È passata una settimana dalla Notte del #LavoroNarrato edizione speciale Frasivolanti da Imago Plus.
È tempo di iniziare a depositare nero su bianco alcune cose che ho scoperto di me, delle persone che sono intervenute e delle persone che sono venute ad ascoltare.

Prima di tutto, però, dedicare tempo e spazio è doveroso nei confronti del luogo che ci ha ospitato e della persona che ha creduto in me e ha dato fiducia alla mia proposta. Parlo di Patrizia Sisto, uno dei cuori pulsanti di Imago ❤️

Ho scoperto che Patrizia e io abbiamo in comune una certa ansia di parlare in pubblico. Stavolta come vedete sono seduta davanti a tutti, in questa foto sono proprio insieme a lei nei primi minuti di introduzione dell’incontro del 12 ottobre.
La cosa bella, e in parte assurda ma forse non casuale, è il fatto che ci siamo poste reciprocamente in posizione non confortevole.
Mi spiego meglio.
Non sapevo che Patrizia non amasse moltissimo esporsi di fronte a un pubblico (me lo ha confessato dopo e – per inciso – il suo intervento è stato prezioso, bellissimo, sentito). Poche ore prima dell’incontro le avevo chiesto di portare, attraverso la sua voce e un suo intervento introduttivo, la filosofia di Imago. Lei ha accettato.
Era doveroso per me farle questa richiesta: Patrizia è stata una presenza cruciale e ho sentito di aver davvero co-costruito insieme a lei questa Notte, dunque la sua voce avrebbe rappresentato un punto di snodo e senso importantissimo. Cosi è stato.

Mi ha emozionato. Ho colto la sua ansia ma, al tempo stesso, la verità delle sue parole, profonde e reali.

Perché dunque scrivevo più sopra che ci siamo poste reciprocamente fuori dalle nostre zone di comfort? Perché quando sono arrivata da Imago la sera dell’incontro ho notato i due sgabelli posti fronte pubblico e (ora posso confessarlo) non me lo aspettavo perché di solito mi metto volutamente in posizione defilata rispetto ai protagonisti che si raccontano. Lì per lì sono andata un po’ nel panico e probabilmente molte cose che ho detto al microfono non hanno avuto tanto senso… ma per me ha parlato l’emozione di essere lì e la gratitudine verso chi mi dona fiducia.

In definitiva Patrizia mi ha posta in una posizione per me inedita (parlare per più tempo davanti a un pubblico) e mi ha spinto là dove non avevo avuto il coraggio. Avrei voluto prepararmi meglio, avrei voluto dire cose senza interrompermi e senza fissare il vuoto ma non sono brava in questo. Preferisco decisamente scrivere e Patrizia, affrontando anche la propria ansia, ci ha donato la sua chiave di lettura e i valori che guidano Imago.
Come diceva lei in apertura, è proprio vero che anche nella casualità esiste un preciso disegno. Non un concetto astratto di destino ma piuttosto l’idea che certi accadimenti ne portino con sé altri, imprevisti ma non per questo meno importanti di quelli pianificati.
Grazie, Patrizia! (nella foto che segue, e che ho scelto come copertina di questo articolo, io e Patrizia in uno scatto di Isabella Troccoli)


Il primo dei protagonisti a raccontare la propria storia il 12 ottobre è stato Mauro Niso.
Docente universitario e ricercatore, ma anche foodblogger, sommelier e amante del buon cibo. Mauro è molte altre cose: una persona estremamente attiva che non sa star ferma.

Durante la Notte del #LavoroNarrato ci ha offerto uno sguardo nuovo sul mondo del cibo, sul suo modo di essere parte attiva in questo contesto, raccontandoci anche il suo approccio all’insegnamento e alle relazioni umane.
Grazie, Mauro! Per tutti gli spunti e per aver dedicato tempo e spazio a questo incontro: sappiamo bene che oggi il tempo è una risorsa preziosa.
Alla prossima!


In ordine di apparizione, la seconda protagonista a raccontare la propria storia durante la Notte del #LavoroNarrato è stata Deborah Frezza, grafica, artista, artigiana d’argilla.

Nella sua Bottega d’Argilla a Bari oltre a produrre i suoi manufatti in ceramica, ospita anche laboratori e tiene corsi di modellazione dell’argilla e decorazione/smaltatura.

Ho scoperto Deborah navigando sul web alla ricerca di un corso di ceramica. Sognavo di farlo da tempo e avevo deciso che volevo farmi questo regalo e imparare a realizzare qualcosa con le mie mani. La bottega di Deborah era la più vicina a casa mia, così senza esitare mi sono iscritta ai suoi corsi. Una ricerca nata per caso, peraltro in un periodo abbastanza atipico – ma anche liberatorio – della mia vita, mi ha fatto scoprire altre corsiste, la materia viva che prende forma tra le mani, una maestra preparata, creativa e che non le manda a dire e, a unirci, l’argilla: una materia in apparenza completamente asservita al volere delle nostre mani ma che in realtà è vera protagonista, un elemento da cui possiamo generare ma soprattutto imparare qualcosa in più su noi stessi.

Penso spesso ultimamente al verbo “generare”: Deborah mi ha insegnato a generare qualcosa con le mani, ma anche attraverso le mie emozioni. Ho potuto sperimentare un linguaggio inedito per me che sono poco avvezza alla pazienza.
Ringrazio Deborah per la sua essenza, la ringrazio per aver accettato di raccontarsi in questa occasione.
La ringrazio anche perché sa raccontarsi in maniera schietta e magica, sa trasmettere le emozioni anche in forma scritta.
Insomma, Deborah è una ARTISTA nel senso più vero del termine e io sono felice più che mai (come forse si intravede nella foto qui sopra) di aver percorso un pezzo insieme a lei e (qui lo scrivo e qui lo ribadisco) voglio percorrere altra strada insieme a lei, magari proprio in compagnia della nostra amica Argilla ❤️


Terza protagonista della Notte del #LavoroNarrato del 12 ottobre è stata Alessandra Dalena.
Oltre alla professione forense, nella vita di Alessandra si è affacciata forte l’esigenza di impegnarsi in ambito socio-culturale per portare valore nei territori che per lei rappresentano Casa, sebbene, da viaggiatrice curiosa, Alessandra ama sempre molto spingersi anche oltre i confini geografici, approfondire culture diverse, farsi contaminare.
Nasce, proprio da questa spinta verso l’innovazione socio-culturale sul territorio locale, Ubuntu – Autoproduzioni culturali.

Alessandra ama essere in costante movimento, non le piace la staticità, ciò che le dona linfa è la possibilità di misurarsi con progetti sempre nuovi.
Nel suo racconto (di cui il frame qui sopra rappresenta un frammento) immagino si sia intuito anche che Alessandra non si ferma mai nemmeno quando parla: è un moto perpetuo, un animo che si ricarica muovendosi e che trae energia da sé e da tutto ciò che le ruota attorno.

Ho conosciuto Alessandra affacciandomi, all’inizio con un po’ di timore, al mondo TEDxPutignano, conferenza spettacolo di cui lei è licensee e organizzatrice.
Quando ci siamo conosciute, ha fatto svanire in pochi secondi il mio timore iniziale perché Alessandra ha anche questo di bello: avvolge con i suoi grandi sorrisi, con parole rassicuranti e sincere, con la capacità di mettere in luce gli altri, con abbracci che stringono e trasmettono forza.
Grazie, Ale! Molto altro ci attende! Spero che questa frase ti suoni come una promessa e non come una minaccia ❤️🤣


Quarta protagonista, in ordine di racconto, della Notte del #LavoroNarrato è stata Federica Impedovo.
Ho scelto questo frame dalle riprese video di quel giorno perché credo che questa immagine esprima bene ciò che mi lega a Federica: innanzitutto una gran voglia di conoscerci a vicenda e di farci ispirare dagli altri.
Queste due spinte ci accomunano, ma non sono le uniche. Da Federica traggo spesso spunti da mettere per iscritto (come si evince dalla foto): il suo modo genuino di approcciarsi al mondo e alle persone risuona nelle mie corde ed è capace di restituire quella speranza che in alcune situazioni ho rischiato seriamente di perdere. Non è un caso se Federica ha scelto come immagine rappresentativa di sé quella di un golden retriever.
Come lei, anche io amo molto gli animali e trovo interessanti le reazioni esplicitate attraverso i loro istinti. Inoltre spesso un animale sa di te più di quanto tu non sappia di te stesso: e te lo fa capire senza utilizzare la parola. Saremo anche evoluti tecnologicamente, ma noi umani abbiamo perso la capacità di “sentire” davvero, appannaggio forse ormai solo degli animali e di pochi altri. Eppure “sentire davvero” non è una debolezza ma è un istinto di conoscenza.

Ritorno a Federica e al suo racconto, ci ritorno per ringraziarla di aver preso un aereo da Milano pur di essere a Bari e partecipare in presenza a questo incontro. La ringrazio per la sua visione, limpida e intatta (è una rarità). La ringrazio anche per una frase precisa che ha pronunciato nel suo racconto: “far avanzare gli altri”. Quanti, onestamente, si preoccupano – nei contesti lavorativi e non – di far avanzare gli altri? Direi che si tratta di una vera utopia.
Eppure c’è chi ci crede ancora e adotta questo approccio concretamente. Siamo pochi a pensare che ciò abbia senso, certo. Ma credo che non si perda nulla a spingersi contro la corrente. Chi non lo fa, ha già smesso di nuotare.


Quinto protagonista della Notte del #LavoroNarrato del 12 ottobre è stato Donatello Macario.
È curioso il fatto che Donatello si definisca “Traditore di tradizioni”: questa frase rappresenta il suo scopo e il suo perché, la ragione che lo spinge anche a non accettare le catene che spesso caratterizzano i luoghi di lavoro.
Nel presentarlo, l’ho definito “esploratore” e benché non ci fossimo messi d’accordo su questa mia interpretazione del suo sentire, Donatello ha ammesso di riconoscersi molto in questa definizione.

Ci ha parlato di come si innesta il concetto di innovazione nel suo lavoro che consiste proprio nel costruire e favorire il benessere delle persone nelle aziende, nei contesti di lavoro in generale.
Ci ha ricordato che il multitasking non esiste e che anche la decantata parola “talento” è poco concreta, irrealistica ed erroneamente legata all’idea che il cosiddetto talento possa essere solo appannaggio dei giovani.

Donatello ha portato numeri, dati, evidenze, argomentando i fenomeni che ha raccontato condendo il tutto con una buona fetta della sua vita privata, per forza di cose collegata con i principi e i valori della sua professione.
Ha chiuso il cerchio dei racconti riprendendo alcuni input provenienti dalle storie degli altri protagonisti.
Ha preso molti appunti Donatello e questo l’ho notato sin da inizio serata. Donatello è una persona estremamente curiosa, capace di ascoltare e di raccontare pescando dalle emozioni personali e dai dati, dell’attualità e dalle vicende incontrate nella sua vita.
Quando racconta del suo “jolly”, di quella seconda opportunità che la vita gli ha donato, mi lascia sempre addosso una sana consapevolezza di quello che siamo: siamo tutti di passaggio, briciole di passaggio.
Ed è per questo che continuo a ribadire, in qualsiasi situazione, che non conta nulla quel vuoto di accumulazione di cui molti si circondano. Denaro, potere, prevaricazione, beni materiali. Cosa se ne fa una persona di tutto questo? Dove porta questi oggetti una volta che il suo tempo è terminato? Con quella domanda meravigliosa “chi vuoi essere?” Donatello ha scoperchiato tutto, ancora una volta.
Grazie, Donatello!


E qualcosa rimane…

Proprio Donatello Macario, quinto ed ultimo protagonista a raccontarsi durante la Notte del #LavoroNarrato del 12 ottobre, ha esordito quella sera dicendo che avrebbe rivisto volentieri le riprese video dell’incontro per riascoltare e conservare la descrizione che di lui avevo appena restituito ai presenti.
Oggi, a ripensarci, mi fa sorridere quella frase di Donatello perché delle riprese video di quel giorno resta solo un meraviglioso film muto di due ore. Si potrebbe evincere qualcosa del parlato seguendo il labiale ma non è neanche detto perché, in base all’angolazione delle riprese, alcuni stralci di discorso resterebbero comunque per sempre ignoti. E allora tocca affidarsi alla propria memoria.

A prescindere dal video e dalle “prove tangibili” che restano dopo, l’incontro è stato prima di tutto un nutriente incrocio di storie. Questo intoppo tecnico (che ovviamente all’inizio mi ha gettato nella disperazione totale fino a farmi chiedere soluzioni all’intelligenza artificiale scrivendole persino “aiutami, sono disperata”) mi ha fatto rendere conto che certe cose è bello anche conservarle nei ricordi della mente, in una memoria che non si misura in giga.
Questa è una concezione con cui devo imparare ancora a fare pace perché invece so di essere un’accumulatrice incallita di ricordi da “toccare”: dalle foto ai video agli scontrini ai biglietti del cinema, dei treni e dei musei. Alcune cose si deteriorano, vengono gettate per sbaglio, vengono cancellate dalla memoria dei dispositivi per difetti tecnici, obsolescenza o errori umani.
Sta a noi trasformare tutte queste “cose”, che sono principalmente ricordi, in qualcos’altro di concreto seppur intangibile.

Ma tornando al tangibile, ecco qui una galleria di foto

e un video…

Concludo con alcune frasi raccolte in questi giorni:

Siamo tutti puntini nell’universo ma, per fortuna, per pochi siamo grandi cerchi e poi come si dice? L’oceano è fatto di gocce, il deserto di granelli di sabbia.
Quello che siamo, quello che proviamo, si esprime in tutto quello che facciamo. Parlare di se stessi non è mai cosa facile, ma può essere divertente.
” (Deborah Frezza)

Cercherò di far capire che benessere in azienda non significa fare yoga una volta a settimana, lavorare da casa tot volte al mese, fare attività di brand washing ma abbia alla base un radicale ripensamento del come si lavora.” (Donatello Macario)

È stato bello provare a portare un po’ di quello che sono e di quello che faccio in questa sua bellissima serata, avendo l’opportunità di incontrare persone e storie di grande valore.” (Alessandra Dalena)

Alla prossima “Notte”: per noi il lavoro vale!

Laura Ressa

Copertina: foto scattata da Isabella Troccoli che raffigura Patrizia Sisto e me nei momenti di apertura della Notte del Lavoro Narrato del 12 ottobre 2024 da Imago Plus a Bari

Bonus: una galleria burlona delle mie facce peggiori 🤪

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti