
E se fossero gli uomini a subire violenza, abusi e stalking?
“A parti inverse” è un libro di Angela Corbo che parte da questo interrogativo e propone una serie di situazioni che invertono la narrazione dominante e immaginano uomini vittime di violenze e abusi.
Questa scelta narrativa non mira a mettere in secondo piano i fatti di cronaca a cui siamo abituati ma intende portare alla luce una prospettiva diversa.
Il libro si compone di 12 racconti, spesso ispirati a fatti di cronaca nera, che hanno rappresentato lo spunto per dialogare insieme all’autrice il 10 aprile 2026 in diretta streaming sui canali Frasivolanti.
Angela Corbo nasce a Oppido Lucano, si diploma all’istituto Statale d’Arte e in seguito sceglie di dedicarsi alle arti letterarie proseguendo la sua formazione presso l’Università degli Studi della Basilicata, dove consegue la laurea in Lettere Moderne.
Ha lavorato come copywriter in una web agency e ha frequentato un Master in Editoria e Comunicazione che le ha permesso di lavorare come social media manager a Lisbona. Ha collaborato come redattrice di un giornale occupandosi di cronaca e attualità.
Per chi fosse curioso e volesse acquistare il libro: https://www.amazon.it/parti-Inverse-Collana-Monnalisa-PubMe/dp/B0G4CYS522/
Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Angela Corbo; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.
Il video dell’intervista (link)
Il podcast (Spreaker)
Non siamo molto avvezzi a chiederci se e quanto l’informazione mainstream sia in grado di modificare il nostro modo di pensare. Inevitabilmente la ricerca di click facili porta i giornali a strizzare l’occhio al sensazionalismo, fornendo quanti più dettagli possibili su aspetti delicati di vicende giudiziare non ancora concluse o su fatti di cronaca per i quali sono in corso le indagini.
La morbosità diventa la chiave del successo di certi contenuti e articoli, e in questo circo dei media le persone coinvolte in casi di omicidio e violenza appaiono sempre più come i protagonisti di un becero intrattenimento di cui noialtri siamo spettatori fruitori. Il paradosso è che, anche qualora una vicenda simile ci toccasse da vicino, potremmo essere ancora convinti di trovarci dentro la finzione di un copione già scritto.
In questa ottica, la chiave di lettura fornita dal libro di racconti di Angela Corbo è interessante non solo come esercizio di immedesimazione nell’altro ma anche per far caso alla nostra tendenza automatica a percepire tutto come una sceneggiatura, dove vittima e carnefice sono sempre uguali a se stessi e assumono sempre le stesse sembianze. Ma la realtà è ben diversa dagli stereotipi, è ben diversa anche dal modo in cui giornali e media ce la vogliono raccontare.
E allora sì che un libro che capovolge la prospettiva a cui siamo abituati serve non solo perché è utile e giusto che tutti imparino a mettersi nei panni degli altri, ma anche perché non esistono ruoli stabiliti per sempre o per nascita. Ciò che credo sfugga oggi alla comprensione e al senso comune generalista è che il male può attraversare chiunque, che chiunque a prescindere dal genere può ritrovarsi a vestire i panni della vittima o del carnefice. Ciò che fa da sfondo e da contorno alle vicende di cronaca non è tutto bianco o nero, e non è incasellabile in ruoli fissi. I ruoli che la società pretende di cucire addosso a ciascuno di noi derivano da secoli di condizionamenti sociali e da vicissitudini storiche slegate dall’appartenenza a un genere e dettate invece da guerre, stravolgimenti politici, particolari condizioni demografiche ed economiche.
Laura Ressa
Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista
