letteratura salute mentale Stefano Redaelli

Parlare di salute mentale, confrontarsi, fare ricerca sul campo e scriverne sono azioni attraverso cui quel tema, il tema della salute legato inevitabilmente a quello della malattia mentale, può finalmente uscire dall’oblio e da quel profondo senso di vergogna da cui è sempre stato avvolto.

Il 31 maggio 2024 alle ore 18.00 ci siamo ritrovati in diretta streaming sui canali Frasivolanti per continuare a parlarne. Il protagonista è stato Stefano Redaelli, che ci ha fatto esplorare il rapporto tra letteratura, salute mentale e realtà psichiatrica.

Per cominciare a entrare nel racconto e mostrare cosa significa occuparsi di ricerca in questi ambiti, vorrei citare alcune righe di un articolo scritto proprio da Redaelli nel 2021:

“Finalmente si parla di follia, o meglio: la si fa parlare. Ci si dispone ad ascoltarla: “Voce confusa con la miseria, l’indigenza e la delinquenza, parola resa muta dal linguaggio razionale della malattia, messaggio stroncato dall’internamento e reso indecifrabile dalla definizione di pericolosità e dalla necessità sociale dell’invalidazione, la follia non viene mai ascoltata per ciò che dice o che vorrebbe dire” (Franco Basaglia).
La chiusura dei manicomi è stata metà della riforma che Basaglia auspicava. L’altra metà, la più difficile, consiste nel colmare il solco che divide il mondo dei sani da quello dei malati, nel cancellare lo stigma, nel combattere il pregiudizio, lo stereotipo, l’ignoranza.
E questo non può farlo la medicina da sola né la politica. Ci vuole la letteratura.” (fonte: https://www.illibraio.it/news/dautore/follia-basaglia-letteratura-1401020/ )

La biografia di Stefano Redaelli ci parla di un impegno diffuso e di un lavoro di ricerca e scrittura che scava nel profondo.

“Stefano Redaelli è professore di Letteratura Italiana presso la Facoltà “Artes Liberales” dell’Università di Varsavia. Addottorato in Fisica e in Letteratura, s’interessa dei rapporti tra letteratura, medicina, scienza e spiritualità. Tra le sue pubblicazioni scientifiche: A 40 anni dalla legge Basaglia: la follia, tra immaginario letterario e realtà psichiatrica (DiG, 2020), Nel varco tra le due culture. Letteratura e scienza in Italia (Bulzoni, 2016), Le due culture. Due approcci oltre la dicotomia (con Klaus Colanero, Aracne, 2016). Per la narrativa ha pubblicato la raccolta di racconti Spirabole (Città Nuova, 2008) e il romanzo Chilometrotrenta (San Paolo, 2011).
Con Neo Edizioni ha pubblicato il romanzo Beati gli inquieti, Selezione Ufficiale Premio Campiello, Premio Napoli e Premio Flaiano 2021, e il romanzo Ombra mai più.
Quest’ultimo romanzo ha vinto i seguenti premi: Premio Girifalco 2023 Sezione Follia, Premio Letteraria 2023, Premio Città Cava dei Tirreni 2023, Premio Città di Leonforte 2023.”

Devo essere sincera fino in fondo: ogni volta che mi appresto a cominciare un’intervista sento alla bocca dello stomaco una grande ansia. Lo scrivo per esorcizzarla ma credo che tutto sommato sia un sentimento che può rendere migliore il dopo, la parte che segue il primo istante, quello che avviene quando ormai siamo saliti sulla giostra e non la possiamo fermare fino a fine giro.

Visto che viaggiamo a bordo delle parole, vorrei invitare anche a leggere un’intervista di qualche tempo fa a Stefano Redaelli. Ne cito di seguito un passaggio – quello iniziale – che racchiude la curiosità che ci fa interrogare sul motivo che può spingere l’animo umano ad avvicinarsi al tema della follia.

“Come sei arrivato a interessarti della follia e farne uno snodo dei tuoi interessi?

È “colpa” di un’amica. Quattordici anni fa (è un libro che viene da lontano) mi chiese di trasformare in un romanzo i diari di una loro (della comunità di Sant’Egidio) esperienza di amicizia con i pazienti di una struttura psichiatrica. Non avevo avuto fino ad allora alcun rapporto con la malattia mentale. Lessi i diari, mi colpirono molto. C’erano frasi sorprendenti, tipo: “solo quando sono con loro mi sento libero di essere me stesso…”. C’erano persone la cui storia, malattia, sensibilità, il cui linguaggio mi attrassero. Volevo aiutare la mia amica, ma non avrei potuto scrivere niente che non avessi sperimentato anche io di persona. Cercai un Centro Psicoriabilitativo nella mia città natale ed iniziai a frequentarlo. Non ho ancora smesso. Sono diventato amico dei pazienti. Per anni ho raccolto le voci, storie, confidenze, lettere mai spedite, poesie, invenzioni. Le ho custodite. Nel frattempo mi sono messo a studiare le rappresentazioni letterarie della follia. Volevo capire come gli scrittori le avessero dato un volto e una voce, come questi volti e voci nel tempo fossero cambiati, cosa avessero da dire oggi, a quarantuno anni dalla legge Basaglia. Chiusi i manicomi, dov’è finita la follia?”

Ecco l’intervista completa: https://www.spiweb.it/cultura-e-societa/intervista-a-stefano-redaelli-a-cura-di-d-federici/

Ma voglio lasciare anche un breve video in cui Stefano Redaelli racconta con genuinità, stupore e competenza alcuni dei perché che muovono il suo viaggio letterario nella follia:

La chiacchierata con il professor Redaelli è stata un’occasione per lasciarci avvolgere dal racconto e dalla passione di chi si impegna, con le parole, con la ricerca, con lo studio, affinché di disagio mentale si continui a parlare per spezzare finalmente le catene del silenzio e dello stigma.

Lo spazio per le domande resta sempre aperto. Gustatevi l’intervista e ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.


Il video dell’intervista (link)

Il podcast (Spreaker)


Con immensa gratitudine verso chi accetta di donare un po’ del proprio tempo, continuo a raccogliere testimonianze sul tema della salute mentale cercando di interpellare professionisti, artisti ma prima di tutto persone che hanno realmente a cuore il tema e che operano, a vario titolo, affinché il silenzio lasci spazio alle parole e all’ascolto, perché il vero motore siamo tutti noi e perché il vero obiettivo sia parlarne per far sì che sempre più persone possano affrontare il proprio disagio, possano accedere a percorsi di cura, possano usufruire di servizi sanitari adeguati che realmente mirino a risolvere i problemi più che a esacerbarli o a lucrare su di essi.

Ho avuto il piacere di poter dialogare con il professor Stefano Redaelli che, con generosità, ha fornito visioni, ispirazioni, suggerimenti, unendo tutto questo ad esperienze professionali ed emozioni personali. Ci sarebbero una miriade di altri interrogativi che ancora vorrei porgli, ma il tempo è un limite con il quale devo imparare a far pace e dunque spero che questo viaggio nella letteratura, nella mente, nell’ascolto reciproco, possa lasciare in ognuno la stessa impronta profonda che ha lasciato in me. Spero che il seme che ogni giorno possiamo provare a piantare, ognuno come può, si traduca nella possibilità di vivere in un mondo dove nessuno venga posto ai margini, dove tutti possano vivere serenamente e curare la propria salute, un mondo dove si possa non parlare più di stigma semplicemente perché esso è stato superato attraverso una convivenza libera, rispettosa, sana e disinteressatamente civile.

Grazie, professor Redaelli! Grazie per il tempo, la disponibilità e la competenza con cui ha aperto in noi molti punti di vista di cui dovremo fare buon uso: abbiamo tutti una grande responsabilità non solo verso noi stessi ma anche verso gli “Altri con la A maiuscola”.

Laura Ressa

Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista

Scritto da:

Laura Ressa

Classe 1986 🌻 Narratrice | Operatrice per le politiche attive del lavoro | Esperta in Psicologia del lavoro e Digital Marketing 🌻 Frasivolanti