Erika Rossi salute mentale Basaglia

Quale linea separa lo schermo dalla realtà? In che modo il cinema può raccontare la malattia mentale e attraverso quali linguaggi è possibile racchiudere in un documentario quel che accade nella vita vera?
Fin dove può spingersi la macchina da presa nella ricerca della verità e quando invece è necessario fermarsi e fare un passo indietro? Dove finisce il racconto e in che modo esso colpisce la vita del regista, prima, e dello spettatore poi?
Quali sentimenti si sperimentano nell’arte di mettere il cinema al servizio di temi come la salute, la malattia, la cura, la vita nel manicomio?

Queste sono solo alcune delle tante domande che mi vengono in mente quando penso a cosa possa significare lavorare alla trasposizione documentaristica del lavoro di Franco Basaglia, nella ricerca di una chiave di lettura che possa trasmettere, con fedeltà e rispetto, le faticose conquiste del passato ma anche il dolore dei malati e delle loro famiglie, la difficoltà della ricerca di una cura e i tanti limiti che ancora oggi negano a chi soffre di disturbi mentali il raggiungimento di condizioni dignitose di vita.

Sono felice che si possa parlare di salute mentale, sono ancora più felice di poterlo fare con persone che sentono sulla propria pelle questo tema, che ne studiano i risvolti con profondo rispetto e dedizione. Ho la sensazione di poter così raccogliere testimonianze che non siano solo proclami, ma che siano manifesti di persone toccate profondamente dal tema e che, in qualche misura, ne hanno fatto anche una parte importante della propria vita.

Il 5 giugno 2024 alle ore 18.00 ho avuto il piacere di poter raccogliere la testimonianza di Erika Rossi.

La presento utilizzando le parole che delineano il suo percorso professionale e artistico:
“Erika Rossi è autrice e regista di documentari che raccontano il suo territorio e in particolare la città di Trieste, con riferimento al tema della salute mentale.
Inoltre è autrice, insieme a Peppe Dell’Acqua e a Massimo Cirri, del volume “Tra parentesi, la vera storia di una impensabile liberazione”, testo dell’omonimo spettacolo teatrale di cui cura la regia.”

Filmografia di Erika Rossi:
50 ANNI DI CLU (Italia 2023)
LA CITTA’ CHE CURA/THE CARING CITY (Italia 2019)
TUTTE LE ANIME DEL MIO CORPO (EVERY SOUL OF MY BODY) Italia-Slovenia 2016
IL VIAGGIO DI MARCO CAVALLO (Italia 2014)
TRIESTE RACCONTA BASAGLIA (Italia 2012)

Vorrei fornire di seguito alcuni spunti interessanti per cominciare ad entrare nel vivo del tema e delle ragioni della costruzione dei documentari di Erika Rossi.

La prima cooperativa sociale al mondo è nata a Trieste: eredità della rivoluzione nell’approccio alla malattia mentale che apportò Franco Basaglia. Un documentario racconta questa storia

Qui sotto l’anteprima di “50 anni di CLU”

Qui un ulteriore approfondimento video: https://youtu.be/RTDh8oNL0ZI?si=gbRq8GBVsrGR46GW

In un’intervista a Erika Rossi pubblicata a marzo 2024, alla domanda “Perché hai scelto d’incentrare il tuo interesse sulla sanità mentale?” lei ha risposto:
“È un interesse che risale alla tarda adolescenza, ho sempre prestato attenzione agli eventi della Trieste degli anni Settanta. Poi mi sono accorta della portata rivoluzionaria di Basaglia, che è stato in grado di attirare al suo seguito persone da tutto il mondo. Una riforma che non aveva solo importanza in merito alla restituzione dei diritti, ma anche per la capacità di coinvolgere i cittadini. Capire come avesse coinvolto la città intera mi portò a decidere di approfondire la questione, dopo aver maturato l’interesse per il linguaggio audiovisivo.” (fonte: https://www.ilgoriziano.it/articolo/gorizia-anni-clu-film-erika-rossi-questa-eredita-basaglia-20-marzo-2024 )

Concludo questa carrellata di assaggio con un podcast (questo qui: https://www.fred.fm/50-anni-di-clu-intervista-alla-regista-erika-rossi/ ) e con le parole utilizzate da Erika Rossi nelle note di regia proprio del documentario 50 anni di CLU:
“È il 16 dicembre 1972, 50 anni fa. A Trieste nasce la prima cooperativa sociale del mondo. L’avevano costituita 28 persone: due sociologi, due psicologi, cinque infermieri, un assistente sanitario, due medici e sedici privati che hanno tutti lo stesso indirizzo di residenza: via San Cilino 16, Trieste. Sono internati in ospedale psichiatrico e quindi non hanno diritti civili e politici: non possono votare, contrarre matrimonio, fare testamento. Figurarsi fondare una cooperativa. Così il Tribunale di Trieste rigettava l’istanza di costituzione della cooperativa. Sarebbe stata una lunga marcia attraverso le Istituzioni”.

Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Erika Rossi; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.


Il video dell’intervista (link)

Il podcast (Spreaker)


I pregiudizi si superano con la relazione umana. Predisporsi al racconto delle storie altrui prevede un lavoro profondo di studio preliminare e una attenta conoscenza reciproca a telecamere spente. Sono le persone che decidono se farci entrare nelle loro storie oppure no.

Parto riprendendo questi concetti per raccontarvi dell’occasione che ho avuto di poter porre alcuni interrogativi a Erika Rossi, autrice e regista che ha trattato nei suoi documentari il tema della salute mentale e della rivoluzione basagliana degli anni ’70 a Trieste.

Erika ha raccontato con generosità molti aspetti del suo lavoro, tracciando un vissuto che naturalmente non contempla solo gli aspetti tecnici della professione di regista ma anche moltissimi elementi legati alla dimensione personale e alle conseguenze che il racconto della realtà ha su chi costruisce quel racconto, su chi ne è protagonista e sugli spettatori.

Una storia non appartiene mai solo a chi la racconta, solo a chi le da forma e la assembla né solo a chi fruisce di quel racconto attraverso uno schermo.

Esattamente come tutte le altre forme artistiche ed espressive, anche il documentario deriva da una passione e da un’esigenza che sgorga in maniera naturale dall’animo del suo autore. Ed è anche su questo aspetto che Erika Rossi si è soffermata nella narrazione della sua esperienza, mostrandoci che comunicare, parlare con gli altri, entrare in relazione sincera, avere a cuore le vite e la salute di chi ci sta intorno, a partire dal vicino di casa, non solo può contribuire a cambiare le cose nella nostra società ma è anche condizione necessaria affinché si abbia ancora la capacità di ascoltare empaticamente le vite altrui come fossero parte anche della nostra stessa vita.

Cosa fare allora? Come fare in modo che sul tema del disagio psichico non si approdi solo alla pericolosa deriva della speculazione?
Non esistono ricette predefinite o sempre efficaci per risolvere questi quesiti. Certamente, però, quello che possiamo fare nel concreto è parlare, raccontare le nostre esperienze se ci va, imparare ad ascoltare davvero, avere a cuore le sorti delle persone meno fortunate di noi e prestare il nostro aiuto, dove serve, anche attraverso il dialogo, l’ascolto e l’impiego degli strumenti e dei talenti che abbiamo per comunicare.

Grazie, Erika, per aver donato il tuo racconto e per aver accettato di chiacchierare insieme a me. Complimenti per il lavoro fatto fin qui e in bocca al lupo per tutto ciò che verrà!

Laura Ressa

Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti