Il telefono fisso sovrastava un mobiletto posto nell’angolo del soggiorno. Accanto al mobile sostava una sedia comoda, di quelle per sedersi durante le lunghe chiacchierate telefoniche. Dall’altro lato della cornetta c’era sempre qualcuno di cui noi nipoti cercavamo di intuire l’identità, al di qua della cornetta c’era mia nonna.

La osservavamo eseguire ogni anno, nei giorni che precedono il Natale, lo stesso rituale. Prendeva tra le mani la rubrica dei numeri telefonici, la svogliava, decideva da dove cominciare e poi, come da tradizione e come si trattasse di una vera liturgia, cominciava a comporre solennemente il primo numero. Dall’altro capo della cornetta qualcuno rispondeva, nonna faceva gli auguri di buon Natale e felici feste, ascoltava qualche fatto, qualche racconto, raccontava qualcosa di sé e al termine tra un “non mancherò” e un “saluti a tutti”, la chiamata si chiudeva con un certo numero di “ciao” in un inesorabile decrescere del volume di voce. Il saluto si prolungava finché l’ultimo suono non somigliasse ad un soffio leggero e la cornetta non venisse, solo a quel punto, riposta sul telefono.

A quel punto partiva la composizione del secondo numero e dunque la seconda telefonata. A cui seguiva la terza, la quarta e così via. Direi un numero sbagliato se provassi ora a ricordare quante chiamate la nonna includeva in quel rituale. Posso solo dire che sicuramente nonna seguiva il rito ogni anno allo stesso modo, probabilmente con le spalle coperte dal suo solito scialle, di lana marrone, annodato all’altezza del collo.

Non è un caso se mia madre, a sua volta, abbia adottato la stessa liturgia natalizia. Evidentemente si trattava di qualcosa tramandato per via genetica e, sicuramente, per imitazione e tradizione familiare.

A chiunque sia nativo digitale, nato cioè quando i cellulari e la tecnologia erano già il nostro pane quotidiano, sembrerà ora di stare leggendo un racconto risalente all’epoca preistorica. Eppure c’è stato un tempo, nemmeno così lontano, e di cui sono stata testimone, in cui i numeri di telefono si scrivevano a mano su una rubrica di carta e i telefoni cellulari non esistevano ancora. Ci si parlava da telefono fisso, da una cornetta legata a un filo, e non esistevano neanche le email per scriversi a distanza. Per la scrittura c’erano però le lettere e gli “amici di penna”.

Perché ricordare questo rito del periodo di festa? E perché raccontarlo adesso? A chi dovrebbe importare? A chi dovrebbe servire?

Molte volte, in modo ossessivo, mi sono chiesta se abbia davvero senso ricordare come eravamo, chi eravamo, cosa facevamo. Me lo sono chiesto così tante volte da non aver mai trovato una reale risposta, un reale senso. Forse mi sono persa tra le domande. Forse ho pensato troppo spesso che la scrittura dovesse essere utile solo per i manuali di istruzione, solo per insegnare qualcosa a qualcuno, solo per raccontare qualcosa di utile in senso spicciolo, utile al qui e ora in quel mordi e fuggi costante di interazioni che infarciscono le nostre vite.

In fondo, se ci pensiamo, che senso hanno i racconti più in generale? E i libri allora? Dovrebbero farci sentire nostalgia o lasciarci un insegnamento? Dovrebbero farci emozionare? E noi, alla fine dei conti, lo sappiamo davvero cosa sia una emozione? Io credo di essermi persa tante volte tante occasioni di leggere e di raccontare, di perdermi ad ascoltare. Sì, ho perso tutto questo: troppe occasioni perse per la furia di essere utile e per la tristezza di non esserlo mai abbastanza.

E allora riprendo in mano le cose futili, i racconti semplici, i ricordi che non servono a nessuno tranne che a me, le cose scritte per il piacere di farlo, per il piacere di lasciare segni neri su sfondi bianchi.

Se tutto questo serva o non serva a qualcuno non saprei. Prima me lo chiedevo meno spesso e forse scrivevo anche meglio di così. Prima non mi chiedevo a chi servisse quello che scrivevo ed ero, non so come, più capace di vedere la bellezza in ogni cosa che avveniva, in ogni segno, in ogni oggetto intravisto per caso o persona incrociata per la strada.

Se esista un modo per riscoprire e tornare a vedere tutto il bello che c’è nel mondo, vorrei tanto che qualcuno me lo insegnasse.

Credo siano proprio quelli i contenuti utili, quelli che sanno renderti meno cinico rispetto al mondo, quelli che ti ricordano le rubriche telefoniche nei giorni di festa, gli scialle di lana marrone e i telefoni fissi messi negli angoli delle case. Sono questi i contenuti utili, quelli che ti ricordano che una volta il resto era magia e che quello che osservavamo poteva essere plasmato con la nostra fantasia in qualcosa di altrettanto magico.

Forse utilità e magia non andrebbero associati. Oggi tutti ci ricordano che chi legge deve poter individuare a colpo d’occhio informazioni utili per sé, perché si va veloce e non si deve perdere tempo, ma voglio andare ancora controcorrente e dire a chi vorrà leggere qui che non esiste regola per andare più veloce. Non esiste lettura utilitaristica che non sia qualcosa di molto simile al manuale della lavatrice. Vorrei dire che scrivere per sé non è scrivere anche per gli altri e che si può fare scrittura anche cercando di raccontare la bellezza di un fiore.

Torno alla nonna, torno al telefono fisso, alla sedia, allo scialle e alla rubrica dei numeri telefonici. Ci ritorno perché nella fretta di voler scrivere qualcosa di utile avevo perso le mie frasi volanti e ci ritorno perché lo so che la fretta non ci fa gustare i ricordi, non ci fa pensare più al passato, soprattutto non apre più i nostri occhi sul presente. E allora adesso sedetevi, aprite la rubrica del vostro telefono e fate gli auguri a chi volete. Ma fatelo senza messaggi preimpostati, fatelo con parole vostre ché non c’è scrittura più utile di quella fatta con la vostra mente, la vostra fantasia e i battiti del vostro cuore.

L’utilità continuiamo a lasciarla ai libretti di istruzioni e saremo più felici. Forse.

Laura Ressa

Copertina: immagine da Pixabay

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti