Per la seconda volta è tornata su Frasivolanti Novella Limite.
L’occasione di questa nuova chiacchierata è l’uscita del suo libro intitolato “Il sentiero della vergogna” (Primula Editore), ma nel corso del dialogo abbiamo toccato anche altri temi cari a Novella e che sono al centro del suo profondo percorso di studio e ricerca tra scrittura e drammaturgia.

Per approfondire i temi del libro, di seguito la descrizione:
“Questo libro narra storie di vita aventi come comune denominatore l’esperienza della reclusione manicomiale. Si parte dal 1876, l’anno dell’apertura del Manicomio di Voghera, fino ad arrivare agli anni del cambiamento, in seguito alla legge Basaglia. Fra le altre, c’è la storia di Anna, costretta dalla povertà a rinchiudere la sorella in manicomio; e c’è quella di Teresa, internata solo perché figlia ribelle e disobbediente, e quella di Bruno, emigrato in Belgio in cerca di lavoro e poi ricoverato in seguito a un attacco psicotico fra gli anni Trenta e Quaranta.
Vengono inoltre raccontate le vicende di Adele, donna schizofrenica che, lavorando negli uffici della segreteria dell’ospedale, fornì un aiuto importante nell’archiviazione delle cartelle cliniche e arrivò a un passo dalla guarigione.
La raccolta rievoca poi la storia di Celentano, un paziente che molti ex dipendenti dell’Ospedale Psichiatrico ricordano per l’abilità canora, e quella di Mafalda, una “sinti” abbandonata in manicomio dalla sua carovana e ricordata come la “regina degli zingari”.
Infine, si rievoca la figura di Linda, la donna-bambina il cui ricordo suscita ancora sentita commozione in molti vogheresi.”

Link: https://www.primulaeditore.it/prodotto/il-sentiero-della-vergogna/

Novella Limite, originaria dell’Oltrepò pavese, al termine degli studi accademici decise di dedicarsi anche alla sua grande passione per il teatro attraverso seminari e laboratori presso la Paolo Grassi di Milano e in altre scuole di teatro in Lombardia. Nel 2013 la prima occasione di mettere in scena un suo testo: “Addio mia Arte! Gino Grimaldi i colori dell’arte nell’ombra della follia” dedicato all’artista Gino Grimaldi. Lo spettacolo venne riproposto negli anni a venire sia a Cogoleto che ad Arenzano, presso il Teatro Il Sipario Strappato e a Genova dall’Istituto per le materie e le forme inconsapevoli, ottenendo anche il patrocinio della Società Teosofica Italiana. Insieme allo spettacolo, Novella ha curato anche la mostra “Ars Regia, la simbologia alchemica nell’arte di Gino Grimaldi”.
Dal 2017 propone il suo reading “Storie oltre il cancello” dedicato alla storia del manicomio di Voghera e nel 2018 ha partecipato come co-autrice alla stesura del libro “Io Maraya Queen sarò, storia di vita di una drag queen”. Dal 2017 ha pubblicato, con lo pseudonimo Thea Bricci, alcuni libri di genere male to male. Nel 2021 Sara Guasti and Eviolins mettono in scena il monologo drammatico scritto da Novella dal titolo “Opinioni di una clown”, liberamente tratto da Opinioni di un clown di Heinrich Böll.

Link alla precedente intervista a Novella Limite su Frasivolanti: https://lauraressa.com/2023/07/18/salute-mentale-drammaturgia-intervista-novella-limite/


Con Novella Limite siamo partite dal suo libro e ci siamo spinte oltre.
Ecco di seguito un piccolo approfondimento di qualche tempo fa sulla proiezione del documentario di Novella Limite.

Manicomio di Voghera, vite oltre il cancello: «Spero che si impari dai tanti errori fatti»
(articolo di Giacomo Aricò, 14 giugno 2024)

https://laprovinciapavese.gelocal.it/cultura-e-spettacoli/2024/06/14/news/manicomio_voghera_film_proiezione_arlecchino-14391627/

“Un lavoro durato anni e che finalmente – e, anche simbolicamente, nel centenario della nascita di Franco Basaglia – trova la luce.
“Storie oltre il cancello – Il Manicomio di Voghera” è il documentario scritto, prodotto e diretto da Novella Limite che ricostruisce la storia della struttura inaugurata nel 1876 e rimasta attiva per quasi un secolo fino alla legge Basaglia.

Il film – che muove dal libro “Oltre il cancello…Voghera” di Fabio Draghi e Angelo Vicini (Primula, 2014) – racconta i cambiamenti del sistema manicomiale anche attraverso le testimonianze di ex dipendenti (infermieri e medici) e di parenti di pazienti ricoverati alle quali Novella Limite aveva già dato forma nell’omonimo reading teatrale.

Quanto è importante conservare la memoria del Manicomio di Voghera?

«La parola “cancello” ha un valore simbolico molto forte, che richiama il concetto di reclusione, esclusione, isolamento, discriminazione, stigma. Ricordare il passato dovrebbe servire a non ripetere errori già commessi. Il sistema manicomiale per circa un secolo ha provocato la sofferenza di migliaia di persone ed è fondamentale che anche questa pagina di storia venga ricordata e documentata. E non solo – come sosteneva Basaglia – attraverso la storia della psichiatria ma soprattutto attraverso le storie di vita delle persone, di chi è stato ricoverato e di chi ha lavorato all’interno dei manicomi».

Il film esce nel centenario della nascita di Basaglia. Quanto resta attuale il suo insegnamento?

«Basaglia ha portato avanti una lotta per i diritti delle persone rinchiuse in manicomio, quindi degli ultimi, dei reietti, di coloro che erano considerati dalla società come dei rifiuti pericolosi. Credo che questa tendenza, da parte della società, ad individuare categorie di persone da ghettizzare, sia purtroppo ancora molto presente e quindi debba essere combattuta. A detta di molti esperti del settore della salute mentale, tuttavia, la legge Basaglia non è stata applicata pienamente e totalmente, in Italia. Quella di Basaglia viene definita come “rivoluzione incompiuta” e la sua non piena applicazione ha creato dei vuoti. Il settore della salute mentale, oltretutto, negli ultimi si è impoverito e in molti casi mancano le risorse per fornire ai cittadini un’adeguata assistenza. Sarà molto importante non smettere di parlare di salute mentale, una volta concluse le celebrazioni per l’anniversario e tutti i relativi eventi. Nel documentario si vedranno anche le opere di Pino Cetta, un degente che imparò a dipingere mentre era in manicomio. Pino Cetta era un giovane muratore entrato in manicomio ventenne, nel 1940, in seguito a un incidente sul lavoro e rimastovi praticamente per tutta la vita. Ho avuto modo di intervistare suo nipote Enrico Marchese, il quale racconta di come suo zio, pur non avendo mai studiato arte o tecniche di pittura, riuscisse a realizzare, da autodidatta, dipinti di grande pregio, che regalava o cedeva in cambio di qualche sigaretta o qualche bicchiere di vino. Un talento veramente sprecato se si pensa alla sua vita trascorsa in Ospedale Psichiatrico».

Che emozioni le suscita il manicomio abbandonato?

«C’è angoscia, ma anche stupore di fronte ad un’architettura di pregio che contrasta con la consapevolezza delle brutture che avvenivano all’interno. Incredibile pensare che una struttura così bella e ben costruita possa avere accolto tanto dolore. C’è anche un senso di rammarico nel constatare che uno spazio con enormi potenzialità venga lasciato in stato di progressiva fatiscenza».

In che modo la struttura può tornare a vivere?

«Riqualificare tutta la struttura non è facile, servono ingenti fondi. Credo però che si possano raggiungere obiettivi più realistici, come quello di preservare l’archivio di migliaia di cartelle cliniche, molte delle quali risalenti all’800 e alla prima metà del 900, documenti dal grande valore storico notevole e che dovrebbero essere digitalizzati e resi consultabili ai ricercatori. Si potrebbero rendere fruibili alla cittadinanza i grandi giardini e mettere in sicurezza anche solo una piccola porzione della struttura, per creare un museo delle memorie manicomiali e riprendere le visite guidate all’interno di quelle parti della struttura che potrebbero tornare ad essere agibili».”


Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Novella Limite; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.

Il video dell’intervista (link)

Il podcast (Spreaker)


Novella è un’artista vera e parlare con lei è sempre occasione di riflessione profonda.

I tempi frenetici della nostra vita e ciò che la società ci richiede ossessivamente, con gli annessi vincoli di performance, spesso ci impediscono di dedicarci quanto vorremmo a quello che amiamo.

Resistere a questi vincoli imposti facendo al contempo cose che ci piacciono e che possono avere un senso anche per gli altri, è una delle lotte di esistenza più belle. Per restare umani dobbiamo resistere all’appiattimento, coltivare con instancabile fiducia ciò che ci fa battere il cuore, trovare il modo e il tempo per farlo.

Quando ci ritroviamo, Novella ed io, ogni volta sottolineiamo quanto valore abbia per noi questo patto di fede alla propria forma di espressione, all’arte, alla possibilità di scegliere ancora quelle cose che ci fanno battere il cuore e che ci tengono in vita.

Laura Ressa

Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti