Sabrina Lettieri

Per questa Notte del Lavoro Narrato, giunta al suo nono anno di vita, ho potuto avere accanto a me persone straordinarie, dalle esperienze complesse ed eterogenee. Persone le cui storie si completano a vicenda come in un grande puzzle in cui a ognuno è affidata una tessera differente.

Sabrina Lettieri è un pezzo immancabile di questo puzzle che, a dire il vero, è diventato un vero e proprio mosaico di bellezza e lavoro ben fatto.

Sabrina Lettieri è artigiana del racconto e artista capace di condensare nelle sue bambole artigianali, e nelle loro scatole e accessori, le storie delle persone.
Dietro il suo lavoro c’è arte, ricerca, pazienza, fatica e soddisfazione. Sono rimasta colpita dalla cura che Sabrina mette nei suoi manufatti narrativi e ho potuto conoscere la sua arte grazie alla Piccola Scuola Bottega, un luogo che mi sta aprendo a nuovi sguardi, a nuove storie, a nuove vite.
Vi consiglio di leggere e vedere la storia di Sabrina qui: https://lauraressa.com/2022/01/15/intervista-a-sabrina-lettieri/
Vi consiglio anche di ascoltare la sua intervista qui: https://open.spotify.com/episode/6I3l6zEdU5cWBN6jL2JNHk

Per l’edizione 2022 della Notte del Lavoro Narrato Sabrina ha scelto di contribuire con le sue parole, in particolare con una lettera che mi ha donato e con due sue foto.

Vi lascio all’incanto delle sue parole e della sua storia.


Solofra, 30 Aprile 2022

“Cara Laura,
Nel rispondere alla richiesta di contribuire alla tua notte del lavoro narrato con qualcosa che possa parlare della mia storia, ho pensato che non ci può essere niente di meglio di una lettera per farlo.
Stiamo entrambe frequentando una scuola, una Piccola (ma grande) Scuola che ci sta aiutando a guardarci dentro, a dare un ordine alle cose, a dare loro una definizione. E anche a darla a noi stesse. E, perché no, spingendoci a mettere tutto in discussione se necessario. E a ripartire. Sperimentando modi nuovi.
Ma noi siamo legate alle parole, quelle semplici. Alle “frasi”. E tu sei brava anche a farle volare! Certo, ora che ci penso, sarebbe stato più bello se questa lettera l’avessi scritta a mano, e te l’avessi spedita. Ma va bene, l’importante è essere idealmente insieme durante questa notte. E lo saremo.

A quello che sono e a quello che faccio tu hai già dedicato tempo, attenzione e cura. E sono grata di aver avuto da te ancora un’occasione. Non è da tutti, e non è una cosa trascurabile.
Quando ci siamo conosciute, quello che mi ha colpito di te è stata la tua “confessione” a proposito del fatto che vivi una sorta di conflitto tra il dover essere adulta, e il voler essere ancora bambina.
Concedendoti ancora qualche momento da dedicare al gioco. E per inventarne di nuovi. Ed io ti ho consolata subito dicendoti di me che sono sulla soglia dei trentatre anni, ma ancora gioco con le bambole.
Un inizio perfetto!

Sono cresciuta tra i ritagli di stoffa di mia madre. Lei li lasciava dietro sé mentre realizzava veri e propri abiti, cuciti su misura e su richiesta, ma lavorando in “piccolo”, perché per lei è sempre stato innanzitutto necessario crescere noi quattro figli. Al passo coi sacrifici di mio padre e il suo duro lavoro in conceria.
Ero incantata dalle fantasie e dalle trame di quei ritagli. Così piccoli, dalle forme indefinite. Ci leggevo un modo in quelle trame, e li raccoglievo fantasticando su di un loro possibile riutilizzo.
Mi è sempre piaciuto anche disegnare. Da piccola avevo una discreta manualità nel riprodurre illustrazioni che mi capitavano sotto tiro, ma non mi sono mai lasciata per davvero andare, fino a quando non ho avvertito l’esigenza di esprimere qualcosa che fosse solo mio, che mi desse una connotazione. Per me stessa, ma osservando gli altri.
È durante gli anni del liceo che, così, inizio a disegnare delle versioni cartoon dei miei amici, che tanto li divertivano. Continuando poi durante gli anni dell’Università.

Per quel che riguarda gli studi, ho sempre scelto percorsi eterogenei, e mai realmente specializzanti. Forse per temporeggiare, nell’attesa di trovare ciò che davvero poteva fare per me. O forse in realtà ho sempre saputo cosa avrei voluto fare da grande. Ma le circostanze mi suggerivano di tenerlo come piano di riserva.
Così mi laureo in Scienze Politiche ed inizio la mia carriera da impiegata amministrativa presso una prestigiosa azienda di logistica e trasporti, vicina alla mia città.

Quello che riuscivo a esprimere di me nel mio lavoro era la mia precisione. Riuscivo a ritagliarmi dei momenti di fantasia, immaginando la traiettoria dei rimorchi che seguivo, che viaggiavano per mare, per strada e su rotaia. Mi piaceva pensare che fossero come dei mattoncini Lego. Mi stupiva pensare che in ogni istante ve ne fossero tantissimi sparsi in tutta Europa, ed anche in parte dell’Africa Settentrionale.
Se per qualche specifica richiesta, ero costretta a mettermi alla ricerca di un particolare documento in archivio, mi dicevano “Stai attenta a non perderti”. Ed io sorridevo, pensando che a perdermi ero capace di farlo anche sulla mia sedia.
Lavoravo lì da circa tre anni ormai, e mi venne affidata una nuova mansione che mi metteva costantemente in contatto con l’isola di Malta. Incuriosita dal posto, ed anche affascinata dall’orgoglio con cui i miei corrispondenti parlavano della sua bellezza, decisi di raggiungerla.

Fu il mio primo viaggio in solitaria, e per quella occasione feci una cosa insolita. Realizzai una bambola da portare con me, per non sentirmi sola.
La utilizzai per fare diversi scatti, e la regalai ad una cara amica che ho conosciuto lì. L’esperimento mi piacque, e lo portai avanti per qualche altro piccolo viaggio.
Iniziai a ricevere anche delle richieste da altre persone, ma ero impropriamente gelosa di quel progetto.

Qualche mese dopo ho vissuto un momento molto buio. Mi sforzavo di trovare una soluzione. Ma soluzione non c’era. La fantasia è sopravvenuta in mio aiuto, provando a lenire quel dolore.
Le bambole avrebbero potuto viaggiare al posto mio, raggiungendo quel “ogni dove” desiderato. Le mie bambole hanno raggiunto così alcune delle più grandi città europee, dell’America, dell’Asia e dell’Africa. Attraverso i viaggi dei miei amici, e delle persone che amiche lo sono diventate dopo la richiesta di avere una mia bambola da portare con sé.

Da qualche anno le mie bambole hanno iniziato a compiere un viaggio nuovo, diverso. Quello alla ricerca di sé. Quello che permette di esplorare dentro sé, quello che sta permettendo a me di vivere costantemente avventure nuove.
Quello che mi ha spinto a darmi nuove priorità. Forse anche quello che mi ha fatto diventare madre.
Quello che adesso vivo giorno dopo giorno, con Francesco e Guerino. E la mia famiglia tutta. Dal nostro Sud, dove ci troviamo, fino al Nord, dove vive mio fratello. E fino ad ancora un po’ più su, dove immagino sia mio padre. A godere delle viste e dei panorami più belli. E a sorridere se lì scopre che ci è arrivata anche una delle mie bambole.

Grazie Laura.
Buona notte del lavoro narrato a tutti.
Che sia la vostra tradizione sempre.
Fa bene al cuore, fa bene a chi ci è vicino, e fa bene al mondo.

A presto!
Sabrina”


Il mondo di Sabrina è un universo intero da scoprire. Arriverà il giorno in cui ci abbracceremo e sarà una gran festa. Intanto provo a ringraziarla come riesco per la sua grande generosità e per il modo con cui si apre sempre al dialogo e al confronto. La ringrazio inoltre per la sua attenzione, perché Sabrina è una persona sensibile e molto attenta agli altri e ai loro vissuti. Ha saputo cogliere di me tanti aspetti pur nel poco tempo che abbiamo finora avuto a disposizione per conoscerci. Spero che il nostro viaggio ci riservi ancora tanta strada da fare insieme!

Per conoscere ancora un altro pezzo della bellissima storia di Sabrina, vi consiglio di ascoltare il suo dialogo con Vincenzo Moretti in occasione della lunga diretta per la Notte del Lavoro Narrato di quest’anno.

Che altro aggiungere se non “GRAZIE”?

Una storia come quella di Sabrina a me fa venir voglia di cambiare un po’ di cose anche nella mia vita. Soprattutto perché io mi sento la regina della staticità e l’idea di cambiare mi rende ancora più pigra del normale. E invece ascoltando e leggendo storie come questa, sento che forse una strada nuova esiste per tutti e magari raggiungerla non è così difficile come sembra.

Grazie, Sabrina! Ti abbraccio.

Laura Ressa

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Copertina: Foto di Sabrina Lettieri, da lei gentilmente fornita

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist & Web Writer 🌻 Narratrice artigiana qui su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Bottega