
Carla Ferrari Aggradi è psichiatra e psicoterapeuta, Presidente del Forum Nazionale Salute Mentale e dell’Associazione Marco Cavallo del Forum Salute Mentale di Brescia.
L’ho sempre ammirata e ascoltata da lontano e pochi giorni fa ho avuto il piacere di incontrarla di persona a Bari. Abbiamo passato del tempo insieme raccontandoci e unendo riflessioni su salute, prospettive e azioni per un futuro che fa paura ma del quale non possiamo non occuparci.
Per me questo incontro ha significato ascoltare la viva voce di una professionista che si è sempre impegnata per il diritto alla salute di tutti, compresi i cosiddetti “diversi” e coloro che sono emarginati.
Il 4 aprile 2025 ci siamo incontrate di nuovo alle 18.00 in diretta streaming sui canali Frasivolanti.
Al centro dell’intervista: salute mentale, diritto di tutti a una vita dignitosa, limiti della sanità pubblica e possibili soluzioni, obiettivi e progetti del Forum Salute Mentale, attività del Forum Salute Mentale Marco Cavallo – Brescia, viaggio di Marco Cavallo nei CPR, difesa e prosecuzione del disegno basagliano.
Per presentare nel dettaglio Carla Ferrari Aggradi, propongo le parole che ha scelto per raccontarsi.
“Psichiatra e psicoterapeuta, mi sono occupata e mi occupo delle gravi patologie psichiche. Ho iniziato negli ospedali psichiatrici ed ho continuato nei servizi pubblici e nell’attività privata. La mia vita professionale è stata segnata e disegnata dall’esperienza “basagliana”. La formazione accademica è stata nutrita dalla partecipazione al movimento antimanicomiale che attraversava l’Italia e L’Europa negli anni ’70. I grandi cambiamenti sociali e culturali e la ritrovata visibilità dei malati di mente, della loro sofferenza, della loro umanità ha permesso la rivisitazione della psicopatologia in termini di comprensibilità, curabilità e di non esclusione. In ogni contesto la mia attività è stata informata dalla convinzione che la malattia mentale è fonte di dolore e di discriminazione per chi ne soffre e per chi gli vive accanto e che ogni intervento terapeutico debba essere sostenuto dal rispetto e comprensione per chi ne soffre, per la sua storia, per le sue convinzioni, per le sue relazioni, insomma, per la sua vicenda umana. E’ di quegli anni la mia partecipazione alla nascita dei nuovi servizi psichiatrici territoriali di cui, negli anni, sono stata fondatrice e dirigente. Mi sono occupata della formazione e supervisione di operatori dei servizi psichiatrici, di progetti per i senza tetto. Sono stata didatta della scuola di specializzazione in terapia familiare/sistemica “Mara Selvini Palazzoli” di Milano e sono stata fondatrice e coordinatrice della sede di Brescia e didatta fino alla fine del 2018. In occasione del lockdown, ho costruito e coordinato il servizio di SOS psicologico voluto dall’Amministrazione Comunale di Brescia. Attualmente continuo la mia attività clinica presso lo studio associato “La Tartaruga” di Brescia. Lavorando nel territorio, ho incontrato donne ed uomini migranti e da lì è nato il mio interesse per la psichiatria e psicologia transculturale, interesse coltivato, in particolare, negli anni ’90 ed inizio 2000 frequentando il centro NagaHar di Milano; all’inizio degli anni 2000 ho partecipato come referente del gruppo Dedalo di Brescia al progetto “Richiedenti asilo‚ Rifugiati, Vittime di tortura” finanziato dal Consiglio d’Europeo e dall’Acnur, realizzato in Italia da ICS. Ho seguito fin dal suo nascere, il progetto di Mediterranea al quale dedico il mio tempo di volontaria insieme all’attività nel Forum Salute Mentale nazionale e all’ass. Marco Cavallo di Brescia. In sintesi: In tutta la mia vita il mio impegno è stato ed è speso per l’affermazione del diritto alla salute, verso la costruzione di servizi come diritto ma, sopra ogni cosa, il mio pensiero ed il mio lavoro sono sempre stati diretti a chi è considerato diverso, a chi viene emarginato, a chi non ha luogo e voce in una società dove il mercato ha reso tutti oggetti più o meno spendibili, semplicemente oggetti.”
(fonte: https://www.festivaldeimatti.org/protagonisti-2022/ )
Altri approfondimenti:
Psichiatria. Fermare una tragica nostalgia di manicomio, e reagire https://ristretti.org/psichiatria-fermare-una-tragica-nostalgia-di-manicomio-e-reagire
Riprendiamoci il senso dell’utopia https://www.news-forumsalutementale.it/riprendiamoci-il-senso-dellutopia-di-carla-ferrari-aggradi/
Il senso poetico del nostro agire https://www.news-forumsalutementale.it/il-senso-poetico-del-nostro-agire-di-carla-ferrari-aggradi/
Non c’è cura, se serve difesa https://www.spreaker.com/episode/non-c-e-cura-se-serve-difesa-l-intervista-a-carla-ferrari-aggradi–62236011
Salute Mentale & Diritti https://radio32.net/salute-mentale-diritti-intervista-alla-dott-ssa-carla-ferrari-aggradi/
Il viaggio di Marco Cavallo attraverso i CPR https://www.youtube.com/watch?v=Ve5o5mhZlZM
Perché il modello sanitario lombardo non è d’eccellenza https://www.youtube.com/watch?v=maHj97nKL-8

Lascio qui di seguito alcune delle sue parole per entrare nel clima dei temi affrontati in questa intervista.
“[…] Se gli operatori sono formati in termini securitari non facciamo un buon servizio. Deve invece prevalere l’idea che la salute è un diritto e anche la malattia è un diritto, che c’è un diritto alla migliore cura possibile, al riconoscimento della storia dell’individuo e della sua vita, un diritto a essere curati dove si vive. Cominciamo a formare gli operatori su questi princìpi e a dire che le persone vanno ascoltate nelle loro esigenze, nel loro dolore, nelle loro sofferenze, perché altrimenti è inutile parlare di lotta allo stigma”.
“Riprendiamoci il senso dell’utopia.
(5 Dicembre 2023)
Io e la mia amica Silvia siamo state a Roma alle due giornate organizzate da Unasam per il suo compleanno: 30 anni di presenza delle famiglie portatrici di un disagio… 30 anni di lavoro comune con le tante realtà che popolano lo spazio della Salute Mentale e della Psichiatria. La sede era lo storico “Frentani”, grande sala che ha ospitato congressi ed assemblee e che potrebbe raccontare mille storie…. Quindi grande attesa. Attesa delusa, eravamo in poche e pochi, troppo poche e pochi. Grande speranza di ritrovarci di nuovo insieme dopo tanto tempo e dopo mille accadimenti non di certo positivi, invece no. Dove erano gli operatori, i familiari, gli “utenti” ed “ex utenti” dei servizi? eppure ci dicono ogni giorno che il disagio mentale è in aumento, che le disuguaglianze stanno scavando solchi profondi, che il Servizio Sanitario Nazionale sta andando in frantumi e che i Servizi Psichiatrici, nella stragrande maggioranza, sono governati con logiche manicomiali.
Credo che dobbiamo non solo domandarcelo ma cercare di scavare e capire dove siamo, dove eravamo in questi anni in cui i diritti si urlano ovunque ma si vanno perdendo ad ogni angolo.
Migranti CPR Morti in mare e ad ogni confine
Contenzioni
Abuso di farmaci
Precarietà del lavoro e non solo
Nuovi muri ovunque
Guerre e genocidi
Femminicidi
A caso cito alcune situazioni ma potrei anche andare avanti a citarne altre… dove il diritto fondamentale ad una buona vita viene costantemente negato nella civilissima Europa, patria del Welfare!!!
Questa è la cornice dei miei pensieri e di Silvia… ma voglio tornare a Roma e dentro questa cornice sottolineare alcuni aspetti su cui vale la pena soffermarsi.
Silvia, infermiera di lungo corso, mi fa notare il numero spropositato di psichiatri e psichiatre, storici/che, famosi/e, bravissimi/e…. ma gli altri operatori, le altre operatrici? Alcuni/e volontari/ie di associazioni ma i familiari? Racconti di esperienze positive ma sembra un triste deja vu, una passerella di belle ma ripetute idee. Ed emerge, quindi, una dicotomia lasciata cadere un po’ nel nulla ma che spero possa essere fonte di elaborazioni e pensieri: alcuni operatori di associazioni dicono che il disagio mentale non ha bisogno della/ delle psichiatrie, si fa meglio da soli; la vita in comune, il lavoro, le ritrovate relazione sono più che sufficienti, non c’è nessuna distinzione tra buona e cattiva psichiatria, nessuna considerazione su ciò che oggi chiamiamo pomposamente “ determinanti sociali” basta tanto amore e comprensione. Poi nel racconto emerge che i destinatari di questi interventi assumono farmaci, che dentro un buon progetto c’è anche un/a bravo/a psichiatra, un/a brava/o infermiere/a, un bravo/a educatore/trice ma chi narra sembra non rilevarlo.
C’è stato Elio che, senza vergogna e senza dimenticanze, ci ha parlato chiaro, ci ha detto ciò che serve e ciò che va buttato, c’è stata Janila che ci ha raccontato come si possono costruire i “sintomi psichiatrici” e come si possono decostruire… loro sono stati veri.
E delle condizioni degli operatori chi ne ha parlato, della loro formazione, dei loro bisogni di sapere, di capire, di sentirsi partecipi di progetti di senso? Si fa presto a dire : non ci sono operatori, nessuno vuole più lavorare nei servizi psichiatrici, vero! c’è oggettiva carenza di medici, infermieri e molti se ne vanno anche all’estero ma chiediamoci che attrattiva ha un posto di lavoro mal pagato, dichiarato, in ogni occasione possibile, pericoloso, privo di qualsiasi finalità se non quella di definire chi è dentro o fuori dalla normalità… un posto di lavoro anonimo, privo di significato in un momento storico in cui ogni di noi faticosamente sta cercando di dare un valore alla propria esistenza, sta cercando di ritornare dentro ”la Storia”. Sta cercando di diventare un buon “determinante sociale”. Psicologi, assistenti sociali, educatori, terp, os, asa, ci sono e potrebbero riempire i servizi…basterebbe che fossero preparati al “che fare” e al perché farlo.
E in questo terreno, lo/la psichiatra può venire dopo…..
Un’oratrice di cui non ricordo il nome, ha posto, quasi alla fine, un quesito importante: ma le associazioni dei familiari, le associazioni…. esisteranno ancora dopo di noi? Guardiamoci in faccia e guardiamole le nostre associazioni…. abbiamo tutte/i una età avanzata e sembra che dopo di noi troppo poche/i ce ne siano. Chi è più giovane ha il suo da fare a sopravvivere e non ha certo tempo di badare al fratello, alla sorella in difficoltà.. non è un piccolo problema è un tristissimo dato di realtà… il mondo cambia e noi?
Basaglia è stato nominato molto e già solo sentire la sua presenza evocata fa bene al cuore ma Basaglia ci proponeva di andare oltre lo steccato delle nostre piccinerie… che sono emerse tutte, tutte; abbiamo, intendo noi popolo cresciuto all’ombra di Basaglia, abbiamo perso il senso dell’”utopia”, abbiamo proprio aderito a quello che ci chiede chi ci governa (non intendo solo il governo italiano): ognuno si coltivi il proprio orticello, lo faccia come gli pare e piace… tanto non conta nulla! Cosa esiste a fare un Coordinamento per la Salute Mentale se poi non ci coordiniamo in nulla? Di che parliamo quando ci scandalizziamo di ciò che dicono e fanno le nuove leve di operatori psichiatrici? Ci sentiamo offesi dal loro esasperato tecnicismo, dalla perdita del senso di umanità, dall’incapacità di sentire che, insieme, insieme viviamo in un mondo difficile e che solo insieme, ognuno con le proprie competenze, ne potremo uscire. Quindi noi, noi che pensiamo alla Salute ed alla Salute Mentale come un diritto inalienabile, cosa pensiamo di fare per queste nuove generazioni di operatori… saremo in grado e sapremo essere così generose /i da uscire dai nostri confortevoli e gratificanti giardinetti per donare a loro ciò che, senza saperlo, abbiamo ricevuto in dono?”
Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Carla Ferrari Aggradi; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.
Il video dell’intervista (link)
Il podcast (Spreaker)
Poter dialogare con Carla Ferrari Aggradi e attingere a piene mani al suo racconto professionale e di vita è stata un’occasione importantissima per comprendere che vale sempre e ancora la pena credere nel potere dell’umano, in quanto di utile possiamo ancora fare, come persone, anche nel nostro piccolo e nel quotidiano.
La sua voce limpida, appassionata, politica (nel senso più nobile del termine) restituisce una spinta verso la possibilità che stiamo via via perdendo.
Dall’esperienza basagliana e con Slavich fino alla scelta di essere operativamente dalla parte dei cosiddetti “ultimi”, con Carla Ferrari Aggradi abbiamo navigato insieme attraverso il ruolo della psichiatria, il ruolo della malattia e della cura, il senso rivoluzionario che possiamo ritrovare anche nelle azioni che ci sembrano più piccole e apparentemente di poco conto.
Si è parlato di diritto alla cura e alla malattia come diritti umani sacrosanti, come rappresentazioni vivide della dignità che dovrebbe essere garantita a tutte le persone.
Come possiamo oggi rendere la cura accessibile per tutti e sempre rispettosa della dignità umana? Quale critica si potrebbe muovere al nostro presente e alla sanità pubblica e perché si assiste ad un arretramento culturale che è chiaramente anche un netto arretramento dei metodi e dei processi di cura?
Tra i temi al centro del racconto anche la tragica nostalgia dei manicomi e gli odierni luoghi di detenzione per migranti, i CPR, centri di abominio in cui si finisce rinchiusi senza aver commesso reato e dai quali si esce totalmente distrutti (nei casi in cui si esca vivi).
Ha senso oggi parlare ancora di “utopia” o credere che esista un’utopia realizzabile? L’ho chiesto a Carla, cercando nei suoi occhi e nelle sue parole quella speranza di cui sento tanto bisogno, di cui in tanti abbiamo bisogno per continuare a credere che l’umanità non sia del tutto perduta nel gigantesco mare dell’indifferenza, dell’incuria, del degrado.
In tal senso il viaggio di Marco Cavallo nei CPR è un gesto simbolico e politico fortissimo, che speriamo possa sanare quella orribile ferita e quella crisi di senso che tocca tutti e che spesso decidiamo di non guardare in faccia.
Come ha sottolineato Carla, restare chiusi nei propri “orticelli” ben curati non serve a nulla se curare il proprio piccolissimo spazio resta un gesto isolato che non abbraccia anche il resto della comunità umana.
Cosa ce ne facciamo di un giardino rimesso a nuovo nella nostra casa se fuori il mondo crolla, la gente muore nei modi più atroci, il pianeta viene distrutto?
In un suo scritto Carla Ferrari Aggradi ha parlato del “senso poetico del nostro agire”. Chissà se esiste ancora questo senso poetico – mi chiedo sempre più spesso. Quel senso poetico forse ci farebbe aprire gli occhi, cancellare il pragmatismo becero per far spazio alle azioni di comunanza e rispetto. Forse potremmo ripristinare la nostra poesia persa raggiungendo realmente la consapevolezza che siamo tutti sulla stessa imbarcazione, pronti a naufragare da un momento all’altro anche se ora – da questa parte del mondo – ci sembra di essere al sicuro in una quiete che è solo apparente.
L’immagine che credo sia più efficace è quella di una giostra circolare immersa per più della sua metà in acque gelide. Per ora ci troviamo sulla sommità a goderci il sole, ma potremmo benissimo ritrovarci da un istante all’altro negli abissi gelidi… e a quel punto cosa ce ne faremmo dei nostri luccicanti orticelli ben curati?
Laura Ressa
Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista
