
Giuseppe Mongelli è Presidente di Lavori dal Basso APS e da anni impegnato nello sviluppo di attività territoriali che coinvolgano la comunità e alimentino la voglia di condividere esperienze che facciano sentire le persone partecipi e protagoniste del proprio tessuto sociale.
Il 21 aprile 2026, in diretta su Frasivolanti, Giuseppe ha raccontato quali sono i gesti collettivi che generano bellezza e quanta responsabilità ognuno di noi ha verso i luoghi che ci ospitano.
“APS Lavori dal Basso ETS è nata nel 2015 radicandosi nella comunità del sud est barese.
Tra le finalità, la promozione e lo sviluppo della cultura della collaborazione all’interno delle comunità con azioni di valorizzazione dei beni comuni con processi di attivazione dal basso. Attenzione viene data alla rigenerazione urbana dei non-luoghi (luoghi che nessuno cura) in bei-luoghi (luoghi decorosi, belli da vivere), insegnando quanto piccoli, semplici, gesti gentili collettivi generano il bello diffuso, dirompente, virtuoso grazie al quale cresce il senso civico e il valore sociale.”
Lavori dal Basso intende sviluppare anche la cultura del lavoro in tutte le sue forme e favorire la creazione di una rete di volontari, associati, professionisti fondata su cooperazione e condivisione.
Di seguito qualche cenno ad alcuni progetti realizzati da Lavori dal Basso.
Coworking Barsento10
https://www.coworkingbarsento10.it/
Primo Freeworking in Italia dove si offrono spazi attrezzati per aziende e professionisti in cambio di servizi professionali. Realtà che diviene, nel 2018, ente accreditato con la Regione Puglia come fornitore ufficiale di servizi di Coworking.
Work Time Bank
www.worktimebank.it
Piattaforma di scambio di prestazioni, beni e servizi professionali utilizzando la moneta complementare all’euro, il CREDIT.
Attraverso la valorizzazione delle professionalità (più di 100 professionisti) e dei progetti imprenditoriali, si dà impulso al lavoro, alla condivisione di spazi e conoscenze.
Urbum a Sud Est (residenza per innovatori sociali e civici)
Ispirati dall’esperienza di Campi Bisenzio, anche a Putignano, per 3 giorni, innovatori, designer sociali, operatori culturali e sociali, giovani imprenditori, lavorano per sviluppare un distretto dell’economia civile a sud est.
Io sto col Centro Storico
https://www.facebook.com/iostocolcentrostorico
Comunità apolitica di sensibilizzazione condivisa tra liberi cittadini per la riqualificazione ecosostenibile e rispettosa del centro storico di Putignano.
Museo diffuso Carnevale di Putignano
https://www.facebook.com/MuseoDiffusoCarnevalePutignano
Il fine è far scoprire la storia del Carnevale di Putignano e gli angoli caratteristici del borgo antico, creando le basi di un museo diffuso e permanente. 5 cantine del centro storico sono tappe del museo.
Segmento Travel Fondazione Carnevale di Putignano
https://www.carnevalediputignano.it/home/
Gestione del segmento di incoming dei clienti business del Carnevale di Putignano. 50 volontari che hanno lavorato per 3 mesi per la riuscita dell’obiettivo di massimizzare l’afflusso turistico.
Luci diffuse nel Borgo.
Attivazione di 400 commercianti e 150 cittadini durante il periodo di Natale e Carnevale. Acquisto condiviso e installazione di serie luminose (circa 3000 serie pari a 30 km lineari) certificate, a basso consumo con tecnologia a LED, per addobbare scorci e strade del centro cittadino di Putignano. Si è appreso quando i luoghi nessuno, non luoghi, siano essenziali in una rigenerazione diffusa del tessuto urbano.
Ficò (Fiscoli in colore per il Carnevale)
Recupero ambientale dei fiscoli, i filtri utilizzati nei frantoi locali per spremere le olive ed estrarre l’olio. Il fine è recuperare dai frantoi questi “rifiuti speciali” che vengono ripuliti dalla polpa di olive e olio esausto con idrogetti di acqua ad alta pressione. L’acqua di refluo, ricca di componenti organici, viene utilizzata per irrigare le colture.
Biblioteca come Primo Bene comune collettivo.
Attivazione della comunità con processi dal basso per la restituzione alla collettività degli spazi della biblioteca comunale.
FiRò (Fiscoli in Rosoni di Puglia)
Valorizzazione dei Rosoni di Puglia come elementi architettonici identitari delle Cattedrali romanico-pugliesi. Tali elementi promuovono l’inclusione e l’integrazione socioculturale, sostengono processi di rigenerazione urbana, sociale, culturale ed economica e incentivano percorsi di sperimentazione per l’innovazione delle comunità.
Studi sociologici/urbanistici dimostrano che attraverso il lavoro svolto da associazioni e amministratori locali, collettivamente assieme, creando soluzioni temporanee e a basso costo, ma ad alto valore culturale, sono in grado di sviluppare un cambiamento sociale duraturo nel tempo.
Uno dei progetti realizzati da Lavori dal Basso che mi ha colpito moltissimo è quello intitolato “Carnevale al buio”.
Per introdurre l’intervista a Giuseppe Mongelli, credo quindi sia utile aggiungere un cenno a questo lavoro svolto negli ultimi anni.
Riporto di seguito l’articolo pubblicato qui: https://www.faxonline.it/putignano/attualita-putignano/carnevale-al-buio-i-carri-si-raccontano-senza-essere-visti
“È possibile raccontare il Carnevale senza vederlo?
Da questa domanda nasce “Carnevale al buio”, progetto promosso da Ubuntu, Amici dei Diversabili e Lavori dal Basso, con il sostegno della Fondazione Carnevale. Un’iniziativa che ribalta il punto di vista tradizionale e propone un’esperienza sensoriale alternativa, pensata per rendere il Carnevale accessibile anche a chi non può fruire della dimensione visiva delle opere in cartapesta. L’obiettivo non è sostituire lo sguardo, ma affiancarlo ad altri canali percettivi: udito, tatto e olfatto.
Il primo senso coinvolto è l’udito. È nato così il podcast “Carnevale al buio”, con testi e voce narrante di Antonella Ruggiero e musiche originali di Andrea Manghisi. Il podcast è disponibile su Spotify e accessibile tramite i QR Code posizionati sui carri allegorici. Attraverso la narrazione sonora, il progetto intende custodire e trasmettere la memoria delle opere e dei processi creativi che le generano, spesso meno visibili al grande pubblico ma fondamentali per comprendere l’universo della cartapesta.
Accanto alla dimensione sonora, il progetto ha attivato percorsi esperienziali dedicati al tatto e all’olfatto. Nella biblioteca comunale sono stati organizzati quattro workshop di cartapesta sensoriale. I primi si sono svolti l’1, il 7 e il 15 febbraio, l’ultimo è in programma domani, martedì 17 febbraio, dalle 15 alle 17. Ogni incontro, della durata di 90 minuti, propone un’esperienza immersiva che accompagna i partecipanti alla scoperta delle opere e dei processi creativi attraverso parole, suoni, materiali e suggestioni.
“Carnevale al buio” si configura come un’esperienza collettiva, aperta a chiunque voglia vivere il Carnevale in una forma diversa. Non solo osservare i giganti di cartapesta, ma sentirne l’odore, toccare gli stampi in gesso e comprendere le fasi di lavorazione che precedono la sfilata. Un percorso che va oltre la dimensione spettacolare e punta a valorizzare il processo creativo, spesso nascosto dietro l’impatto scenico finale. «I primi workshop hanno coinvolto circa 100 partecipanti – spiega Giuseppe Mongelli, presidente dell’APS Lavori dal Basso. Hanno preso parte persone cieche accompagnate dai loro circoli di riferimento, ma anche persone normovedenti che, bendate, hanno scelto di sperimentare il Carnevale in modo differente».
Il progetto non si esaurisce con il periodo delle sfilate. “Carnevale al buio” è pensato come un’iniziativa attiva durante tutto l’anno. Dalla fine del Carnevale fino al 31 agosto sono previste visite alla cittadella, realizzate con il coinvolgimento degli studenti dell’alternanza scuola-lavoro. Un’opportunità che consente ai ragazzi di formarsi come guide turistiche e, al tempo stesso, di contribuire a un servizio rivolto in particolare a persone ipovedenti, mantenendo viva l’esperienza delle opere anche successivamente al grande successo delle sfilate. La continuità rappresenta uno degli aspetti centrali del progetto. «Per tutte le associazioni coinvolte è fondamentale dare stabilità all’iniziativa», sottolinea Mongelli.
L’idea nasce quattro anni fa durante una visita alla cittadella con una scolaresca delle elementari: «La presenza di un bambino cieco mi ha fatto riflettere sull’effettiva inclusività del nostro lavoro». Un episodio che ha acceso l’attenzione sulla difficoltà di accesso ai beni culturali per chi non può fruirne attraverso la vista. Da allora il progetto si è evoluto anche grazie ai feedback dei partecipanti. L’obiettivo è migliorare costantemente l’esperienza offerta, affinché il Carnevale sia davvero patrimonio condiviso e non riservato a una sola modalità di fruizione.
“Carnevale al buio” rappresenta così un esempio concreto di inclusione culturale: un invito a ripensare il modo di vivere la tradizione, riconoscendo che l’accessibilità non è un’aggiunta, ma una dimensione essenziale della comunità. In altre parole, la ricchezza del Carnevale di Putignano non è solo nello sguardo che ammira i carri allegorici, ma nella capacità di coinvolgere tutti i sensi e tutte le persone.”
Qui sotto alcune foto che ho scattato nel 2025 durante la visita guidata da Giuseppe Mongelli nelle botteghe della cartapesta a Putignano.







Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Giuseppe Mongelli; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.
Il video dell’intervista (link)
Il podcast (Spreaker)
Tornare ad animare attivamente i propri luoghi e la propria comunità: sembra un’utopia ma ci siamo abituati a crederlo impossibile perché abbiamo perso gradualmente il senso di responsabilità verso tutto ciò che è situato al di fuori del nostro uscio di casa. E così facendo abbiamo perso la fiducia nel prossimo e in noi stessi, abbiamo cominciato a preoccuparci solo di ciò che consideriamo di nostra stretta competenza e, a volte, anche quello che dovrebbe direttamente interessarci a dire il vero va in secondo piano.
L’assunto di base da cui parte la testimonianza di Giuseppe Mongelli è che se ciascuno di noi fa qualcosa per la comunità e per gli altri, ne ricava in altre cose fatte di ritorno per sè. Per dirla in termini ancora più semplici, è in fondo lo stesso concetto della banca del tempo: io metto in condivisione con gli altri il mio tempo e ciò che so fare e gli altri faranno lo stesso con me in un circolo virtuoso in cui non c’è spazio nè margine di manovra per chi vuole solo sfruttare senza mettersi a disposizione in prima persona.
Se ci pensiamo, questo meccanismo di scambio che ricorda il baratto giova a tutti e migliora anche i luoghi che viviamo al di fuori di casa nostra, poiché anche quei luoghi sono abitati da noi e per viverci bene dentro non possiamo abbandonarli, maltrattarli, pensare sempre che sia competenza di qualcun altro mantenerne il decoro. Ne va del nostro personale decoro, ne va del nostro benessere.
È consuetudine ormai osservare zone delle nostre città lasciate in stato di degrado, zone nelle quali non è solo la pubblica amministrazione a disinteressarsi ma in cui anche gli stessi residenti sporcano le strade, non raccolgono le deiezioni dei loro animali, gettano rifiuti di qualsiasi genere e dimensione dove capita e spesso per terra appena fuori dai cassonetti. Parliamo di un degrado tangibile quotidiano, accostato poi a un degrado che è quello dei vecchi edifici abbandonati o delle fabbriche in disuso le cui strutture imponenti e fatiscenti appaiono come grandi fantasmi di cemento.
Il guizzo però per innescare un cambio di marcia in mezzo al torpore consiste in azioni dal basso, concrete e semplici ma collettive: quelle di cui a volte ti chiedi come sia stato possibile realizzarle e quali pianeti si siano magicamente allineati per renderle tangibili. È ciò che ha raccontato Giuseppe Mongelli in questa intervista, qualcosa di replicabile e di concreto.
Succede questo quando a qualcuno viene una idea piccola e realizzabile che poi, a macchia d’olio, prende vita e si estende, raccogliendo attorno a sè persone che ne comprendono la convenienza prima ancora che il valore intrinseco. Non parliamo di progetti imposti dall’alto ma di azioni belle per davvero che rimettono in moto lo spirito di responsabilizzazione di ciascuno, che riaccendono la possibilità e che risultano in effetti utili e convenienti per tutti.
A nessuno vengono richiesti grandi gesti di abnegazione, penso che in pochissimi ne sarebbero capaci e non è questo il punto di una rigenerazione dal basso. Il guizzo infatti non sta in un moto di spirito o di bontà, ma nell’intelligenza di capire cosa conviene fare e che fare comunità è la scelta più saggia e soprattutto più conveniente per ciascuno di noi.
Laura Ressa
Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista
