A sentirla nel mezzo di un discorso, la frase “ogni tanto, cambia strada!” sembra il consiglio dato a Cappuccetto Rosso per farle evitare il bosco e i pericoli connessi all’attraversamento di quel luogo.
“Cambia strada” mi è stato detto quando mi è capitato di dover percorrere lo stesso tratto per più giorni di seguito.
Ma io sono abitudinaria e per fare meno sforzo cammino quasi sempre con il pilota automatico inserito seguendo il percorso consolidato, magari quello più breve in modo da sbrigarmi prima e giungere nel minor tempo possibile dal punto A al punto B.

Non avevo però considerato che, a volte, alcune strade si equivalgono in fatto di lunghezza e che esplorare paesaggi nuovi, seppure urbani, non sarebbe una cattiva idea. Mi farebbe scoprire nuovi punti di vista, incontrare volti diversi, leggere insegne nuove, trovare alberi dove non mi aspettavo di vederli, capire cosa significhi serendipity scovando magari un negozio, una libreria, un bar che cercavo da tempo e che non mi sarei sognata di trovare a pochi metri dal percorso abituale.

“Ogni tanto, cambia strada!”
Ieri l’ho fatto, non dico per la prima volta ma è stata una delle poche volte nella storia dei miei passi. Stavo per imboccare la solita rotta e invece i piedi hanno ricordato quel consiglio e mi hanno condotta altrove. Non molto distante, s’intende, ma in punto diverso da quello ben noto alla mia testa, che vaga verso un altrove distante e suggerisce invece alle gambe di restare sempre fisse nelle stesse strade.

Anche mia madre tempo fa mi disse che quando aveva necessità di percorrere le stesse vie, ogni tanto cambiava tragitto. Non di molto, senza allungare ma cambiando quel tanto che basta per ridirezionare un pochino la rotta consueta. Lei lo faceva anche perché, almeno dalle mie parti e in alcuni quartieri in particolare, la gente osserva con dovizia anche gli spostamenti di gente comune vista per strada. Senza sfociare in manie di persecuzione, ho notato che alcune persone sembrano osservatori professionisti. Si affacciano da un portone o da un negozio, oppure mettono pianta stabile sul marciapiede con una sedia e osservano i passanti (o come si dice dalle mie parti “il passeggio”).
Sul motivo per il quale lo facciano e su quali informazioni traggano, lascio libero sfogo alla vostra fantasia.

Al di là delle strane usanze di alcuni paesi e città, in cui spesso le persone adorano sbirciare le vite degli altri anche solo per il gusto di avere finalmente qualcosa da fare, sta di fatto che cambiare strada è considerata una buona prassi del vivere da pedone. Ma direi anche del vivere da automobilista, almeno quando in auto è possibile scegliere tra più strade.

“Ogni tanto, cambia strada!”
Le parole non entrano per caso nelle nostre orecchie
, e di questo sono ormai cosciente. Che le persone che incontriamo, le strade che imbocchiamo, le parole che diciamo e che ci vengono dette siano parte di un quadro lo capiamo nel corso del tempo, quando sommiamo i punti e intersechiamo i pezzi del quadro, che a quel punto è divenuto già un puzzle.

“Ogni tanto, cambia strada” cosa può significare per noi al di là delle routine da vita cittadina?
Non so se vi sia mai capitato di sentirvelo dire o di farlo automaticamente quasi come un gesto interiorizzato. Cambiare strada, scegliere nuovi percorsi vuol dire in modo metaforico anche uscire dagli schemi, lasciare le strade consolidate e quello che siamo abituati a vedere ogni giorno, quello che ci appare come una realtà certa tanto da non farci cercare altre verità un po’ più in là oltre la strada.
Un altro motto dice che “chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quello che lascia e non sa quello che trova”. Ma allora a cosa dovremmo dar retta, al consiglio di cambiare prospettiva o al timore di una strada che non conosciamo e che potrebbe rivelarsi piena di insidie?

Quando la paura risponde, ci viene più facile rifugiarci nel motto che ci invita a non lasciare la via vecchia, per quanto anch’essa possa rivelarci insidie.

Cosa accade però se dalle piccole strade che percorriamo ogni giorno alziamo lo sguardo e proviamo a guardare noi stessi dall’alto come fossimo l’omino delle mappe geografiche online? L’immagine si trasforma, le strade sono miliardi e noi piccoli punti nel mondo. Le strade, viste da lì, sembrano evanescenti e piatte come se ci trovassimo in un videogioco in cui con il mouse possiamo muovere l’omino verso tutti i punti che vogliamo.

Viste da un’altra prospettiva, se alziamo lo sguardo, le vie non sono quelle lastricate ma più simili alle scelte che facciamo, non sono fatte di asfalto ma di un materiale impalpabile che dimora nella nostra testa.
Il mondo visto così sembra un labirinto in cui scegliere ogni giorno nuovi percorsi, perché non ce ne sarà mai uno uguale al precedente e non è detto che potremo tornare al punto dal quale siamo partiti. Non è detto che ci sia una strada sola per andare in un posto, anzi, nel labirinto le strade sono tante quante ne riusciamo a immaginare. Saremo costretti a cambiarle infinite volte e a sfidarne le insidie come fosse consuetudine.

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Con la frase “Ogni tanto, cambia strada!” ho pensato alle volte in cui non cambio strada nella mia mente, alle volte in cui penso che la strada che ho scelto sia la migliore, alle volte in cui per convenzione e prassi non cambio nulla nel mio modo di fare e nel mio modo di vedere un percorso.
Ecco, ho pensato a queste cose e forse vi è capitato di porvi lo stesso dubbio su ciò che sarebbe accaduto se aveste scelto una strada al posto di un’altra, seguendo l’effetto sliding doors.

A volte è più facile chiedersi a posteriori “cosa sarebbe successo se…?” piuttosto che chiedersi subito “cosa succederebbe se adesso cambiassi qualcosa nel mio percorso, se provassi nuove vie, se cercassi di vedere la mia strada e i suoi passanti in modo diverso rispetto a ieri?”

“Non sempre si ha voglia di uscire allo scoperto. Di stare nel bel mezzo della tempesta. Di mettere alle spalle una distanza infinita tra noi e la terra. Non sempre si ha voglia di lasciarsi la casa a una distanza abissale o si è presi da quel furore necessario per andare, come l’Achab di Melville, a chiudersi nell’area delle acque oceaniche per stanare la Balena Bianca dai suoi abissi.
Ci sono momenti in cui la nostra misura è più minuta, lo spazio che possiamo affrontare è assai più modesto e la distanza che possiamo percorrere è quella di qualche passo o poco più. Ci sono momenti in cui, a un’alba primitiva preferiamo un pomeriggio medioevale. A una traversata oceanica, anteponiamo qualche bracciata nello spazio chiuso di una piscina.”
(Federico Pace, Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza)

Le distanze più minute sono quelle alla nostra portata, ma sono anche quelle più difficili da cominciare a scardinare. Senza cambiare quelle non possiamo aspirare a nuove vie, non riusciamo a guardare più in là oltre l’orizzonte o semplicemente dietro il consueto angolo di casa.
Se proviamo a cambiare il piccolo percorso che ci conduce ai nostri luoghi quotidiani, cominciamo a cambiare probabilmente anche qualche strada interiore.

Non è detto che ci porti in un posto migliore.
Ma vale la pena almeno tentare?

These streets have too many names for me
I’m used to Glenfield road and spending my time down in Ochy
I’ll get used to this eventually
I know, I know
(Paolo Nutini, These streets)

 

 

Laura Ressa

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Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea