Siamo vicini al 30 Aprile e proprio in un anno bisestile sfortunato in cui sembrava che la nostra notte avrebbe stentato a decollare, mi ritrovo qui piena di felicità da riversare nelle parole per presentarvi chi racconterà la propria esperienza di lavoro ben fatto, quel lavoro che dà un senso alla vita e non è fatto “tanto per far passare la giornata”, come ricorda spesso Vincenzo Moretti (padre della notte del #lavoronarrato).
In questo post vi racconto i protagonisti dell’edizione Frasivolanti. Ma tanti sono i gruppi Facebook e le persone che si sono attivate per rendere la notte del #lavoronarrato di quest’anno un incontro memorabile da ogni parte d’Italia.
Ognuno con i mezzi che può e vuole, ognuno con le storie che riesce a portare con libertà narrativa.

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Se le cose le fai bene il tuo tempo non sarà mai sprecato, se le fai bene sarai fiero di te stesso, se le fai bene non avrai bisogno di farlo solo affinché qualcuno ti dica “bravo” ma perché l’idea di far bene entra nel tuo DNA.
Il 30 Aprile sarà una giornata piena di storie: tante persone, in qualsiasi modo vorranno e in qualsiasi forma, racconteranno cosa vuol dire far bene le cose.

Voglio raccontarvi che sono felice: stavo cercando un’immagine stock che potesse andar bene per riassumere in foto questo sentimento.
Poi mi sono ricordata di alcune foto scattate nella mia ora d’aria sul terrazzo condominiale. Con questa faccia da pazza, uno sfondo improbabile e capelli ancora più improbabili voglio dirvi che nonostante tutto sono felice.

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Sono felice di aver incrociato nella vita persone che si mettono in gioco e con cui condividere le esperienze belle della mia vita. Sono felice perché la notte del lavoro narrato è l’occasione per farlo. E ci metto la faccia, che non sarà mai perfetta come le immagini stock ma è specchio della realtà, quella con cui dobbiamo imparare a far pace.
Sono felice: per questa edizione della nostra notte (che per me è la terza) racconteranno la loro storia 5 persone che vi presento qui di seguito.

Ci saremmo dovuti incontrare in Portineria21 a Bari, e Portineria ci sarà lo stesso ma in altre forme e ci saremo tutti con le nostre storie.
Spero che altri si vorranno aggiungere in questi giorni (o quando vorranno) per raccontarci il loro lavoro ben fatto.
“Sono troppo contento” è una frase che Vincenzo Moretti scrive spesso. E penso che la vera contentezza risieda nel fare quello che ci piace, nel modo che preferiamo, per il puro piacere di farlo.
Ecco, io sono troppo contenta! E mi avvicino alla notte del lavoro narrato 2020 con questo sentimento.
Non dimenticate che siete tutti protagonisti di questo progetto! Non ci sono limiti di latitudine geografica o narrativa. Potete partecipare con una parola, con una frase, con un disegno, con un testo, con un video, con tutto ciò che volete.

Quando fai le cose per pura e reale passione, si vede dagli occhi! …e pure dalle occhiaie! (la mia foto lo dimostra)

I protagonisti del #lavoronarrato [ma nessuno è escluso!] 

Quest’anno ho provato a superare la paura del no e a coinvolgere più persone. Perché le storie degli altri ci emozionano e rendono anche il nostro bagaglio di esperienze più prezioso.

Ecco (in ordine di arrivo) i protagonisti della notte del #lavoronarrato.


Federica Icolaro: Artista e appassionata di viaggi e culture straniere

Federica Icolaro #lavoronarrato (1)

Ho conosciuto Federica qualche anno fa e insieme abbiamo condiviso tanti bei momenti, tante serate e risate. Abbiamo condiviso spensieratezza e serietà, anche parlando della nostra comune passione per quegli hobby che danno senso alle nostre giornate.

Federica partecipa alla notte del lavoro narrato con due suoi disegni sul tema e un video in cui mostra alcuni momenti della fase di realizzazione.
Ecco le sue parole:
“Sono appassionata di arte, viaggi e culture straniere. Dopo la laurea in lingue ho sempre lavorato in aeroporto a Bari e in aziende del settore turistico e dei trasporti, occupandomi di assistenza al cliente e vendita. La conoscenza delle lingue straniere e il frequente contatto col pubblico mi hanno portato ad amare sempre più il mio lavoro. Mi definirei eclettica, versatile e dinamica, ma il disegno e la pittura sono residenza e domicilio della mia anima.”


Domenico Cardinale: Biologo con la passione per la natura, la birra e la tecnologia

Domenico Cardinale #lavoronarrato

Rimasi affascinata dall’impegno di Domenico nel far bene le cose quando mi raccontò la sua passione per la produzione di birre artigianali. Quella volta compresi quanta cura c’è dietro un prodotto del genere!
Nelle ultime settimane Domenico ha realizzato con la sua stampante 3D, insieme a una rete di volontari, dispositivi di protezione individuale per fornire il suo aiuto in questa emergenza sanitaria.
Per la notte del #lavoronarrato ci racconterà in un video la sua esperienza professionale, le sue passioni e l’avventura da volontario in cui è stato coinvolto in queste settimane.
Ci spiegherà cosa significa per lui far bene le cose.
Vale la pena ascoltarlo perché mette vera dedizione e competenza in quello che fa.

Ecco le sue parole:
“Sono un biologo con la passione per la natura, la birra e le tecnologia. Nel 2014 insieme ad alcuni amici ho fondato l’Open Lab Matera, uno spazio dove condividere progetti e competenze e dove realizzare workshop aperti a tutti per mostrare le potenzialità della digital fabrication. Negli anni abbiamo conosciuto altre realtà simili e ci siamo messi in rete creando Officine Mediterranee, un collettivo di fab lab ed appassionati di tecnologia del sud Italia.
La passione per la birra artigianale mi ha portato nel 2017 ad aprire il pub Malto & Luppolo, un piccolo locale dove viene servita esclusivamente birra artigianale e dove realizzo serate di degustazione di prodotti del territorio.”
Tiziano Arrigoni: Insegnante di italiano e storia, Scrittore

Tiziano Arrigoni #lavoronarrato

Corsi e ricorsi storici. Ho cominciato il mio 2020 con Tiziano presentando il suo libro “La dinamite nella valigia. Viaggio nell’Italia di Luciano Bianciardi” e proseguo adesso, ad aprile, ragionando con lui di lavoro narrato.
Con lui che di narrazioni se ne intende perché è uno scrittore, e in più conosce la narrazione più bella: la narrazione della vita, quella delle giovani menti che si formano e scoprono il mondo tra i banchi di scuola.
Non a caso nella sua locandina ho inserito due gessetti e un mappamondo: l’insegnante ha l’arduo compito di scrivere il futuro del mondo. Ma il segno dei gessetti è facilmente cancellabile – direte. Sì, un gessetto si cancella facile. Ma se un insegnante ha impresso nella mente dei suoi alunni la lezione più grande, quel segno di gesso resta indelebile.
Per me la missione più grande per un insegnante è riuscire ad aprire la mente, mostrare agli studenti che possono e devono ragionare con la propria testa senza dubitare delle loro abilità.
Tiziano insegna italiano e storia al Liceo Scientifico Scienze Applicate Enrico Mattei di Solvay e ci racconterà il lavoro ben fatto di un insegnante, con una incursione anche nella sua esperienza di scrittore.
Per presentarvi Tiziano ho scelto le sue parole contenute in un bel articolo-intervista:
“Se vivere facile vuol dire salire in cattedra, leggere, assegnare senza spiegare un tot di parole morte, no, non mi piace. Nelle cose che faccio cerco il senso, l’angolino nascosto, l’anello che non tiene, quello a cui la letteratura dice: guarda che parlo proprio a te che hai 16 /17 anni, ti parlo dei tuoi scazzi mentali, delle tue delusioni amorose, delle tue difficoltà.”

 

Mara Chiarelli: Giornalista, Creatrice del caffè letterario Portineria21

Mara Chiarelli #lavoronarrato

 

Cosa vuol dire, a un punto della vita, realizzare il sogno? Quanto coraggio ci vuole e quali strumenti?
Non penso esista un procedimento, utensili e una ricetta che vada bene per tutti ma le esperienze dei singoli sono gocce di rugiada che possono illuminarci la vista.
Mara Chiarelli, dopo la carriera di giornalista di cronaca nera, ha realizzato il sogno di creare con le proprie mani il suo posto nel mondo. Un posto che fosse luogo del cuore e rifugio per molte altre persone, oltre che per se stessa. Parlo del caffè letterario Portineria21, uno di quei luoghi magici in cui puoi trovare libri, incontri letterari, un buon caffè, ospitalità. E quel calore che io stessa trovai nel sorriso di Mara quando, qualche mese fa, mi avvicinai a lei per chiederle se fosse disposta a organizzare insieme a me la presentazione di un libro che mi era molto piaciuto.
Gli incontri casuali, nati da una ricerca su internet, sanno anche svelare.
Mara mi ha accolta nel suo luogo con rispetto e serietà, oltre che con un sorriso. E il rispetto per gli altri è la caratteristica più bella di chi fa bene le cose.
Dal lampadario realizzato con le sue mani a tutte le altre scelte che hanno fatto di quel caffè letterario il suo posto, Mara riesce a trasferire a chi entra in quei luoghi la sensazione delle cose fatte per essere vive e per essere vissute anche dagli altri.

Mara ci racconterà a modo suo cosa vuol dire far bene le cose e anche quanto il sogno possa essere, a dispetto dei romanticismi che si affievoliscono, un’esperienza quotidiana voluta e realistica.
“Si può fare”, per dirla alla Vincenzo Moretti (e rievocando anche un famoso film).

 

Marco De Candia (alias Mark Mc Candy): Scrittore

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Se avete tra le mani la teglia di pasta da infornare per il pranzo della domenica, o qualsiasi cosa stiate facendo, posatela lì un attimo e leggete qua.
Mettetevi comodi, perché questo protagonista è come le polpettine nella pasta al forno: l’ingrediente che dà sapore.
Anche se le polpettine non vi piacciono, Mark Mc Candy, al secolo Marco De Candia, saprà sempre trovare modi per insaporire un racconto, una storia inventata al momento, un aneddoto, pure un viaggio di ritorno in macchina o un ingresso in ufficio.
Ho conosciuto Marco tra i banchi del lavoro, e dico “banchi” perché con lui sembrava di essere a scuola. Il suo animo è quello di un eterno ragazzo alla Gianni Morandi con cui cantare le canzoni del passato, gli stornelli in romanesco e improvvisare riarrangiamenti di classici Disney o sanremesi.
Marco possiede un’ironia fuori dal comune, e non lo dico solo perché si è trasferito da Bari a Torino cambiando comune, ma perché è raro trovare persone con la sua stessa verve da cabarettista.
Lui all’avanspettacolo rispondeva con il dopolavoro-spettacolo, quando condividevamo lo stesso ufficio. E ancora oggi parlare con lui è una sana strage di risate.
Marco ha portato questa sua ironia anche nella scrittura, una grande passione che oggi fa di lui un creatore di storie buffe, paradossali e anche emozionanti.
Nei giorni scorsi l’ho chiamato, lusingandolo prima con qualche stornello. Abbiamo anche parlato di lavoro narrato.
Cosa tirerà fuori dal suo cilindro per raccontarci cosa vuol dire secondo lui far bene le cose?
Lo scopriremo.

 

Guido Cauli e Teodora Ranieri (CauliWeddings): Fotografi professionisti

CauliWeddings #lavoronarrato
“Non immaginavo che un giorno la mia stanza sarebbe diventata sfondo di un reportage fotografico.”
Cominciava così un post di qualche mese fa in cui descrivevo una foto scattata da CauliWeddings – Your Wedding Reportage nel giorno del matrimonio di mia sorella.
Guido Cauli, Teodora Ranieri e il loro team di collaboratori raccontano i matrimoni con la fotografia e i video. Osservando i loro scatti, ho compreso che la bravura di un fotografo professionista sta nel saper ritrarre le persone nei loro habitat naturali, senza distorcere il senso e l’essenza.

Una fotografia è una caccia al tesoro tra le stazioni della tua vita condensata in uno scatto di cui il fotografo è la voce narrante. Anche gli oggetti sulle sedie e sulle scrivanie, i quadri alle pareti, le cornici, gli armadi che hanno contenuto vestiti e sorretto libri di fiabe, vocabolari, atlanti. Anche tutte queste cose raccontano la tua storia. Non puoi far finta che quei dettagli non esistano, non puoi metterli in secondo piano perché anche loro parlano della persona e del momento ritratto.
Per fermare l’istante in una foto, e conservarlo lì come un fossile o un insetto avvolto dalla resina, non hai pennelli e il soggetto non resta lì fermo per te a posare immobile per ore. La fotografia non è un quadro e neanche un fenomeno naturale, ma di questi due elementi conserva l’istinto e l’idea che si possa raccontare una vita intera in quella apparente fissità. In più la foto prevede una corsa contro il tempo, l’osservazione costante, l’idea di poter immaginare il dopo, vedere il movimento in una scena fissa e viceversa.
Dov’è la nostra storia quando cerchiamo di ritrarla e imprimerla in una fotografia?
“La storia siamo noi” dice una canzone di De Gregori e la nostra storia entra nelle case, nelle nostre stanze, tra le pareti di fronte a cui abbiamo pianto e urlato, tra le porte vicino a cui abbiamo atteso in silenzio che passasse la notte, tra i lucchetti dei diari segreti, negli specchi di fronte a cui ci siamo vestiti insieme per un giorno importante.
Nelle foto di Guido e Teodora io non vedo solo un istante, non vedo solo una promessa, un paio di fedi e alcuni invitati.
Nei millisecondi di uno scatto il fotografo e il soggetto si fondono e aprono il loro libro di racconti per declamare quello che hanno scritto insieme dal momento in cui il diaframma della macchina fotografica si è aperto.
Nel guizzo di luce del flash le loro vite si incrociano ed è come se si fondessero a creare un impasto chimico in cui comprensione e fiducia giocano insieme.
Gli attimi che viviamo non sono così grandiosi da meritare sempre uno sfondo sfavillante: e se vuoi ritrarre la realtà è questa la più bella verità da accettare da entrambi i lati dell’obbiettivo. Siamo anche la nostra polvere, la roba che abbiamo accumulato e anche quella roba interiore che si muove in noi e di cui a volte ci vergogniamo.
Un fotografo bravo impara a intuire: osserva, prova a guardare oltre lo sguardo in quel magma di storia, getta l’occhio come fosse un amo nel nostro mare per pescare l’onda perfetta.
Uno scatto ben fatto è respirazione diaframmatica: la nostra immagine fissa è la frazione di un nostro respiro capace però di contenere in sé la somma di tutti i nostri respiri.

Guido e Teodora sono con me per la notte del lavoro narrato 2020 e io sono grata per la loro presenza!
Siete curiosi di sapere cosa vuol dire per loro far bene le cose?

 

Daniela Chiru: HR Learning & Development, Facilitatore certificato LEGO® SERIOUS PLAY® method

Daniela Chiru #lavoronarrato

Daniela Chiru lavora come specialista HR nel campo Formazione e Sviluppo ed è Facilitatore certificato LEGO® SERIOUS PLAY® method.
Ma lei è anche molte ma molte altre cose, competenze, storie.
Il suo racconto merita di essere letto e Vincenzo Moretti ha dedicato un lungo post al viaggio di vita di Daniela.
Quando la intervistai nel 2018, ci confrontammo parecchio prima della pubblicazione. Volevamo che il risultato fosse un lavoro ben fatto e nei nostri scambi epistolari Daniela mi scrisse una frase che mi colpì molto:
“Lavorando come HR ho molto chiaro che per le persone di valore:
– essere orgogliose di se stesse è un’impresa più ardua che rendere orgogliosi gli altri
– un dono si alimenta anche con le conferme, con la pacca sulla spalla
– avere un impatto positivo sulla vita degli altri è quello che conta di più a fine giornata.”

Quante altre persone avete incontrato con la stessa consapevolezza sull’importanza dell’empatia? Sì certo, tutti possiamo essere bravi a parole – potremmo pensare cinicamente.
Ma io alle parole credo e vedo in esse un veicolo di verità. Nelle parole e nella storia di Daniela Chiru ho visto la stessa profondità di chi ha costruito pezzo per pezzo il proprio destino. Con dedizione, cura, studio, serietà, delicatezza.

Daniela in quella intervista mi fece viaggiare nella sua Romania degli anni ’80, nella sua esperienza in radio, nella sua passione per la letteratura, la musica e l’arte. E poi mi ha condotta nelle sue esperienze professionali e nel lungo percorso di crescita e ricostruzione che ha caratterizzato la sua vita.
Intuii da subito che Daniela avrebbe avuto un mondo da raccontarmi e che un’intervista, per quanto lunga, non sarebbe mai bastata per cogliere tutta la bellezza di quel suo viaggio per il mondo, tra accenti e culture diverse in cui lei ha visto sempre una nuova casa e un nuovo mondo da cui imparare.
In questa locandina ho inserito l’immagine della bussola perché Daniela aiuta le persone a dare il meglio sul lavoro, le aiuta ad avere una bussola da cui comprendere in quale direzione andare. Lei stessa porta con sé la sua personale bussola: le torna utile per viaggiare, per non fermarsi e guardare con curiosità in tutte le direzioni possibili.
Sono passati due anni da quella intervista del 2018, e il suo ricordo è sempre legato a un meraviglioso dipinto di Nicolae Tonitza che si intitola “Maci”.
Mi scrisse Daniela in una delle risposte all’intervista: “Se continuassi con i ricordi forse susciterei compassione oppure dimostrerei di provenire da un paese lontano, povero e strano.
Non è così. Da bambini non eravamo infelici e non sapevamo che la vita potesse essere diversa da quella che stavamo vivendo.”

Daniela sarà protagonista della notte del lavoro narrato 2020 e ci racconterà cosa vuol per lei dire lavoro ben fatto.

Concludo questa presentazione con il suo ricordo dei tempi in cui lavorava in radio:
“Le parole che scegliamo per esprimere e colorare i nostri pensieri devono essere setacciate con cura. In radio sono tutto quello che abbiamo.
Il linguaggio utilizzato deve essere luminoso, potente, positivo o carico di dolore. Ed è così che va portato in onda.
Ricordo l’intervista a un bambino orfano che viveva in strada nei dintorni della stazione, adottato dai clochard, nutrito dal personale ferroviario, vestito da qualche pendolare.
A 6 anni, dopo la morte del padre, il bimbo era salito su un treno alla ricerca di una sorella maggiore che ricordava a malapena. Desiderava trovarla per riabbracciarla, per farsi raccontare com’era la mamma che non aveva mai conosciuto.
In mezzo ai ricordi di centinaia di interviste il mio pensiero si sofferma tuttora sul suo sguardo, sulle sue parole cariche di tristezza e speranza.”

 


Le locandine

Vi mostro anche le locandine che con amore (e insonnia) ho realizzato per questa notte del lavoro narrato.

Copy of #lavoronarrato
la locandina riadattata

 

#lavoronarrato
la locandina originaria per l’incontro in Portineria21

 


Chi altro si aggiunge a noi per raccontare il #lavoronarrato?
Vi aspetto sulla pagina Frasivolanti blog, sul gruppo ufficiale della Notte, su Notte del #LavoroNarrato 2020 – storie di lavoro, dignità, possibilità.
In ogni modo, siateci! Ne vale la pena perché per noi il lavoro vale!

“Siamo quelli del lavoro ben fatto e vogliamo cambiare il mondo.”

[post in aggiornamento con i protagonisti di cui via via vi racconto]

 

Laura Ressa

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Copertina: locandina della notte del lavoro narrato

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Marketing Specialist 🌻 Narratrice artigiana su Frasivolanti e nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea