“Sorvolare” è un verbo emblematico.

Come suggerisce Treccani, letteralmente significa “Volare sopra, attraversare a volo”.

Ho scelto questo verbo, insieme ad altre parole, quando mi sono ritrovata a raccontare su un foglio bianco cosa significhi per me scrivere. Sapevo che quel foglio bianco era destinato a riempirsi di segni, sapevo soprattutto che quelle parole sarebbero poi finite sulle mie scarpe.

Non ho avuto dubbi quando ho scritto il verbo “sorvolare”. Intendevo rievocare la sensazione che si prova quando si impara a passare sulle vicende che accadono con la leggerezza necessaria per tutto ciò che non deve cambiare la nostra vita in peggio. Sorvolare su ciò che di negativo può avvenire o sui comportamenti tossici in cui ci imbattiamo, volenti o nolenti.
Scrivere mi ha aiutato molto a raggiungere questo obiettivo. Mi ha insegnato a lasciar correre, a far passare la “nuttata”, a far fluire l’acqua sotto i ponti, ad accogliere quel che succede senza rabbia, senza rancore, a trasformare anzi la rabbia in energia buona dato che, se usata male, funziona come un boomerang e ci fa star male.

Dalle parole alle scarpe scritte

Per realizzare il testo da far tatuare sulle mie scarpe scritte sono partita da una lista di parole collegate al verbo SCRIVERE, come mi ha suggerito il maestro Vincenzo Moretti. In questo percorso Vincenzo mi ha aiutato a non fermarmi, a restare focalizzata, a non perdere di vista la storia che volevo raccontare, a non usare troppe parole, a non usarne troppo poche, a non lasciare per strada quelle essenziali, ad accantonare quelle che non erano mature.

Scrivere è ciò che ancora non so,
Le persone che ho amato,
Le persone che ho perso,
L’abbraccio di mia madre,
L’assenza di mio padre,
Una promessa fatta,
Un bacio mai ricevuto, 
Trovare il proprio passo,
Alzare la testa,
Le zavorre che non porto più.
Scrivere è quello che sono.

Comincia con queste frasi in corsivo il mio viaggio e continua tra le trame delle parole, concatenate e tutte pronte e aperte a svelare un mondo. Il mio. Fatto di amore per la scrittura e scoperta di quelle persone che sanno condurre con te il gioco ma anche stare a guardare il tuo volo.
Dopo la definizione di tutte le mie parole, gli artigiani delle scarpe di Patrizio Dolci e gli artigiani del legno di Scatolab si sono messi all’opera per creare le mie scarpe scritte e la scatola che le avrebbe contenute.

Dalle scarpe ai miei piedi

La mia storia si intitola SCRIVERE È QUELLO CHE SONO e puoi leggerla qui.
Alle parole già scritte e già dette, alle immagini che puoi vedere, aggiungo solo che è stata per me una grande emozione avere un paio di scarpe che raccontano la mia storia, che camminano con me, ai miei piedi. Che tracciano passi sulla strada, che segnano il mio passaggio ovunque io vada. E più le guardo, più sento che queste scarpe mi appartengono ed esprimono in pieno cosa vuol dire per me avere una passione e coltivarla con tenacia e, a volte, con un po’ di fatica.
Del resto se fosse tutto facile, non avremmo vere passioni, quelle che smuovono tutto e ti rimettono in discussione cento, mille volte.
Guarda qui sotto il video in cui apro la scatola e prendo per la prima volta tra le mani le mie scarpe.

Storie che camminano: sentirsi parte di un progetto

A cosa serve una storia che cammina? Perché ho scelto di avere la mia storia ai piedi?
Innanzitutto a guardare dentro se stessi, a cercare quello che ci rappresenta al massimo. Serve a sentirsi parte di un progetto più grande, di un obiettivo, di un racconto che è una storia personale ma può abbracciare chiunque e arrivare a chiunque.
Serve anche a conoscere artigiani eccezionali delle scarpe, del legno, ma anche del senso. In questo percorso devo ringraziare anche i tre maestri Vincenzo Moretti, che ha sopportato le mie insicurezze e mi ha sorretta quando credevo di non avere una storia interessante da raccontare, e Giuseppe Jepis Rivello, che mi ha guidato nella scelta del modello facendomi tirar fuori i miei colori e ha scattato delle bellissime foto a opera terminata.

Più volte sono stata tentata, nel mio quotidiano, di acquistare capi d’abbigliamento oppure oggetti solo per sentirmi aderente a una moda, riconosciuta come una persona al passo con i tempi. A volte ci sono cascata, spesso ci casco ancora oggi seppur con scarso successo. Ma ho la consapevolezza sempre salda che quello che indossiamo dice anche quanta importanza diamo all’abito e quanta all’essenza.

A questo punto credo proprio di aver capito che non sono fatta per seguire le mode, ma per raccontare storie.
E ho scoperto che lo si può fare anche attraverso le scarpe.

E tu che storia sei?

Ecco qui le foto della mia storia: dalle origini delle parole alle scarpe
(scatti di Giuseppe Jepis Rivello)

Laura Ressa

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Copertina: le mie scarpe Scritte

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea