«Credo sia una questione di intimità. Io ho i modi che soddisfano le relazioni umane. E quando mi dicevano no, non insistevo».
E chi ha più i modi che soddisfano le relazioni umane? Gianni Minà è un gigante e queste sono le parole che ha pronunciato in occasione di un’intervista rilasciata il mese scorso al Corriere della Sera.

Siccome ormai non temo rifiuti, anche quelli ovvi e necessari, da minuscola e insignificante particella del cosmo ho provato a scrivergli via Facebook (dalla sua pagina ufficiale) chiedendogli un’intervista.
Ero partita con l’idea che molto probabilmente non avrei mai ricevuto risposta. Oggi invece lui mi ha risposto rifiutando la mia proposta ma aggiungendo che gli dispiace, che per ora ha rilasciato solo questa intervista.

A questo punto credo esista davvero quel momento in cui, nella vita, anche un rifiuto diventa una conquista, una cosa di cui essere felici. Persino fieri.

Gianni Minà, non proprio uno qualsiasi, mi ha risposto dimostrando quella frase di cui sopra “Io ho i modi che soddisfano le relazioni umane”. Mi ha risposto uno che avrebbe potuto far finta di non sentire il mio ronzio, uno che il giornalista lo ha fatto sul serio, uno che sa cosa voglia dire scrivere.

Oggi, 18 marzo 2020, è un giorno qualsiasi di un anno bisestile in pandemia. Questo rifiuto però gli ha dato un senso.
Non tanto per il mio ego (quello si può soddisfare in altri modi, per esempio con un “sì”), ma perché una cosa che credevo irrealizzabile e assurda di colpo è diventata possibile: Accettare il rifiuto.
Ed è bastato sentirsi dire “no”, ma con la decisione e la delicatezza di una carezza e di un “mi dispiace”.

Così, mentre osservo il sole dalla finestra senza poter uscire, mi dico che la serotonina può essere prodotta anche da un rifiuto. E che non è solo un ormone a regolare le nostre emozioni.

Questa è decisamente la stagione degli ossimori!

* Aggiornamento del 17/05/2021
Ho scritto di nuovo a Gianni Minà perché volevo mostrargli questo mio scritto e lui, miracolosamente, mi ha risposto scrivendo:
“Cara Laura, ho letto. Fossero tutti come Lei nella nostra professione e nella vita di tutti i giorni, vivremmo in un mondo più sereno. Grazie per capire. Purtroppo la vecchiaia e gli acciacchi mi impediscono di parlare come vorrei, così ricorro alla parola scritta, che forse è pure meglio. Buona giornata. G”


Non pecco di presunzione ma questo messaggio lo porterò sempre con me! E non me ne voglia Gianni se ho voluto donarlo al mondo, perché parole ed esempi così devono essere le nostre guide.

C’è modo e modo di dire NO. Questo resta finora il migliore.

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Laura Ressa

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Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea