraggio pubblico continuo tramite il Taranto ESG Watch.
Un nodo centrale resta quello della governance: superare frammentazioni politiche, conflitti tra associazioni e dinamiche autoreferenziali richiede un patto di territorio basato su criteri di trasparenza, responsabilità e misurazione degli impatti, non sul consenso unanime o sulle reti di potere consolidate.

La visione di TRACCE dimostra che la pianificazione ecosistemica non è un metodo tecnico da aggiungere ai processi esistenti, ma un modo radicalmente diverso di governare la trasformazione territoriale. Rigenerare non significa solo recuperare luoghi degradati, ma produrre giustizia ecologica, ricomponendo fragilità ambientali e diseguaglianze sociali attraverso metriche trasparenti, processi condivisi e corresponsabilità diffusa.
In questo senso, Taranto può diventare un prototipo replicabile per molte città europee in transizione post-industriale: non un’eccezione da gestire, ma un laboratorio politico, culturale ed ecologico capace di indicare nuove traiettorie di sviluppo sostenibile.


Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Gladys Spiliopoulos; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.

Il video dell’intervista (link)

Il podcast (Spreaker)


Ed ecco un documento prezioso: il MANIFESTO DI TRACCE che Gladys mi ha gentilmente fornito e che con grande piacere condivido.

Il trasporto e la passione con cui Gladys Spiliopoulos parla di ambiente, di Taranto e di futuro emergono pienamente dalle sue parole colme di consapevolezza, conoscenza, concretezza, visione. Di fatto per cambiare le cose che non vanno non basta essere sognatori ma diventare veri visionari in grado di restare con i piedi ben piantati per terra, immersi nelle radici dei problemi da risolvere.

Esserci è parte fondamentale del percorso, è un primo passo per abbracciare quel senso di cittadinanza attiva che fa la differenza anche per le nostre vite. TRACCE vuole fare anche questo: coinvolgere, far sentire tutti partecipi, attori di un istinto di sopravvivenza che ci aiuti a costruire un futuro.

Il racconto di Gladys mi ha colpito moltissimo, sarei rimasta ancora un bel po’ ad ascoltarla e dopo l’intervista anche lei mi ha confessato che avrebbe volentieri continuato, perché quando un tema attraversa la tua vita e ti appassionata così fortemente non vorresti mai smettere di parlarne. Il coinvolgimento emotivo nei riguardi del nostro ambiente, la sensazione che il modo in cui agiamo in questa breve vita avrà ripercussioni sul dopo di noi, la nostra piccolezza in confronto alla grandezza dell’universo, la forza inarrestabile della Natura che c’era prima di noi e ci sarà dopo di noi: sono queste le leve più belle per comprendere che siamo niente in confronto alla storia del mondo e che, proprio per questo motivo, abbiamo il dovere civico e morale di proteggere e difendere il luogo che ci ospita. Solo difendendo e proteggendo il mondo intorno a noi potremo proteggere anche noi stessi, provare ad assicurare un futuro meno catastrofico alle persone che abiteranno questa terra dopo di noi.

Durante l’intervista Gladys ci ha spronato a porci alcune domande sul valore che attribuiamo a determinati elementi della natura a cui spesso non facciamo caso: quanto vale per noi un delfino? quanto vale per noi la vita dei cavallucci marini o la possibilità di vedere il mare? quanto vale per noi un albero secolare e l’ombra dei suoi rami che ci ristora nelle giornate di caldo torrido?

Lo sappiamo bene: in questo smarrimento e totale sfacelo sociale, politico, umano che stiamo vivendo non è facile rieducarci e porci queste domande. Ma il senso delle nostre vite è davvero tutto lì: basterebbe capire che il valore delle cose non si misura solo in denaro e che, se anche volessimo misurare in denaro ciò che realmente conta per noi, scopriremmo che quel che vale di più sono proprio gli elementi della natura, l’ambiente che ci accoglie, il mare, le specie animali e vegetali, gli alberi e le piante. Sono questi gli elementi che ci permettono di esistere e difendendo loro, difendiamo la nostra sopravvivenza ed eleviamo la qualità della vita a standard ben più alti di un nuovo modello di auto o di un abito griffato.

A questa visione si opporranno di certo gli ossessionati del possesso e dell’accumulo, i fanatici degli introiti economici, quelli che agiscono per la soddisfazione del brevissimo termine scavandosi la fossa e scavandola anche a tutti noi: ma proprio per questo esistono le comunità, per collaborare e riscoprire insieme cosa conta e come migliorare il nostro stare al mondo, per smettere di ragionare come singoli individui perennemente insoddisfatti e agire invece come collettività in movimento.

Dal canto mio, oltre a questo mi sento solo di aggiungere che per TRACCE ci sarò sempre. Così come ci sarò accanto e in sostegno di tutte le persone che credono e che si impegnano senza protagonismi per mettere in moto quella collettività che agisce per il bene comune. Una collettività che non cerca applausi o riconoscimenti ma che prova a ricucire uno strappo, a sanare le ferite di un territorio e che vuole costruire con tanta convinzione un’alternativa luminosa e giusta in luoghi dove per troppo tempo ha vinto il profitto economico di pochissimi a fronte della distruzione di tutto il resto.

Lettera da Thalassia
Lettera a chi resta

A voi, figli del vento e dell’acqua, di pietre antiche e mare amaro.
A voi che avete respirato polvere, ruggine e speranza nello stesso respiro.
A voi, Tarantini, custodi stanchi di una bellezza troppo spesso tradita.

Io sono solo un nome, un sogno di sale e brace, un’ombra venuta a ricordarvi chi siete quando smettete di abbassare gli occhi. Ho camminato tra le vostre strade spezzate, ho ascoltato le voci di chi non ha mai smesso di lottare per un palmo di terra, un sorso d’acqua pulita, un cielo senza veleni.

Ho visto la bellezza nascosta sotto i rifiuti, tra le radici, sotto la pelle dura del mare. Ho imparato che la bellezza non è un privilegio: è una responsabilità. E chi la difende, difende la propria dignità.

Non credete a chi vi dice che nulla può cambiare. Non credete a chi compra il vostro silenzio con una promessa e vi lascia macerie. Non fatevi convincere che la colpa sia solo degli altri: guardate le vostre mani, le vostre strade, i vostri sogni. E scegliete di sporcarvi di bellezza.

Partecipate. Dite “no” quando serve dire no. Dite “basta” quando basta è davvero abbastanza. Dite “sì” alla cura, alla comunità, alla parola gentile. Ricordatevi che la bellezza è fragile solo quando la lasciate sola.

Io me ne vado, ma la brace resta. Soffiateci sopra, accendete un fuoco che non bruci per distruggere, ma per illuminare. Fatelo per voi, per chi verrà dopo di voi, per questo mare che vi abbraccia anche quando non lo meritate.

Perché Taranto merita di più. E siete voi l’unico futuro possibile.

Ulteriori approfondimenti:

https://www.facebook.com/TracceTaranto

https://www.instagram.com/tracce_taranto

https://www.nuovodialogo.com/2025/07/01/tracce-un-programma-per-la-rigenerazione-di-taranto/

https://www.giornaleditaranto.com/cms/index.php?option=com_k2&view=item&id=13136:realta-tarantine-t-r-a-c-c-e-progetto-civico-e-scientifico-per-una-nuova-visione-di-citta-basata-su-cultura-comunita-ecologia&Itemid=133

https://www.antennasud.com/taranto-nasce-tracce-progetto-per-rigenerare-citta-e-comunita/

https://www.radiocittadella.it/2025/12/05/tracce-giovani-professionisti-per-una-taranto-rigenerata/

https://www.cronachetarantine.it/index.php/attualita/11327-tracce-ecco-come-ti-rigenero-taranto-il-dossier-consegnato-al-sindaco-bitetti

https://www.corrierepl.it/2025/07/04/taranto-oltre-lacciaio-la-proposta-t-r-a-c-c-e-per-una-vera-transizione-giusta/

https://youtu.be/OKjzQ9PFgdQ?si=8YLCODY_ytZKC_sx

https://youtu.be/NrQCHIX6cuo?si=haSQo1vEC9pWZx-j

https://youtu.be/f3J8ZoBglCQ?si=mxwZ6idFLvXUCaEc

Laura Ressa

Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti