thank you

“Thank you for your time” è una frase che sento spesso pronunciare dai miei colleghi al termine di una riunione o sul finire di una chiamata in cui sono state concordate alcune tappe cruciali di un lavoro.
Il bello è che questa frase, “Grazie per il tuo tempo”, la sento pronunciare anche quando la chiamata o la riunione in questione si è svolta per mostrarmi qualcosa che non mi era chiaro o per insegnarmi qualche nuova attività o processo.
Secondo una certa prospettiva, in questo caso dovrei essere solo io a ringraziare per le prassi che mi sono state trasmesse. E invece avviene sempre che anche chi mi ha trasmesso delle nozioni mi ringrazi per il tempo che ho concesso.

In alcuni casi diventa una cortesia che passa quasi inosservata, in altri casi è invece sempre una bellissima constatazione sapere che il proprio tempo ha un valore e che quel valore viene percepito dagli altri.

Fa piacere inoltre constatare che il proprio tempo è prezioso e che non è dovuto, anche quando si tratta di lavoro.
Il nostro tempo, di fatto, ci appartiene. Appartiene solo a noi. Possiamo decidere di donarlo gratuitamente o di impiegarlo in attività per le quali ci viene corrisposto del denaro. Ma sempre tempo nostro rimane!

Ci sono due tipi di riflessioni che tutto questo fa scaturire in me, e ve le racconto qui di seguito.

Il dono del “grazie”

Sentirsi dire “grazie” equivale a ricevere un dono. Conviene farci sempre caso, per non dimenticare tutti quelli che adoperano questa accortezza ma anche tutti quelli che invece la tralasciano perdendo per strada pezzi importanti di comunicazione efficace.

Chi riceve un “grazie” si sente incoraggiato a far sempre meglio, a metterci del suo in ogni cosa che fa, a non fermarsi al risultato più facile e immediato. Ricevere un ringraziamento ha un potere che nemmeno immaginiamo: apre orizzonti, ci fa sentire efficaci e utili, aumenta l’autostima, ci rimette in gioco quando ci sembrava che i giochi fossero terminati.
Attenzione però quando il grazie diventa asettico come una mera prassi automatica e formale. Sappiamo ben distinguere quando il grazie è sentito e quando è pura formalità.
In ogni caso però è bene ringraziare e saper ricevere il grazie senza pensare necessariamente a secondi fini.

Il dono del tempo

La seconda riflessione che tutto questo scatena in me è la reale consapevolezza di quanto valga il nostro tempo, di quanto sia facile perderlo o farcelo portar via da attività di scarso valore, di quanto sia importante riconoscere il tempo che gli altri ci donano.

Forse pensiamo che sia normale ricevere un ringraziamento per il dono del tempo, ma non è sempre così. Certamente in alcuni contesti il tempo delle persone non viene rispettato, non viene valorizzato e, al contrario di quanto si potrebbe sperare, viene sfruttato e calpestato.
Spesso siamo noi stessi a non considerare di valore il nostro tempo, spesso siamo noi a calpestarlo e a maltrattarlo, a impiegarlo troppo per gli altri e troppo poco per noi, o viceversa a dedicarlo solo a noi stessi dimenticando tutto il resto.
Serve equilibrio, certamente. Ma serve anche dare al tempo ciò che è del tempo: e cioè la dignità di un dono speciale che abbiamo ricevuto e che andrebbe sempre valorizzato.

E come la mettiamo con il tempo dell’ozio? Non possiamo cadere nel tranello che ci fa pensare che quel tempo sia inutile. Io non so stare senza far nulla, ma questo non vuol dire che utilizzi meglio di altri il mio tempo. Dovremmo imparare a riappropriarci anche del tempo cosiddetto “inutile”, quello che dedichiamo al riposo o al dolce far nulla. Anche quello è un dono: serve a ristorarci, a rendere proficuo il tempo che verrà dopo, a prenderci il giusto tempo anche per pensare alla giornata.

Come scrivevo all’inizio, il tempo ci appartiene e quando lo doniamo per qualcosa stiamo contribuendo non solo a impiegarlo o a farci corrispondere uno stipendio. Stiamo contribuendo a creare qualcosa, a realizzare qualcosa insieme agli altri o da soli.

Bisognerebbe ringraziare sempre le persone per il loro tempo, anche quando quel tempo viene retribuito. Prima di tutto è un segno di rispetto, e poi è d’ispirazione: ci fa ripensare al nostro modo di spenderlo, al fatto che non sia sempre denaro, come dice il detto, all’opportunità di fare cose grandi anche quando le attività che compiamo ci sembrano piccoli compiti quotidiani da assolvere.

Il dono del tempo ci fa soffermare sulle cose positive che ci accadono, sul fatto che anche un “grazie” qualche volta può cambiare radicalmente la nostra giornata.

Dunque ringrazio i miei colleghi per il dono del tempo e per il dono del “grazie”: due elementi su cui non deve solo fondarsi l’economia di persone a cui è richiesto di produrre, ma su cui deve poggiare le basi il senso di comunità, di valorizzazione delle persone, la sensazione che il proprio tempo sia utile anche agli altri e abbia, di riflesso, risvolti positivi sulla società.
Tutto questo ha sempre senso, a prescindere dal lavoro o dalle attività che svolgiamo, a prescindere dal ruolo che ricopriamo nella società o in un’organizzazione.

Laura Ressa

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Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist & Web Writer 🌻 Narratrice artigiana qui su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Bottega