
La dott.ssa Fulvia Siano è Psicologa clinica e giuridica e Presidente del Centro Antiviolenza Perseo.
Laureata in Psicologia Clinica, con una tesi sperimentale su conflittualità della coppia e su relazione genitoriale, ha lavorato come educatrice per il recupero e l’integrazione sociale di persone con disagi fisici e psichici, affinando le competenze attraverso il Master in Psicologia Giuridica.
Ha proseguito l’iter formativo con corsi e seminari su tematiche cliniche rivolte alla vittimologia, alla psicologia forense e criminologica.
Ha conseguito un Master in Psicodiagnostica e offre consulenze tecniche in ambito civile e penale. Ha conseguito anche il diploma di Parent Coach, strumento per dare la possibilità al genitore di migliorare le proprie competenze genitoriali sia in ambito privato che in percorsi giudiziali e in fase di separazione conflittuale.
Il 23 giugno 2026, in diretta streaming sui canali Frasivolanti, abbiamo dialogato con la dott.ssa Siano attorno al tema della violenza oltre il genere, delle storture del dibattito mainstream, di cosa si possa fare per comprendere ogni fenomeno di violenza e di quanto si rischia di ridurre argomenti seri come questo ad una questione di “tifoserie”.
L’associazione Perseo nasce per offrire una possibilità di ascolto a tutte le persone che si trovano a vivere una situazione di maltrattamento o che necessitano di percorsi di riabilitazione e recupero per la gestione della rabbia.
Perseo è un centro di ascolto dedicato agli uomini vittime di violenza in ogni fase della vita: dai ragazzi che subiscono bullismo, ai padri in difficoltà durante le separazioni, dai lavoratori vittime di mobbing fino agli anziani maltrattati dai caregivers.
L’equipe multidisciplinare dell’Associazione Perseo è formata da Psicologi Clinici, Giuridici, Psicoterapeuti, Psicopedagogista (con formazione nella violenza oltre il genere) e da Avvocati civilisti e penalisti.
Inoltre, in equipe c’è anche il supporto di figure traversali quali Sociologi, Criminologi e Mediatori linguistici.
È importante segnalare che l’Associazione si rivolge a tutte quelle persone che non hanno accesso nei Centri Antiviolenza femminili: uomini vittime da parte di donne o di altri uomini, donne vittime di altre donne (ad esempio ragazze vittime da parte di madri violente), lesbiche, omosessuali, trans e tutta la comunità LGBTQ+, anziani, disabili e chiunque abbia bisogno di aiuto senza alcuna distinzione di genere, di cultura e di età.
Gli uomini molto spesso sono ignorati dai servizi di tutela, in quanto la narrazione odierna si concentra esclusivamente sulle vittime femminili, lasciando sole le persone di sesso maschile (vedi padri separati, anziani, disabili, persone della comunità LGBTQ+ e in alcuni casi anche donne vittime di altre donne).
Gli uomini sono sottoposti a varie forme di violenza, moltissimi sono vittime di stalking, maltrattamenti fisici e psicologici, di allontanamento dalla prole, ricatti economici ed emotivi e condotte alienanti. Ma nessuno ne parla.
Fulvia Siano ha di recente pubblicato il libro “La violenza invisibile. Sguardi clinici e umani alla violenza oltre il genere”, un percorso attraverso la complessità del fenomeno della violenza, che dall’analisi emerge non come un fatto di genere ma come un linguaggio umano, relazionale, che attraversa uomini, donne e minori, assumendo forme psicologiche, fisiche, economiche e giuridiche spesso difficili da riconoscere.
L’autrice restituisce dignità e voce a tutte le vittime ― anche a quelle dimenticate dal discorso pubblico ― e affronta i nodi più controversi della violenza contemporanea. Il libro propone una lettura nuova e coraggiosa: superare gli stereotipi, riconoscere la violenza laddove è più difficile vederla e riportarla alla sua natura più autentica: quella di una ferita umana, non di una categoria ideologica.
Per approfondire:
https://associazioneperseo.it/
https://www.youtube.com/watch?v=V2mN5srhUj8
https://www.youtube.com/watch?v=cLOKUaMEe18
https://www.youtube.com/watch?v=-gMuQ8Bo2fs
https://www.youtube.com/watch?v=7iioGQ-aOvY
https://www.facebook.com/dr.ssaFulviaSiano
Emerge un filo conduttore molto chiaro: Fulvia Siano non nega l’esistenza della violenza maschile contro le donne, ma contesta una lettura esclusivamente ideologica e monocausale del fenomeno. La sua posizione insiste sulla complessità clinica e relazionale della violenza, sulla necessità di dare voce alle vittime invisibili e sul rischio che la comunicazione pubblica trasformi un problema umano in uno scontro identitario.
Quali sono le tensioni culturali, cliniche e mediatiche che rendono questo tema così divisivo?
I fattori che possono portare una persona a commettere azioni violente sono molteplici. Esistono purtroppo persone che vengono considerate vittime di serie A e altre persone che sono considerate vittime di serie B.
Le vittime di genere maschile e le donne vittime di altre donne, ad esempio, non trovano sostegno e non possono accedere a servizi dedicati.
Ed è un problema sistemico perché a tutte le persone dovrebbe essere garantita la possibilità di tutelare la propria incolumità: non si tratta di togliere servizi ad altri ma di rendere questi servizi davvero accessibili a tutte le vittime di violenza.
I doppi standard sulla percezione della violenza emergono in modo plateale a seconda del genere di appartenenza della vittima.
La tendenza a semplificare la narrazione e la percezione di un fatto di cronaca, distorce il senso di realtà.
Inoltre tutti si sentono in grado (o in dovere) di esprimere un giudizio e di stabilire una diagnosi della persona che è vittima e di quella che è carnefice. Ma dobbiamo ricordarci che la violenza è trasversale e può essere commessa da tutti indistintamente.
Nel suo racconto, la dott.ssa Siano ha riportato casi reali sia in riferimento alla sua esperienza lavorativa nelle case famiglia sia in riferimento all’impegno profuso negli anni per il Centro antiviolenza Perseo.
Quando si parla di vittime invisibili, spesso si fa fatica a capire cosa vivano davvero queste persone, ecco perché una parte dell’intervista alla dott.ssa Fulvia Siano è stata dedicata al racconto di alcuni casi concreti di violenza e maltrattamenti subiti da queste vittime invisibili.
L’Associazione Perseo, di cui Fulvia Siano è presidente, si è occupata di moltissimi casi concreti di persone completamente abbandonate dalle istituzioni nonostante le gravi situazioni di pericolo in cui vivevano.
È stata menzionata ad esempio la storia di un uomo sessantacinquenne che ha subito per anni maltrattamenti dalla moglie e che è andato al pronto soccorso molte volte con profonde ferite alla testa.
In merito a questo caso di violenza, la dott.ssa Siano ha fornito ulteriori informazioni specificando che solo dopo 5 anni di battaglia in tribunale è stato ottenuto il rinvio a giudizio della donna che ha perpetrato le violenze. Nel frattempo il marito ha dovuto abbandonare la sua casa di proprietà e vivere in un ostello.
Se l’Associazione Perseo avesse avuto i fondi pubblici necessari, si sarebbe riusciti probabilmente ad ospitare l’uomo in una struttura protetta.
Oltre al caso dell’uomo di 65 anni, la Siano ha citato anche un altro dei tanti casi di vittime invisibili di violenza.
Si tratta di un giovane omosessuale di 20 anni stuprato da un altro uomo. In ospedale venne refertato lo stupro ma non partì il codice rosso, che dovrebbe invece partire in tutti i casi di violenza.
Il fatto è avvenuto in Veneto e al giovane è mancata completamente la rete di supporto che le associazioni e le istituzioni dovrebbero garantire a tutti in questi casi.
Le ricadute di questo fatto tragico sulla vita del giovane sono state nefaste.
È chiaro dunque che la violenza può essere agita da tutte le persone e può colpire tutte le persone, a prescindere dal loro genere di appartenenza. In tal senso dobbiamo scardinare alcuni dogmi propagandistici, dobbiamo cominciare a cambiare la narrazione, ad opporci al racconto mainstream di una “strage” unidirezionale che contempla solo una tipologia di vittime.
Lo dobbiamo fare prima di tutto nel rispetto di tutte le persone che subiscono violenza, e anche nel rispetto del dovere di cronaca e della realtà che i dati descrivono.
La psicologia viene stuprata quotidianamente perché purtroppo chiunque pensa di poter fare diagnosi senza sapere, senza le basi di studio necessarie, senza conoscere davvero le storie specifiche e le persone coinvolte.
Questa è una delle grosse derive a cui siamo giunti: la semplificazione della mente umana e della psicologia, fino alla distorsione completa del disagio psichico.
La comunicazione sulla violenza tende spesso a semplificare e polarizzare e nel dibattito pubblico facciamo così fatica a pensare che una persona possa essere vittima indipendentemente dal sesso biologico. Eppure dovrebbe tenere bene a mente che la violenza è prima di tutto un linguaggio relazionale e umano ed esistono dinamiche psicologiche comuni tra uomini e donne che esercitano controllo, manipolazione o abuso.
Inoltre è fondamentale chiederci: perché per molti uomini è ancora difficile dichiararsi vittime? Quali stereotipi culturali impediscono loro di chiedere aiuto?
Qual è la differenza tra sensibilizzazione e propaganda?
Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Fulvia Siano; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.
Il video dell’intervista (link)
Il podcast (Spreaker)
Il termine “femminicidio” rischia di dare subito una motivazione astratta e solo concettuale sul movente di un omicidio, precludendo così la possibilità di riflettere su fattori sui quali si potrebbe intervenire concretamente per ridurre il fenomeno (ad esempio: abuso di sostanze stupefacenti, condizioni economiche, disagio psichico, possesso di armi da fuoco, appartenenza alla malavita organizzata, ecc.).
Faccio un esempio concreto per rendere l’idea: cosa sarebbe accaduto se per l’omicidio di Ilaria Alpi ci si fosse accontentati di definirlo femminicidio lasciando completamente in ombra i moventi politico-economici (traffici internazionali di armi) che hanno condotto alla sua esecuzione in virtù delle inchieste che stava svolgendo?
Mi capita purtroppo spesso di ascoltare conclusioni azzardate sul comportamento di persone con disturbi psichici e si tratta sempre di conclusioni prive di basi scientifiche, dettate esclusivamente dal parere personale di chi non ha studiato questi temi, non li ha mai affrontati in termini professionali e non possiede le basi tecniche per discuterne. Siamo immersi in una società che, da qualsiasi angolazione la si guardi, spinge verso l’estrema semplificazione del pensiero. Questo porta all’assenza totale di razionalità e alla totale incapacità di osservare la realtà sforzandosi di capire che essa è sempre estremamente complessa.
La psicologia deve operare senza pregiudizi, senza stereotipi e senza ideologie.
Questo è un altro dei messaggi importantissimi lanciati dalla dott.ssa Fulvia Siano. Un messaggio che sottoscrivo pienamente perché narrare la realtà in modo estremo – così come in troppi oggi fanno – non porta ad evolverci, non ci porta a comprendere i meccanismi che regolano le relazioni umane e ci conduce solo verso la sfiducia totale, verso una sempre maggiore incapacità di dialogare e confrontarci anche con chi la pensa diversamente.
Ringrazio infinitamente Fulvia Siano per questo tempo condiviso, per la sua testimonianza, per il suo lavoro e per la tenacia con cui porta avanti il suo mestiere senza pregiudizi né ideologie.
Laura Ressa
Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista
